Sono meglio i musei statali o quelli locali? Per un visitatore inesperto la domanda non è rilevante: ci aspettiamo le stesse cose da ogni museo, e spesso ignoriamo chi ne sia il proprietario o il gestore. Dopotutto, solo gli accidenti della storia fanno sì che il Museo Capitolino sia comunale e l'Archeologico dì Palazzo Massimo statale; che la Galleria Doria Pamphili sia ancora di proprietà della stessa famiglia, mentre la Borghese è stata comprata dallo Stato. Ma la stessa domanda diventa invece impanante per gli addetti ai lavori, in questi tempi di continue dispute fra Stato e poteri locali sui beni culturali. Vediamo che succede a due passi dalla capitale del devoluzionismo benculturalìstico, Firenze. A San Miniato è attiva da qualche anno una rete dei musei locali (comunali, ma anche ecclesiastici): biglietto unico, criteri espositivi coerenti, un percorso di visita che attraversa la città e i suoi musei. Insomma, un caso in qualche modo esemplare di quanto si possa fare con i musei locali (ma il progetto è stato approntato dalla Soprintendenza). Spostiamoci in un'altra città toscana, Volterra. Andiamo « vedere, alla Pinacoteca comunale, la Deposizione del Rosso Fiorentino, uno dei quadri più gloriosi del Cinquecento (il principe Carlo d'Inghilterra, durante una delle sue prime visite in Toscana, volle fare una sosta a Volterra solo per vederlo). È un quadro che meriterebbe una sala tutta per se' anche agli Uffizi, al Louvre, alla National Gallery. E oggi? Da mesi e mesi, il quadro è ricoperto da numerose "pecette" dì carta velina, che quasi lo nascondono. Ma non è un trattamento privilegiato: più o meno tutti i quadri del museo (e ci sono autori come Signorelìi e Ghirlandaio) sono anch'essi deturpati da simili incerottature. Chiedete ai custodi, vi risponderanno che è in corso una generale campagna di restauro. Restauro di tutti i quadri insieme? Sarebbe una prassi quanto meno poco usuale. Chiediamo invece a un intellettuale volterrano. Non senza qualche reticenza iniziale, finisce per raccontare un'altra storia: lo scorso inverno, un guasto dell'impianto di riscaldamento provocò un eccesso di calore in tutte le sale del museo, col conseguente distacco della pellicola pittorica su moltissimi quadri. Quei "cerotti", dunque, sono lì per curare altrettante "malattie". A poche centinaia di metri, nella stessa Volterra, andiamo a visitare il Museo Etrusco (anch 'esso comunale). È uno dei più antichi e famosi del mondo, ordinato fra Sette e Ottocento disponendo in ogni sala centinaia di urne volterrane secondo "tipologie", e cioè a seconda dei temi rappresentati. In una sala, tutte le urne con Ulisse e le Sirene, nell'altra tutte quelle coi Sette a Tebe, e così via. Ora (provare per credere) in quasi tutte le sale pesanti tavolacci dipinti di blu nascondono gran parte delle urne, lasciandone visibili solo una o due per stanza. Qualcuno ha deciso che tante urne simili sono noiose, meglio lo spot su un'urna sola. Interrogati, i custodi allargano le braccia e invitano ad affacciarsi da strette finestrelle quadrate, che fanno intravedere di sguincio decine di urne coperte di polvere e ragnatele. Perché tanta differenza, nella civilissima Toscana, fra San Miniato e Volterra? E se fosse perché il Comune di San Miniato è ricco e ha una ricca Cassa di risparmio, mentre quello di Volterra ha un bilancio diffìcile, e la banca locale ha l'acqua alla gola? Ma allora il futuro dei nostri musei dipenderà dai bilanci comunali? Non bisognerebbe aspettarsi standard minimi comuni?
Volterra, capolavori incerottati
In Italia, i musei statali e quelli locali sono spesso trattati in modo diverso. A San Miniato, in Toscana, c'è un progetto di rete dei musei locali con biglietto unico e criteri espositivi coerenti. A Volterra, invece, il Museo Etrusco è comunale e ha una collezione di urne volterrate, ma le sale sono state coperte da tavolacci dipinti di blu per proteggere le urne. Il quadro "La Deposizione" di Sandro Botticelli è stato coperto da "pecette" di carta velina per il restauro, ma non è chiaro se tutti i quadri del museo saranno trattati allo stesso modo.
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