PALERMO, A otto mesi dall'inizio del restauro della «Villa romana del casale» di Piazza Armerina tornano alla luce i primi mosaici. Li ha illustrati l'Alto commissario Vittorio Sgarbi durante una «conferenza di servizi» sullo stato dei lavori. L'iniziativa è uno degli appuntamenti del III convegno internazionale «La materia e i segni della storia», organizzato dal Centro regionale di restauro, che si è svolto a Palermo per tre giorni, da giovedì scorso a ieri. La villa del Casale, che dal 1997 fa parte dei Patrimonio dell'umanità dell'Unesco, «con le sue 120 mila tessere musive è il più importante cantiere di restauro del Mediterraneo - dice Guido Meli, direttore del Centro -. I lavori, dall'importo pari a 18 milioni di euro, sono iniziati nel febbraio scorso e termineranno entro il 2008». Il restauro riguarda l'area perimetrale della Villa romana, gli appartamenti privati del «dominus» e la sostituzione della copertura in plexiglass di Franco Minissi. «Sono stati eliminati i segni lasciati dai pessimi restauri precedenti - continua Meli - che con il cemento avevano deturpato e "appesantito" interi pavimenti musivi. Le tessere sono state, inoltre, pulite dai muschi e licheni causati dall'effetto serra provocata dalla copertura in plexiglass della Villa». Dalle prossime settimane il "tetto" progettato da Minissi negli anni '60 sarà smontato e sostituito da una copertura opaca in legno con camera d'aria ventilata e rivestita da lamine di rame preqssidato. «È una copertura del tutto sbagliata - dice Sgarbi - contro la quale mi sono sempre scagliato. Un'opera da criminali. Quando arrivo nella Villa vedo ferraglia e non mosaici. È inutile che gli allievi di Minissi si oppongono chiedendone il vincolo». Il progetto prevede «invece una struttura - conclude Sgarbi -che non causerà più il dannoso effetto serra, seguirà la volumetria della Villa e rispetterà le naturali zone di luce e ombra». Intanto il Fai, fondo per l'ambiente italiano, ha chiesto la gestione della «Villa romana del Casale» . Per Sgarbi la proposta del Fai, presieduto da Giulia Maria Presti, «è un segno di sensibilità e una grande occasione per la Villa che ne guadagnerebbe in qualità e ritorno di immagine». «Della proposta sono stati già informati il presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro - ha continuato Sgarbi - e l'assessore regionale ai Beni culturali Nicola Leanza. Sarebbe poco furbo non cogliere al volo questa possibilità». Per Sgarbi, infatti, «essere inseriti nel circuito del Fai vorrebbe dire per la Villa del Casale un miglioramento anche della gestione dei servizi e in proporzione un aumento di visitatori. All'anno circa mezzo milione di persone visitano la Villa: con il Fai le cifre potrebbero anche triplicare». Il Fondo per l'ambiente «gestisce in Sicilia il Giardino di Kolym-betra - conclude Sgarbi - e i risultati eccellenti sono sotto gli occhi di tutti. Stringiamo, dunque, la mano tesa dal Fai che è una certezza sul futuro della Villa a conclusione dei lavori di restauro». «La proposta del Fai di gestire la "Villa del Casale" ci fa piacere perché è noto a tutti l'amore e le qualità gestionali del Fondo per la Sicilia e il suo patrimonio artistico-culturale», ha affermato l'assessore regionale ai Beni culturali Nicola Leanza. «Sono dunque favorevole all'idea di una collaborazione con il Fai, di cui la Villa ne potrebbe solo giovare».