Parla il presidente della Commissione Cultura, Pietro Folena «No a candidati come Rampello. Molto meglio un intellettuale» Un presidente della Biennale che non sia più un manager - come è stato prima per Franco Bernabè e poi per Davide Croff - ma un uomo proveniente dal mondo della cultura. E un no secco preventivo, quindi, a candidature come quella di Davide Rampello presidente uscente della Triennale di Milano manager scuola Mediaset, che il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli starebbe meditando di scegliere per sostituire Croff. Sono paletti molto precisi e rigidi quelli che il presidente della Commissione Cultura della Camera Pietro Folena pone a Rutelli che dovrà essere ancora ascoltato in Commissione sulla Biennale il 31 ottobre in vista del voto che l'organo parlamentare dovrà poi esprimere sulla sua scelta. Onorevole Folena, giudica convincente l'esposizione che il ministro Francesco Rutelli ha fatto in Commissione sul futuro prossimo della Biennale di Venezia? «Ci sono stati spunti interessanti e alcuni elementi positivi, come la consapevolezza che la Biennale è il perno del sistema culturale italiano, anche se in questi anni non è stata messa nella condizione di svolgere questo ruolo. Ma gli elementi di novità sono ancora insufficienti e i progetti si incarnano nelle persone che vengono scelte. Molto dipenderà, pertanto, da chi il ministro Rutelli sceglierà per la presidenza della Biennale». Meglio un manager oppure una personalità del mondo della cultura? «Dopo le considerazioni che il ministro ha fatto in Commissione rispetto all'interruzione del rapporto con Croff anche per la mancata sintonia con gli enti territoriali Veneti credo che la scelta di un manager come presidente della Biennale sia decisamente da scartare». Perché alla Biennale non serve managerialità? «No, perché questo ruolo deve essere svolto, come la stessa riforma della Biennale prevede, dalla figura del direttore generale, diversa da quella del presidente proprio perché legata a questi aspetti della vita dell'istituzione. Ma, con tutto il rispetto per le figure di Bernabè e Croff, non può essere un manager a dare la linea politico-culturale della Biennale». Da chi allora? «Credo che l'identikit del futuro presidente della Biennale debba essere quello di un intellettuale, di forte sensibilità culturale, che possa svolgere al meglio quel ruolo di ricerca e di proposta che si chiede a un'istituzione di tale rilevanza. Ripeto, non certo quello di un manager». E che cosa pensa, allora, a questo proposito, dei nomi che circolano come possibili candidati alla presidenza, a cominciare da quello di Davide Rampello? «Non mi sembra proprio che rispondano a queste caratteristiche e per fare un ipotesi se la scelta cadesse su un nome come quello di Rampello, direi che non ci siamo proprio. Credo che di fronte a una proposta come questa la Commissione Cultura pur non anticipando quella che sarà comunque una decisione collegiale non potrebbe esprimere un voto positivo. Bisogna che la scelta sia fatta al di fuori di ogni condizionamento politico e senza inseguire logiche di basso profilo. Questo, naturalmente, deve valere anche per la nomina di direttori di settori come Cinema, Teatro, Arti visive, per citarne alcuni». Con l'audizione del ministro, la Commissione completerà la sua indagine conoscitiva sulla Biennale in vista delle nuove nomine? «Rutelli terminerà l'audizione il 31 ottobre, ma intendo chiedere anche ai rappresentanti di Regione Veneto e di Comune e Provincia di Venezia di essere ascoltati, se lo vorranno, per dare un parere. Il ministro comunque si è impegnato a indicare il nome del presidente della Biennale entro metà novembre».