La modifica del titolo quinto ha portato per la prima volta l'ecosistema nella Costituzione. Non basta. Bisogna scrivere nella prima parte che l'ambiente è un bene fondamentale e inviolabile e che lo sviluppo sostenibile è una pratica da promuovere La materia ambientale è un buon esempio della grande utilità dei principi di cautela e di prevenzione quando si parla di riforme costituzionali. Il termine "ambiente" è assente dalla Costituzione entrata in vigore quasi 56 anni fa. Oggi è, tuttavia, unanime il riconoscimento che l'ambiente costituisce nel nostro ordinamento un "valore costituzionale". Varie successive sentenze della Corte costituzionale hanno riconosciuto il bene ambientale come valore primario, assoluto e unitario, non suscettibile di essere subordinato ad altri interessi, un bene fondamentale garantito e protetto, da salvaguardare nella sua interezza. Da circa due decenni, la forma continua a non esserci, c'è la sostanza; con pratiche conseguenze non solo per la costituzione materiale ma anche per la tutela quotidiana dell'ambiente. Da due anni è entrata in Costituzione anche la parola «ambiente». Nel nuovo titolo quinto della parte seconda, riorganizzando la ripartizione di competenze fra stato e regioni, si assegna alla competenza legislativa esclusiva dello stato la «tutela dell'ambiente e dell'ecosistema». Il nostro problema principale sono le politiche ambientali, che non si fanno o si fanno male. Vale la pena toccare la Costituzione se la forma migliora e la sostanza consente di tutelare e valorizzare meglio l'ambiente. La formalizzazione di un diritto costituzionale dell'ambiente può ormai valutare anche le definizioni e gli obiettivi via via introdotti nelle carte di altri paesi e nei trattati comunitari. Non dobbiamo migliorare un testo del 1948, piuttosto fissare principi validi ora e capaci di futuro. La prima parte della Costituzione dovrebbe ormai riprendere le espressioni utilizzate nell'articolo 117, «ambiente» ed «ecosistema» (possibilmente la seconda al plurale), sanzionandoli come beni inviolabili e fondamentali. E' giuridicamente maturo e politicamente indispensabile introdurre solo un'azione positiva "oltre" la tutela, quella di promuovere lo sviluppo sostenibile, cioè dare ai posteri la certezza di eguali o maggiori risorse. Tutelare l'ambiente è un valore in sé; promuovere lo sviluppo sostenibile è condizione e presupposto affinché la tutela sia equa per le attuali e future generazioni. L'articolo 3 del progetto di trattato che istituisce una costituzione per l'Europa spiega gli obiettivi dell'Unione: il comma 3 indica che «l'Unione si adopera per lo sviluppo sostenibile dell'Europa» (basato fra l'altro su «un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell'ambiente»), il comma 4 aggiunge che nella relazioni con il resto del mondo «l'Unione... contribuisce... allo sviluppo sostenibile della Terra». In molte "leggi" dell'Onu (ratificate da Europa e Italia) la nozione è ripresa, definita, articolata. Non possiamo prescinderne. Il parlamento dovrà anche attentamente riflettere sulla necessità di integrare la costituzione con altri principi di grande valore sociale e culturale, oggetto di citazione in costituzioni di altri paesi e di proposta anche in Italia, ad esempio il diritto all'accesso all'acqua e il diritto delle specie non umane. Purtroppo, il testo di modifica costituzionale dell'articolo 9 approvato dal senato a settembre è un inutile peggioramento. Il testo è ora alla camera, dove sono state presentate sette differenti proposte di legge da vari gruppi, in un percorso ancora lungo e complesso, viste le particolari procedure delle leggi costituzionali. La discussione alla camera è iniziata un poco meglio. Il relatore ha svolto una buona relazione, equilibrata e aperta. C'è un nostro testo che consideriamo una base di partenza. Lo abbiamo voluto presentare senza coinvolgere colleghi del centrodestra per una precisa ragione politica. Il testo costituzionale del senato appare perfettamente funzionale alle pessime politiche ordinarie del governo Berlusconi in materia ambientale. Nelle politiche ambientali il centrodestra inquina e non merita alibi ideologici. Fortunatamente sulle singole misure l'Italia è legata all'Europa, agli standard concertati a livello comunitario. Il centrodestra poteva fare poco per cambiarli. Si è concentrato, allora, su politiche territoriali anti-ambientali (infrastrutture, mobilità, edilizia), sull'occupazione delle istituzioni e dei poteri ambientali, sullo smantellamento di ogni politica attiva (in omaggio ad una concezione burocratica e centralista del governare), sull'idea dello sviluppo sostenibile come limite agli eccessi dello sviluppo in-sostenibile. Le illusioni sul ministro Matteoli si sono rivelate inopportune e presto smentite dai fatti. Il ministro è persona "educata" istituzionalmente; ma ha occupato una funzione senza assolverla. Gli era stato consegnato un ministero con più personale (e più qualificato), più risorse, più poteri. Il personale lo ha fatto gestire ad un gabinetto fazioso e autoritario; le risorse le ha spese male e in piccola parte; i poteri non li ha esercitati. Non c'è una sola norma, un solo progetto, una sola idea che porta la sua firma. Fin dall'inizio ha scelto solo di non fare... politiche ambientali, consapevole della loro probabile contraddittorietà con le altre politiche del suo governo. Il ministero dell'Ambiente del governo Berlusconi merita una specifica opposizione, ferma e complessiva, come da tempo propone e pratica la Sinistra Ecologista. E il ministro merita ampiamente il bassissimo indice di gradimento nell'opinione pubblica italiana, confermato da tutti i sondaggi, incrementato dalla pessima figura che sta facendo sull'orribile condono edilizio e sul silenzio assenso delle sovrintendenze per la vendita del patrimonio artistico.
L'ambiente si fa spazio. Sulla Carta
La modifica del titolo quinto della Costituzione ha introdotto la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema come competenza esclusiva dello stato. La materia ambientale è un esempio di utilità dei principi di cautela e prevenzione nella riforma costituzionale. La Costituzione riconosce l'ambiente come un "valore costituzionale" e come un bene fondamentale e inviolabile. La parola "ambiente" è entrata in Costituzione due anni fa. Il nuovo titolo quinto della parte seconda della Costituzione assegna alla competenza legislativa esclusiva dello stato la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Il problema principale è la politica ambientale, che non si fa o si fa male.
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