La Casa degli Artisti sgomberata un mese fa a due passi da Brera è a tutti gli effetti un «monumento» e «in quanto tale sarà preservato, così come prescritto della Sovrintendenza». Con l'aggiunta di «un parco pubblico» a disposizione di tutto il quartiere Garibaldi, oltre al «recupero integrale» del porticato liberty al centro del giardino, con annessa «risistemazione nonché riapertura del bar originale, che sarà al servizio del parco medesimo». Tra marzo e giugno prossimi, salvo imprevisti. È questo il contenuto del progetto già approvato dal Comune, documentato in questi termini dall'architetto Giovanni Da Pozzo e dallo studio Arassociati che ne curerà la realizzazione. Quanto agli artisti e al laboratorio di liuteria che da anni occupavano la Casa, il Comune promette che «avranno comunque uno spazio per continuare le loro attività»: e questo invece lo dichiarano gli assessori al demanio Gianni Verga e alla cultura Vittorio Sgarbi. «Una soluzione entro metà novembre», dice il primo. «Lui stesso mi ha garantito precisa il secondo che darà al mio assessorato spazi adeguati perché io possa destinarli a chi, comunque, negli anni ha usato la Casa come luogo di cultura». Per quanto non ancora definita nei dettagli, è questa ora la risposta del Comune ai tre liutai e agli altri artisti che ancora nei giorni scorsi, sostenuti da una nutrita raccolta di firme, hanno continuato pervicacemente a chiedere, dopo esserne stati cacciati, la «salvezza» di una struttura che fin dall'inizio del Novecento aveva ospitato cultura a 360 gradi, dal jazz di Chat Baker all'arte di Luciano Fabro alle letture di Dino Buzzati. «Ma l'edificio scandisce l'architetto Da Pozzo è sottoposto non a una tutela qualsiasi bensì addirittura a un vincolo monumentale, qualsiasi restauro deve conservarne la struttura originaria dentro e fuori. E il nostro progetto è stato approvato dalla Sovrintendenza. Per ora riguarda solo la facciata, che oltre al recupero del parco e dei suoi annessi è l'unico incarico attualmente affidatoci: ma è il Comune a dover decidere cosa fare dell'interno. Personalmente, ritengo che dovrebbe conservare la sua funzione culturale». Un aspetto, questo, su cui ancora un piano preciso del Comune non c'è. Ma che almeno in linea di principio, oltre a Sgarbi, trova d'accordo anche l'assessore allo sviluppo del territorio Carlo Masseroli: «Le attività artistiche di chi in quella Casa operava, per quanto in un ambito degradato e abusivamente occupato, erano comunque una presenza positiva».