Il Capo dello Stato visita in anteprima lesposizione per i 50 anni del museo il soprintendente: nessun investimento Lo fece già nel '96, nella mostra che curò con il critico olandese Rudi Fuchs, "La prospettiva del passato": accostamenti come corti circuiti, o, per meglio dire, un dialogo tra artisti diversi per epoca e stile. Il teatro era lo stesso, il museo di Capodimonte. Malevic e Caravaggio, la Giostra di Nauman e Warhol nelle sale dei maestri dellarte "antica". Il primo a mescolare le carte dellarte era stato, però, Raffaello Causa, sempre lì, a Capodimonte, collocando Burri con il neoclassico Camuccini. Capodimonte compie mezzo secolo di apertura al pubblico, lidea per festeggiare il museo che con gli Uffizi è tra i più importanti dItalia e dEuropa, ricorda quella della mostra del 96: 55 artisti da Caravaggio a Basquiat - scelti tra quelli non presenti nelle collezioni permanenti del museo napoletano - che nei tre piani del palazzo dialogheranno con i "padroni di casa", Simone Martini, Botticelli, Battistello Caracciolo, Bellini, Parmigianino, Tiziano. Nicola Spinosa spiega che cosa accadrà oggi, quando il presidente della Repubblica Napolitano visiterà in anteprima "Omaggio a Capodimonte" aperta ai visitatori da domani alle 13 e fino al 20 gennaio. Il soprintendente è raggiante ma anche appuntito, comera prevedibile, alla vigilia di una celebrazione che è stata in forse fino allultimo, per mancanza di fondi. «Riusciamo a far dialogare artisti lontani nel tempo - dice - e poi soprattutto luoghi diversi, musei come il Los Angeles County Museum of Art, che ci presta Toulouse-Lautrec e Degas, e il Puskin di Mosca che ci dà un Picasso e un Van Gogh, ma non riusciamo a far parlare tra loro istituzioni e cittadini di questa città e dItalia, e questo avviene per lo straordinario potenziale che ha larte di superare tutte le differenze di classe, quelle tra est e ovest e tra nord e sud. Per salvare questa città bisognerebbe far dialogare le sue forze, invece ognuno guarda al proprio orticello quando si potrebbe far meglio tutti insieme. E questo a Napoli, che è sempre stata la città del dialogo». Perché, secondo Nicola Spinosa? «Perché è venuta meno la cultura, non quella libresca, ma la conoscenza di noi stessi e degli altri». "Omaggio a Capodimonte" mostra lautoritratto di Basquiat accanto a quello di Francesco Salviati e al ragazzo di Rosso Fiorentino, Corot con Botticelli, Picasso e Van Gogh, i ritratti di donne di Renoir, Manet e Casorati posti ai lati dellAntea di Parmigianino, un paesaggio di Van Gogh accanto a Bruegel; Velàzquez e Manet vicino ai ritratti di Annibale Carracci. «Un dialogo a volte dialettico, a volte di contrasti, perché abbiamo pensato che una mostra cronologica o tematica sarebbe stata fuori luogo e che era meglio fare una festa con ospiti da ogni parte del mondo. Un dialogo che è anche il mezzo per far riscoprire che a Capodimonte ci sono tanti artisti importanti che i napoletani ignorano anche perché Capodimonte da 50 anni è isolata, nessuno ha mai pensato di creare un collegamento, visto che la metropolitana passa sotto il Bosco. Un isolamento che si paga: proprio ieri a un giornalista del Financial Times hanno scippato il cellulare davanti ai nostri cancelli. Abbiamo fatto mostre molto visitate, ma non possiamo farne una ogni tre mesi». Il capitolo sicurezza, ma anche quello dei finanziamenti è un tasto dolente, e qui il soprintendente picchia duro. «Per le celebrazioni non è stato stanziato niente dallassessorato al Turismo e ai beni culturali della Regione. Vengono invece finanziate mostre come quella di Alma-Tadema, con soli 15 quadri suoi, ma soprattutto feste come Piedigrotta, Pizzafest o Respiri e sospiri, che si tiene nientemeno che a Grottaminarda. Abbiamo avuto un finanziamento dal ministero, non dal sindaco né dagli imprenditori. Poche risorse anche dalla presidenza della giunta regionale, che investe moltissimo in arte contemporanea. Tutto il rispetto, ma non si può investire dieci nel contemporaneo e solo due o tre sullantico».