-------------------------------------------------------------------------------- Se in una notte dinverno, di questinverno, per qualche incantamento Antonio Gramsci potesse ritornare in vita e rivedere Torino, quale città gli si presenterebbe davanti agli occhi? Che cosa ritroverebbe, insomma, della sua Torino, dove visse dallautunno del 1911 al maggio del 1922? La domanda non è oziosa, visto che la Fondazione che porta il suo nome ha promosso due passeggiate (sabato 10 e sabato 22 novembre, alle 15, con partenza da via Po 17) nei luoghi cittadini più significativi del lungo soggiorno sotto la Mole del fondatore de LOrdine Nuovo, morto settantanni fa. Della Torino di Gramsci, a scanso di equivoci, va detto subito che rimane ben poco. Soprattutto non cè più, salvo qualche brandello sopravvissuto in angoli di Borgo San Paolo e della Barriera di Milano, la città delle fabbriche di allora, le cui ultime vestigia di archeologia industriale sono state spazzate via dai bulldozer. E meno che meno potrebbe rintracciare la Camera del lavoro di corso Siccardi, abbattuta da tempo, e i caffè e le trattorie (il locale del sardo Murta in piazza Statuto, il ristorante Milanese, lAlleanza Cooperativa) dove era solito mangiare a buon prezzo e discutere con i compagni. Resta, è vero, il palazzo di piazza Carlina, che lo ospitò per nove anni, sebbene svuotato e in ristrutturazione. E restano i muri, oltre a una targa che lo ricorda, dellex convento di via dellArcivescovado, che fu sede della redazione piemontese dellAvanti! e poi de LOrdine Nuovo, ora trasformato in una banca. Forse soltanto lUniversità di via Po, il vecchio cortile porticato, possono restituire qualcosa dei giorni che videro Antonio studente. Il resto è silenzio e ricordo. Ben venga pertanto la passeggiata gramsciana, che consente di ricucire un filo rosso della memoria, che non è soltanto un pezzo della storia del movimento operaio e della sua cultura ma dellintera città e del Paese. (Per informazioni contattare la Fondazione Gramsci, tel. 011-83 95 402).