Una gara contro il tempo, con un finale degno dell'ultimo campionato mondiale di Formula 1. Tre nomi "noti" in corsa per la presidenza della Biennale, un paio di outsider ben coperti, una competizione che si gioca sul filo dei giorni, con ciascuno dei tre candidati "palesi" che a giorni alterni passa in testa rispetto agli altri due. Oggi il nome più accreditato per la successione a Davide Croff è Giorgio Ferrara, 60 anni, regista e direttore dell'Istituto italiano di cultura di Parigi. Non fosse altro perché ieri Ferrara si è incontrato con il ministro Francesco Rutelli, a cui spetta il potere di nomina. E non fosse altro perché Rutelli vuole accelerare i tempi, per due motivi: per mettere fine a questo stillicidio che ha spinto Regione, Provincia e Comune a inviargli un "sollecito" (lettera che comunque il ministro non ha affatto gradito) e per anticipare una possibile crisi di governo che congelerebbe tutto, nomine comprese. Eventualità, questa, su cui non smette di puntare Croff, per il quale un eventuale vuoto istituzionale significherebbe conferma per almeno un altro anno nelle vesti di commissario straordinario della fondazione veneziana. Il ministro, però, ha fatto sapere che scioglierà la riserva entro il 15 novembre. E non è detto che a questo punto aspetti fino a quella data. Ferrara, dunque, sale in quota. A scapito degli altri due contendenti "palesi", Davide Rampello (presidente della Biennale di Milano) e Vittorio Bo (direttore della rivista del Partito democratico). Rampello, che nei giorni scorsi ha sondato il terreno a Venezia con alcune telefonate a rappresentanti del mondo culturale, è ritenuto uomo Mediaset troppo vicino al centrodestra e non è gradito al presidente della Commissione cultura del Senato, Pietro Folena, né ad altri componenti della Commissione stessa. Non che sia un ostacolo, perché anche Davide Croff, quando venne scelto dal ministro Giuliano Urbani, si insediò senza l'approvazione unanime della Commissione (contro di lui votarono Ds, Alleanza nazionale e Lega Nord). Il parere delle Commissioni cultura di Camera e Senato, insomma, non è vincolante, ma è chiaro che la nomina deve comunque passare sotto le forche caudine di un ampio gradimento politico, specialmente in un clima di tensioni all'interno della maggioranza come quello che si sta vivendo in questi giorni. Per quanto riguarda Vittorio Bo, il fatto che sia stato chiamato a dirigere la rivista del Partito democratico lo connota troppo dal punto di vista politico. E quindi la sua candidatura sta perdendo via via peso. Su Ferrara, invéce, ci sarebbe un ampio consenso politico, ma anche istituzionale, visto che Regione, Provincia e Comune, in quella famosa lettera "sollecito" che ha fatto arrabbiare Rutelli, hanno ribadito che qualunque scelta fatta dal ministro sarà accolta a questo punto con favore. Uomo soprattutto di teatro e di cinema, Ferrara ha dato dimostrazione di capacità gestionali guidando anche il forum dei 38 direttori degli istituti di cultura presenti a Parigi, che ogni anno organizza oltre duecento manifestazioni. Cresciuto tra un padre autore di musical e la madre pianista, Giorgio Ferrara è fratello di Giuliano, direttore de n Foglio. La sua figura risulterebbe gradita anche al centrodestra, visto che la nomina alla guida dell'Istituto italiano di cultura di Parigi risale al 2004, durante il governo Berlusconi.