La toccante Madonna con velo azzurro di Antonello da Messina, l'Annunziata nella Galleria nazionale a Palazzo Abatellis a Palermo, respira brutta aria: troppo biossido di azoto. All'Archeologico di Napoli, stupenda raccolta in zona intasata di auto con gruppi scultorei incredibili come il «Toro Farnese» e gli audaci affreschi pompeiani, il biossido d'azoto supera di ben 15 volte i limiti consentiti. Ma l'aria non è l'unico problema:su 190 musei interpellati (da Legambiente) il 68 non ha piani di emergenza per mettere al sicuro le opere in caso di cataclismi. E il 71 denuncia carenza di personale: scientifico più che di custodi. Dal settembre 2006 al settembre 2007, con l'iniziativa «Salvalarte», insieme al braccio italiano dell'International Council for Museums (Icom), l'associazione ambientalista ha monitorato l'aria di 15 musei-campione: dal Palazzo Reale di Genova al Palazzo Ducale di Urbino. Accertando che nelle sale non tira aria salubre. Ad esempio, ozono e biossido di azoto superano sempre i limiti fissati dalla legge. L'ozono a Roma sorpassa il limite consentito di 16,18 volte ai Capitolini, di 18,55 al Museo di arti orientali. Al Museo della navigazione fluviale di Battaglia Terme, nel padovano, vicino a una strada molto frequentata, l'ozono supera di 20 volte i limiti di legge scolorando le tele quasi come farebbe l'acqua ossigenata. Acidi o altre sostanze poco benevole possono far rigonfiare il legno dei quadri, scoloriscono la pittura su parete, anneriscono il marmo. Ne combinano, di guai. E non si fermano certo alla biglietteria. Eppure, annota Legambiente, il 70 dei musei italiani non ha mai analizzato l'aria interna. L'indagine completa - presentata ieri a Roma - la trovate sul sito www.legambiente.it (cliccate in «campagne», poi in «salvalarte»). Ma non si limita allo stato dell'aria. Tramite questionario, telefonate, fax o quant'altro, l'associazione ha esplorato piani di sicurezza, risorse, barriere architettoniche e altro in 300 musei (poco meno di un decimo del totale degli istituti pubblici e privati in Italia), di cui la metà statali, gli altri provinciali e comunali. Alcuni, spiega la responsabile della campagna Federica Sacco - hanno negato informazioni dicendo che l'associazione non era autorizzata, i più, 190, hanno risposto. Ma anche qua pare non si possa stare troppo tranquilli: «In zone come l'Umbria e le Marche,colpite dal terremoto, o Firenze, alluvionata nel '66, piani di intervento esistono, la maggioranza non ne ha », puntualizza Federica Sacco. «Tutti ci hanno chiesto di far capire di essere da anni in difficoltà economiche. Con le spese fisse solo il4del bilancio può andare alla ricerca scientifica». E se si escludono Pompei e i vari Poli museali, tra biglietti e progetti per avere finanziamenti solo l'8 degli istituti riesce ad «autogenerare» risorse economiche, mentre il 50 dei musei «autocopre» meno del 10delle spese (per evitare malintesi, ricordiamo che anche giganti come il Met di New York incamerano una barcata
Acidi, ossidi, ozono: che brutta aria che tira nei musei
La toccante Madonna con velo azzurro di Antonello da Messina, l'Annunziata nella Galleria nazionale a Palermo, respira brutta aria. Il biossido di azoto supera i limiti consentiti in 190 musei su 300 interrogati. L'associazione ambientalista Legambiente ha monitorato l'aria di 15 musei-campione e ha accertato che nelle sale non tira aria salubre. L'ozono e il biossido di azoto superano i limiti fissati dalla legge. Alcuni musei hanno piani di emergenza per mettere al sicuro le opere in caso di cataclismi, ma il 68 non ne ha. Il 71 dei musei denuncia carenza di personale.
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