MILANO Entra sui cappotti dei turisti giapponesi. Si appoggia sulle mani aperte del Cristo e si insinua tra le pieghe del mantello di San Bartolomeo. Il Pm 10 a Milano non risparmia nulla e nessuno: neppure il Cenacolo, neppure l'Ultima Cena. I dati dell'impianto collocato nel refettorio più conosciuto del mondo, a pochi metri di distanza dal dipinto, parlano chiaro: il trend delle concentrazioni di Pm 10 è in costante aumento e dal 2006 ha triplicato la media degli anni precedenti. Tanto per intenderci: fino alla fine del 2005 il livello medio mensile di questo inquinante all'interno del Cenacolo non andava oltre i 10-15 micro-grammi al metrocubo (il limite fissato per la tutela della salute è di 50 microgrammi). Dall'inizio del 2006 si è arrivati a toccare punte giornaliere che superano i 40 microgrammi, con una media mensile vicina ai 30. Molto meno, certo, dei valori che si registrano all'esterno della piazza e in generale in città: ma qui c'è da proteggere un bene artistico comunque molto delicato. La Soprintendenza conosce la questione e ammette il problema, per altro segnalato fin dai tempi del restauro dell'opera di Leonardo, terminato nel maggio 1999. In un relazione fatta a.suo tempo dall'architetto Alberto Artioli si spiegava che «è stato rilevato che una delle principali cause di aggressione è dovuta alla presenza della polvere che si deposita su questa superficie estremamente scabrosa e irregolare divenendo, col passare del tempo, un sedimento tenace estremamente difficile da rimuovere senza interventi traumatici». Di fronte agli ultimi dati, Artioli è prudente: «Quello che possiamo dire è che è stato fatto molto per contrastare la presenza delle polveri e che i livelli sono molto contenuti rispetto allo stato atmosferico esterno. La macchina che tiene mo-nitorata la situazione ci fornisce dati importanti, ma abbiamo bisogno di approfondire la ricerca e di intensificare la lettura dei dati stessi, magari ricorrendo a tecnologie ancora più sofisticate». Le polveri, comunque, ci sono. Insiste il sovrintendente: «Per eliminarle del tutto bisognerebbe chiudere il Cenacolo, poiché gran parte del problema è legata al passaggio di visitatori». La storia del cappotto del turista giapponese non è soltanto un'immagine: le polveri vengono veicolate da chi si muove nel refettorio e, all'interno delle sostanze esaminate, sono state rintracciate anche molecole di fibre tessili. Come fanno osservare i consiglieri dell'associazione Amici di Brera, che aveva regalato al Cenacolo la macchina per monitorare il livello di inquinanti, «una volta l'opera poteva essere visitata dalle 8 del mattino alle 13.30. Oggi il flusso dei turisti prosegue fino alle 20 e non c'è neppure un guardaroba dove lasciare cappotto e ombrello». Resta da capire quali conseguenze abbiano questi depositi sulle immagini disegnate da Leonardo. Secondo i tecnici dell'associazione ChiamaMilano, che ha elaborato i dati della stazione di monitoraggio, «esiste il fenomeno cosiddetto blackening, di annerimento. Le polveri contengono par-ticelle di carbonio che finiscono inevitabilmente per annerire le immagini. E comunque non sappiamo se non ci sono anche componenti acide che provocano una reazione nella struttura del dipinto stesso, che corrodono il colore». Artioli, su questo punto, è invece sicuro: «II Cenacolo è protetto e, malgrado le polveri, non ci sono agenti gassosi che danneggiano il dipinto. Negli anni, abbiamo modificato i sistemi di pulitura del locale, abbiamo limitato l'ingresso dei turisti malgrado le richieste sempre crescenti soprattutto dopo il successo del "Codice Da Vinci", abbiamo reso più sofisticato il sistema di condizionamento. Come ho detto, l'alternativa sarebbe chiudere tutto». Una opinione che non è condivisa: e se c'è chi ha pensato alla possibilità di garantire ulteriore protezione con un vetro, altri preferirebbero tornare a regimi più contenuti di ingresso dei turisti. Perché le polveri, intanto, si insinuano.
Sul Cenacolo c'è smog Polveri sottili triplicate
Il Cenacolo di Leonardo a Milano registra un aumento significativo delle concentrazioni di Pm 10, un inquinante atmosferico, a causa del passaggio di molti turisti. I dati mostrano che il livello di Pm 10 all'interno del refettorio è triplicato rispetto ai dati precedenti. La Soprintendenza ammette il problema e segnala che la polvere depositata sulle superfici estremamente scabrose e irregolari del dipinto è difficile da rimuovere senza interventi traumatici. L'architetto Alberto Artioli suggerisce di approfondire la ricerca e di intensificare la lettura dei dati per contrastare la presenza delle polveri.
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