È stato facile: un Prg adottato nel 2001 per rilanciare l'economia edile ha aumentato le aree edificabili e le cubature Oggi la strada per Brunate pullula di cantieri. Ristrutturazioni, ma anche edifici nuovi dietro i quali il lago scompare Il paesaggio «Vedevamo il lago... Cambiava colore a ogni stagione. Questa è la più bella... L'autunno. Oggi non si vede più niente». A Garzola superiore il lago l'hanno proprio tramortito, cancellato dagli scorci dai quali faceva capolino illuminando le case basse di questa frazione semi montana del Comune, a mezza via tra il centro e Brunate, quasi un paese a sé. Chissà: forse l'indipendenza amministrativa l'avrebbe anche salvata, Garzola, visto che Palazzo Cernezzi, modificando il piano regolatore cittadino, ne ha di fatto decretato la fine. Erano i tempi della seconda giunta di Alberto Botta, e i risultati dell'incremento delle volumetrie edificabili - voluto, dicono ora, per rilanciare l'economia edilizia in anni di stanca generale - oggi sono lì da vedere. Non è questione di estetica, ci mancherebbe, ché ognuno ha i suoi gusti. No, qui è proprio un fatto di dimensioni, con margini di discussione molto più limitati. Un esempio? La costruzione in cemento sul penultimo tornante prima di Civiglio, più o meno all'altezza del civico 69. Committente un privato, progettista il perito edile Simone Bianchi, direttore dei lavori l'architetto Paolo Bortolotti, un passato recente in politica attiva, sponda Forza Italia. Vero è che, a lavori conclusi, il suo aspetto potrebbe anche migliorare, ma per ora l'embrione del palazzo incombe sul curvone precludendo un «cannocchiale» panoramico della cui scomparsa si sono lamentati in tanti. Vedere per credere. Al punto che, come spiega lo stesso direttore dei lavori, se oggi è tutto fermo è perché il sindaco di Brunate, Darko Pandakovic, ha chiesto una serie di accertamenti di conformità, quali altezze e distanze dai confini: «Sono usciti i vigili - spiega Bortolotti - i lavori sono stati sospesi ma è evidente che tutto è assolutamente regolare ». Non solo case sui tornanti: tra le vie Gaggi e Agudio, sotto la piazzetta, l'impresa edile Manerchia Mistò ci dà dentro di gran lena. Quattro piani fuori terra «a basso consumo energetico», con «riscaldamento a pavimento» e «acqua calda con celle solari » perché l'ambiente vuole la sua parte, anche se i vicini non si rassegnano a perdere il panorama che per una vita si è schiuso di fronte ai balconi delle loro casette (basse): «E dire - racconta uno di loro - che qualche anno fa il Comune ci negò la possibilità di realizzare un comignolo esterno a ridosso del muro di casa». Il nuovo edificio di via Gaggi, così per come appare nel maxi poster che ne annuncia la «vendita diretta», sarà giallo, ben visibile anche da piazza Cavour, come del resto la gran parte dei cantieri aperti a Garzola. Fa il paio con un'altra casa costruita dieci metri più sotto, davanti ai "tapini" che, qualche anno fa, costruirono sulla stessa via alcune casette a schiera, vincolate rigidamente all'obbligo di non alzarsi più di un piano. Del resto poteva bastare: vista impagabile anche così. Oggi il lago se lo scordano. Con il nuovo Prg si ritrovano davanti altre villette a schiera, quattro piani fuori terra. Può bastare? Figurarsi. Oltre ai problemi di convivenza con autotreni scalpelli e martelli pneumatici - come ben testimonia la lettera pubblicata qui accanto - i residenti "indigeni" di Garzola piangono per tante altre lottizzazioni, tutte ugualmente autorizzate e benedette dallo stesso piano regolatore. Passi per quelle basse - che tutto sommato hanno il pregio di confondersi e che rispettano oggettivamente canoni estetici più o meno condivisibili - ma il numero di cartelli esposti all'esterno di troppe impalcature continua a preoccupare, anche perché nella migliore delle ipotesi si tratta della solita «ristrutturazione di fabbricato» che, alla fine, sfocia invariabilmente in un robusto ampliamento. È tutto in regola, ripetono da queste parti, e hanno ragione, perché per quanto paradossale è il Comune di Como ad avere abbattuto i pochi vincoli residui e ad avere esteso le aree edificabili. Come? Un po' di storia: siamo a cavallo tra il 2000 e il 2001 e il vecchio piano del sindaco Pigni, del 1993, è stato già accantonato, sommerso da una valanga di osservazioni. L'amministrazione ne adotta uno nuovo, che consente un ampliamento delle aree edificabili e, in alcuni casi (Garzola), anche un raddoppio delle cubature. Il Prg nuovo, in sé, non prevede molti più abitanti del precedente, anzi: si resta attorno ai 118mila potenziali residenti (confermando un trend avviato da Spallino con il Piano del 1972, quando introducendo criteri rigidissimi il sindaco ridusse il numero dei residenti potenziali dal milione del piano 1956 - 1967 a 128mila) ma si rilancia, come detto, l'economia edile che a fine anni Novanta vivacchia sulla soglia della crisi. I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti, in primis di chi risiede a mezza via tra Como e Brunate. Non è solo questione di estetica o di ambientalismo sterile. No: per restare sul piano dei soldi, qualcuno dovrebbe pensare anche all'economia turistica, che vorrebbe maggiore rispetto per le colline e il verde.