La storica strada ferrata della Porrettana può ancora essere funzionale per la gente «Invece siamo costretti ad andare in auto» -------------------------------------------------------------------------------- PISTOIA. Quel treno ci vuole e ci vorrebbe. Ci vuole là dove si ferma, ci vorrebbe dove non si ferma più. La storica strada ferrata Porrettana appare ancor oggi di vitale importanza per i paesi sull'Appennino. Valdibrana. Il nuovo villaggio ha portato la bellezza di 60- 70 famiglie, ma il treno tira di lungo, da una ventina d'anni, complicando la vita a chi voglia andare verso Bologna, Firenze o Viareggio che sia. Anche i devoti della miracolosa Madonna di Valdibrana si arrangino in proprio o con i mezzi pubblici Copit. Intanto, il paese è cresciuto e la stazione è diventata un semplice condominio per tre famiglie di ex ferrovieri. E fermate annullate. Appunto: quando le Ferrovie d'intesa con la Provincia e la Regione, ordinarono al capotreno di non fermarsi a Valdibrana, la giustificazione fu che il paese era ben servito lo stesso. Non la pensano esattamente così oggi gli abitanti del luogo, come sostiene l'ex ferroviere Giovanni Visone che dice di parlare a nome di tanti. Piteccio. E' detto l'anticamera dell'Appennino, ma il treno non c'è più. Quello che vedi in alto a 48 metri sul viadotto, a Piteccio non si ferma mai. E dire che la stazione è anche ben messa e renderla funzionale sarebbe relativamente facile. I locali sono attualmente in uso alla Pro loco ed al Gruppo fermodellistico. Il treno si ferma solo nelle rievocazioni storiche. «Si dovrebbe fermare tutti i giorni - dice per tutti Moretto Braccialini - è la nostra storia, ma soprattutto servirebbe a chi non guida. In fondo, il paese dista 800 metri con un dislivello di soli 50, strada asfaltata e illuminata. Qui siamo mille abitanti in lieve aumento: non sarebbe un buon affare anche per le Ferrovie?» Castagno di Piteccio. A dodici chilometri da Pistoia e già in alto a 525 è servito da una strada comunale che sale da Ponte Calcatola. Vi si fermano quasi tutti i treni. Si potrebbe farne a meno? Difficilmente. Anche perché il paese che è del XVI secolo, ha stradine ripide e strette, praticamente non percorribili dalle auto. Di conseguenza si sale in cima al paese e si prende il treno. Soprattutto se ne servono anziani e massaie per andare in centro a Pistoia: in meno di un quarto d'ora. Corbezzi. Il compartimento di Bologna da cui dipende la Porrettana, ha rimesso in sesto la stazioncina, come le successive di San Mommè e di Pracchia. Ma non è ancora accogliente. «Guardi che erbacce - fa notare Luciano, il gestore di una bottega di alimentari, a diretto contatto con la stazione - Se qui il treno è utile? Come l'ambulatorio e l'ufficio postale. Ci permette di raggiungere da una parte Pistoia e dall'altra le terme a Porretta. Il paese, un tempo di sei-settecento, conta sempre meno abitanti. E stenta a riprendersi. Le ferrovie dovrebbero ringraziare chi ancora è rimasto e chi in paese affitta le case, magari d'estate; invece, guardi che abbandono». Poi aggiunge: «E dire che un tempo Corbezzi era una stazione perla, la sola in Italia con sei gallerie, oggi archeologia dei trasporti. Una faceva da montagnola per l'arresto dei convogli di corsa, le altre per scambi e ricoveri. Ma tutto è cambiato: chi resta lo fa per amore, ma siamo a rischio. Anch'io ho voglia di chiudere». San Mommé. Caterina de Medici vi andava a caccia del cervo. L'attuale Pro loco ha avuto l'idea di acquisire gli spazi in centro paese per farvi un parcheggio ed un parco. Ultimamente c'è passato il Giro d'Italia, un paio di volte, e così hanno anche rifatto la strada che sale da Piteccio, ma quanto è ripida e tortuosa. Dante direbbe "E' cosa aspra e forte". Vi si arriva meglio dalla statale 12, Porrettana anch'essa. In questo caso bisogna salire quasi fino al traforo della Collina e poi ridiscendere, percorrere 16 chilometri circa. Invece col treno...«Siamo circa duecento abitanti - spiega Nicola Guarino - se c'è ancora chi compra una casa a San Mommé lo fa proprio perché c'è il treno; serve ai ragazzi per andare a scuola a Pistoia, ma anche i grandi si stanno accorgendo quanto è utile. Ne godono gli albergatori e chi affitta le case d'estate. Toglierci il treno sarebbe toglierci il fiato». Pracchia. Che dire? Era regina dell'Appennino...Era rimasta senza neanche un bar e perfino senza giornali. C'è voluto il coraggio di una signora emiliana, tale Flora, per riportarvi giornali e bar, proprio alla stazione. Ma «Pracchia col treno - dice il farmacista Pavani - è pur sempre una forza della natura; senza il treno morirebbe. Bisogna capire che il treno non è solo un servizio, ma soprattutto una potenzialità. Le giovani coppie potrebbero stabilirsi a Pracchia benissimo, visto che qui ci sono tutti i sevizi, banca, farmacia, scuole, posta, Misericordia, Pro loco e gruppo folcloristico, senza contare che in venti minuti si va a Pistoia o a Porretta». Segue un invito: «Il Comune di Pistoia si dia da fare, perché San Marcello è vicino...».
TOSCANA - Riaprite le stazioni L'appello dei paesini dell'Appennino
La storica strada ferrata della Porrettana è ancora utile per i paesi dell'Appennino, ma il treno non ferma più in alcune stazioni. A Piteccio, il paese di Valdibrana, il treno non si ferma da anni, complicando la vita ai devoti della Madonna di Valdibrana. A Corbezzi, il paese di Castagno, il treno si ferma solo nelle rievocazioni storiche, mentre a San Mommé, il paese di Dante, il treno è utile per gli albergatori e chi affitta le case d'estate. A Pracchia, il paese che era "regina dell'Appennino", il treno è una forza della natura e la signora Flora ha riportato i giornali e il bar alla stazione.
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