«Tutta la provincia di Roma nel 2011 avrà una superficie urbanizzata di 61.000 ettari, vale a dire il 48 dell'intero territorio. Si sta andando verso la scomparsa del meraviglioso agro romano». A lanciare l'allarme contro la cementificazione selvaggia, ieri mattina a Palazzo Valentini, è stato l'urbanista Paolo Berdini durante il convegno organizzato dalla Presidenza del consiglio provinciale e dal Comitato per la bellezza sul «Paesaggio italiano aggredito». «Gran parte delle entrate dei comuni italiani proviene dal mattone. Roma è aggredita continuamente dalla costruzione di nuovi centri commerciali, ogni volta più grandi: in dieci anni, in prossimità del Grande raccordo anulare, ne sono stati inaugurati 28, con una superficie di vendita superiore a un ettaro. La mancanza di regole non devasta soltanto il paesaggio, ma distrugge la ricchezza sociale delle nostre città», ha proseguito Berdini, che insegna Urbanistica all'università di Tor Vergata. Nella critica agli «abusi» sul suolo urbano è in buona compagnia. L'ex sovrintendente di Roma Adriano La Regina ha puntato il dito contro la pubblicità selvaggia sui monumenti: «Certi cartelloni coprono i nostri tesori per più di un anno». E poi, il problema di quegli spazi votati a usi che ne fanno perdere il significato originale: «L'Ara Pacis prima era un monumento, poi la copertura di un monumento, adesso sembra un palazzo delle esposizioni. Per non parlare di quelle colonne in vetro resina su via dei Fori Imperiali, sulle quali non voglio aggiungere altro». A tirare le somme è stato il presidente del consiglio provinciale, Adriano Labbucci: «Il nostro paesaggio sta subendo un'aggressione senza precedenti». Un esempio: «L'ultimo scempio è stato la decisione di fare un parcheggio sotterraneo. Nell'area del Tridente c'è un fabbisogno di diecimila auto. In quel parcheggio ci saranno 700 posti, la maggior parte dei quali riservata ai residenti. A quale prezzo ambientale si vorrà contribuire a "non" risolvere il problema del posto auto?». Per Labbucci restano poche alternative: «Serve una legge nazionale per contenere il consumo del suolo, come già esiste in Germania. E una legge regionale per limitare l'edificabilità dell'agro romano. Il modello Toscana con i suoi comitati cittadini può insegnarci molto: i cittadini devono poter dire la loro e farsi ascoltare».