FIRENZE Un'opera più grande de-l'«Ultima cena». Famosa, studiata, ricercata nei secoli da artisti, storici, appassionati. La «Battaglia di Anghiari» di Leonardo da Vinci potrebbe non essere andata distrutta. Anzi, presto potrebbe tornare alla luce. Nel grande Salone de' Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze, da oltre mezzo millennio il simbolo del prestigio culturale della città, si da oggi il via alla ricerca del prezioso, enorme dipinto murale, coperto forse da una pittura più tarda. La ricerca del dipinto perduto, che oggi verrà autorizzata dal ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, è opera di una commissione formata da studiosi e storici dell'arte come l'ex ministro e soprintendente fiorentino Antonio Paolucci, la responsabile della soprintendenza statale fiorentina Cristina Acidini, il direttore del Museo della scienza Paolo Galluzzi, e soprattutto da Carlo Pedretti, uno dei massimi esperti esperti della personalità di Leonardo da Vinci e autore di numerose pubblicazioni sull'artista. Il lavoro della commissione consiste nel ritrovare l'opera di Leonardo, grande 4,50 metri per 7 (molto più dell'«Ultima cena»), che raffigura la Battaglia combattuta ad Anghiari il 29 giugno 1440 dalle truppe fiorentine contro l'esercito dei Visconti. Su commissione del governo fiorentino, Leonardo fece il suo gran dipinto murale nel 1504. Anche Michelangelo ricevette lo stesso incarico in quella stessa Sala Grande di Palazzo Vecchio, ma lui doveva realizzare la Battaglia di Cascina del 1364. Leonardo portò a compimento, dopo lunghi studi, la sua creazione, mentre invece il Buonarroti, dopo una serie di bozzetti, non terminò mai il lavoro. Purtroppo la creazione di Leonardo non fu felice, perché la tecnica di pittura a fuoco, l'encausto, da lui prescelta (l'affresco non gli era particolarmente congeniale) provocò incidenti anche gravi, come lo scioglimento dei colori causato dagli enormi bracieri accesi per fissarli. Ma la «Battaglia di Anghiari» non andò del tutto distrutta visto che esistono varie copie di noti artisti, tra cui Paul Rubens. Il dipinto sarebbe sulla parte estrema della parete est della Sala, vicino all'ingresso con i tre gradini verso i quartieri monumentali. La leggenda, o la verità, della distruzione completa della «Battaglia» fu però avvalorata da Giorgio Vasari, biografo, architetto e pittore preferito da Cosimo dei Medici, che cambiò a fondo la fisionomia della Sala de' Cinquecento, alzandola, ingrandendola e decorandola. Proprio sulla parete dipinta da Leonardo, il Vasari realizzò il grande affresco che tutti vediamo oggi. La ricerca che parte oggi è stata progettata da Maurizio Seracini, professore all'Università di San Diego in California, specialista in diagnostica applicata. Costerà, secondo previsioni, un milione e trecentomila euro, prezzo interamente coperto dal comitato costituito da Lowell Guinness, Friends of Florence, Giunti Editore e dalla Università della California. Nei primi mesi di indagini saranno studiati i dati precisi della Sala dei Cinquecento e delle sue mura prima degli interventi decisi dal Vasari. Uno strumento in arrivo dalla California analizzerà e misurerà sia l'intercapedine nella parete est che nasconderebbe il lavoro vin-ciano sia le qualità fisico-chimiche delle pitture. Dunque sarà possibile secondo l'ipotesi l'opera di Leonardo, o quel che ne resta, dietro le scene dipinte dal Vasari.
Firenze. Palazzo Vecchio, caccia al Leonardo sparito. Al via oggi i lavori per rintracciare il dipinto murale della Battaglia di Anghiari, nascosto o distrutto da una pittura successiva
Un'opera di Leonardo da Vinci, la Battaglia di Anghiari, potrebbe essere stata distrutta nel corso dei secoli. Il dipinto, che raffigura una battaglia combattuta nel 1440, era stato commissionato dal governo fiorentino e era stato realizzato nel 1504. Tuttavia, la tecnica di pittura utilizzata da Leonardo, l'encausto, provocò problemi e il dipinto non fu completato. La leggenda di una distruzione completa del dipinto fu avvalorata da Giorgio Vasari, che cambiò la fisionomia della Sala de' Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. Oggi, un'opera di ricerca è stata autorizzata dal ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli per cercare di ritrovare il dipinto.
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