Dal tetto del pollaio alla villetta a schiera, pioggia di notizie di reato in Procura: oltre la metà viene archiviata Sanzioni amministrative o semplici contravvenzioni, ecco cosa si rischia. Ma nessuno difende davvero l'ambiente «Condanne? Difficili. Nel 60 dei casi le denunce per violazioni della legge ambientale finiscono in niente, anche se il problema non è neppure questo. Il problema vero è che i danni non li ripara nessuno. Costruisci una tettoia abusiva? Nella peggiore delle ipotesi patteggi una pena bassina e ovviamente contenuta entro i limiti della sospensione condizionale, ma nessuno ti imporrà di abbattere il manufatto. Come dire: in fondo il gioco vale la candela. Così, il nostro lago, come tanti altri luoghi l'Italia, va a catafascio ». A tratteggiare questa lucida e sconfortante immagine del contesto giudiziario in cui si barcamenano i (pochi) che cercano di difendere il territorio, è uno dei tanti collaboratori di quei pubblici ministeri che, anche a Como, si occupano di urbanistica. Il lavoro non manca, per quanto a prevalere siano spesso le classiche querele sporte per ripicca dal vicino arrabbiato per il tettuccio del pollaio da quelle, più rilevanti, mosse magari d'ufficio a seguito di attività ispettiva svolta da enti locali, guardia di finanza o corpo forestale dello Stato. La Procura della Repubblica di Como ha reso noto che dal primo gennaio del 2005 al 30 settembre di quest'anno - in totale due anni e nove mesi - sono pervenute 565 notizie di reato per violazione della legge urbanistica. Sei su dieci, ma si tratta di una media tratteggiata a spanne, sono finite con un buco nell'acqua, soltanto quattro sono approdate a giudizio. Cosa rischia chi commette un abuso edilizio? Le leggi di riferimento sono due, una legge nazionale - il Dpr 380 del 2001 - e la legge regionale 27 del 2004. Chi costruisce per professione alberghi appartamenti o, per hobby, il classico casotto degli attrezzi (che però ha fatto tanti danni anche sul Lario), dovrebbe conoscerle più o meno a memoria. Di fatto esse fissano le pene, che possono essere o sanzioni amministrative o, al limite, contravvenzioni. Materia complessa ma la sostanza è una soltanto: l'obbligo di ripristinare lo stato originario dei luoghi è imposto in casi davvero rarissimi. Anzi: anche quando l'ente locale competente rifiutasse una richiesta di sanatoria e imponesse l'abbattimento, il proprietario del manufatto che in qualche modo dimostrerà di non poterlo fare, se la caverà comunque pagando. Non si tratta di pochi soldi. La legge prevede che sia versato il doppio del valore che l'immobile ha guadagnato grazie all'abuso. L'ambiente resta comunque indifeso, come recentemente ha ben riassunto, affrontando gli aspetti penali degli illeciti edilizi, il procuratore aggiunto di Torino Bruno Tinti autore di Toghe rotte (ed. Chiare lettere), volume dedicato alle storture del sistema giudiziario italiano: «Per patteggiare una condanna nessuno chiede prima l'abbattimento dei manufatti. Il risultato è che la villa abusiva rimane e il proprietario può uscire dal processo proprio con un patteggiamento. Pochi mesi entro i limiti della sospensione condizionale della pena ». In sostanza un bicchiere d'acqua fresca, alla faccia dell'ambiente.