L'imprenditore ravennate Valerio Maioli, uno dei maggiori esperti in Italia di illuminazione artistica dei monumenti. Dice Maioli«La penembra e il chiaroscuro consentono di vivere la tridimensionalità degli oggetti monumentali. Sparare luce sui centri storici antichi significa trasformarli in qualcosa che ricorda le autostrade» RAVENNA Monumenti e palazzi dei centri antichi dell'Emilia-Romagna dovranno essere illuminati soltanto con luci gialle prodotte da lampade al sodio ad alta e bassa pressione. La disposizione è contenuta nella legge recentemente approvata dalla Regione sotto il titolo 'Norme in materia di riduzione dell'inquinamento luminoso e di risparmio energetico'. Si tratta di una legge 'fotocopia' già approvata in altre Regioni (tra cui la Campania) con cori di critiche da parte di tecnici e studiosi. Tra i più fermi oppositori di questa legge c'è Valerio Maioli, imprenditore ravennate da sempre alle prese con le più sofisticate tecnologie (ha collaborato per anni con la Ferrari su tutti i circuiti di Formula 1) e oggi tra i principali esperti italiani di illuminazione artistica. Sono suoi gli impianti che permettono a milioni di visitatori di apprezzare i mosaici di San Vitale, piazza del Plebiscito a Napoli, gli scavi di Pompei, il Duomo di Amalfì. E' vero che la legge è utile per risparmiare energia e per ridurre l'inquinamento luminoso? «No. Le lampade indicate dalla legge, cioè quelle a vapori di sodio, richiedono più sorgenti luminose per ottenere lo stesso effetto di quelle agli alogenuri che producono luce bianca. Nei centri antichi vanno poi valutate prioritariamente la qualità della luce e la sua temperatura di colore. Inorridisco quando leggo nella legge che per valorizzare i monumenti occorrono più lampade a vapori di sodio. Io le eliminerei». E come le sostituirebbe? «Sarebbe stato meglio, e anche più serio, indicare nella legge corretti parametri di valutazione e cioè far capire alle amministrazioni e ai progettisti che non serve 'sparare' sui monumenti milioni di lumen, ma che bisogna dosare con intelligenza la luce, regolando i fasci luminosi delle lampade e dei proiettori. Occorre esaltare sui monumenti le ombre e le penombre per riuscire a stimolare quelle giuste sensazioni e corrette letture che molto spesso gli impianti di illuminazione, anche quelli recenti, non consentono». Nel titolo dell'analoga legge approvata in Campania, si parla della necessità di tutelare l'attività svolta dagli osservatori astronomici 'professionali e non professionali'. Ovvero la luce gialla farebbe vedere le stelle, quella bianca no. Lei che idea s'è fatto? «Temo che i vari consigli regionali che hanno approvato all'unanimità la legge non abbiano letto attentamente il testo e che in qualche caso ci sia stato un discreto lavoro di lobby, con gli astrofili in prima linea. Infatti, il giallo È l'unico colore che può essere eliminato dai loro cosiddetti 'filtri antinebulosa'. Indubbiamente il problema dell'inquinamento luminoso esiste, ma è sbagliata la tecnica che viene richiesta da queste leggi per ridurlo». Lei come progetta l'illuminazione di un palazzo o di un monumento? «Innanzitutto, occorre vivere il palazzo o il monumento facendo un sopralluogo nel quale si deve tener conto anche del contesto. Poi è necessario valutare, secondo i casi, le sorgenti luminose più opportune e l'utilizzo di corpi illuminanti di forme e dimensioni ridotte in modo da non stravolgerne l'aspetto architettonico. In generale, è necessario ridurre l'illuminazione sui beni monumentali: la penombra consente una visione tridimensionale. E' altresì determinante utilizzare lampade a luce bianca per garantire una corretta lettura anche cromatica degli oggetti. Attenzione a non ridurre tutti i centri antichi come autostrade e tangenziali».
IL CASO La legge regionale sull'illuminazione - Salvate i centri storici dalle luci tipo tangenziale
La Regione Emilia-Romagna ha approvato una legge che richiede l'uso di lampade a vapori di sodio per illuminare i centri storici antichi. L'imprenditore ravennate Valerio Maioli, esperto di illuminazione artistica, critica questa legge, affermando che le lampade a vapori di sodio richiedono più sorgenti luminose per ottenere lo stesso effetto di quelle agli alogenuri. Maioli sostiene che la legge è utile per risparmiare energia e ridurre l'inquinamento luminoso, ma che non è la tecnica giusta per valorizzare i monumenti.
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