Residenti in gran parte contrari alla galleria. Preoccupa soprattutto l'impatto sul territorio «Si studi un progetto che salvi l'ambiente» Ma c'è chi difende l'opera: «Le industrie della Valpantena creano lavoro» «Il territorio ce l'abbiamo in prestito dai nostri figli. Non abbiamo il diritto di distruggerlo» «Il tracciato va bene perché dall'uscita del Saval a Borgo Trento il traffico è più scorrevole» «In una decina di giorni abbiamo già raggiunto 420 metri di catena umana». Alberto Sperotto, presidente del comitato contro il traforo, è raggiante. L'obiettivo è chiudere in un anello di due chilometri e 120 metri la pista ciclabile di Avesa per dire no a quella che qui tutti chiamano l'«autostrada delle Torricelle». Sperotto mostra un pacco di volantini che pubblicizzano, insieme al sito del comitato www.traforo.it, la manifestazione del 18 novembre. «Vogliamo far sentire la nostra voce», esclama il presidente del comitato, «perché l'impressione è che sul traforo si ascoltano solo gli interessi degli industriali della Valpantena contro il parere di tutti gli urbanisti passati per la nostra città: Zambrini, Winkler, Vittorini, De Beaumont, secondo i quali quest'opera non toglierà traffico dal centro. E non si ascolta neppure la voce dei 14.500 cittadini, fra i quali l'allora rettore Elio Mosele, che nel maggio 2003 firmarono contro un'autostrada a due chilometri da piazza Bra». In pochi minuti davanti alla fontane del «leon» si raduna una piccola folla. Ruggero Nobis, gommista in pensione, tiene per mano la nipotina Margherita. «Il territorio l'abbiamo in prestito dai nostri figli, eppure si vuol distruggere l'unico polmome verde per gli interessi di pochi... ma quando le cave saranno chiuse a che servirà il traforo? E nessuno ha pensato che fine farà il fiume Lorì che ha dato da bere per millenni alla nostra gente? Con esso sparirà parte della nostra storia». Nicola Sboarina, imprenditore di software, vive a circa trecento metri dal luogo in cui la nuova arteria dovrebbe uscire dalla collina: «Ci viene chiesto un sacrificio enorme a fronte di un'opera inutile ed è grottesco che da una parte la Provincia promuova i «tesori sconosciuti» di Avesa e che dall'altra si approvino opere devastanti. Manca un progetto di città». Sboarina, figlio dell'ex sindaco Gabriele, è uno dei promotori della manifestazione del 18. «Ho cinque figlie», fa sapere, «e due di loro sono disposte a incatenarsi davanti alle ruspe». Diego Zardini si occupa di sicurezza nelle industrie. «Qualcuno dice che il traffico va spostato, distribuito. No, va ridotto. Invece i fondi già stanziati per prolungare la ciclabile fino in viale Bixio sono stati usati per asfaltare piazzale Stefani». Di «progetto assurdo» parla anche Dino Carli, residente a San Rocco: «Già adesso le olive si coprono di una patina di smog, figuriamoci dopo...». Si ferma anche Paola Fresco, archeologa. «La strada produrrà una frattura incolmabile fra i nostri borghi, per non parlare dell'impatto visivo: il paesaggio e la bellezza, non sono considerati beni da tutelare. Ed è incredibile che una città patrimonio dell'Unesco sia attraversata da un'autostrada. La sola idea dovrebbe creare scandalo». La discussione s'infiamma. Sperotto invita i presenti a visitare il luogo in cui sbuca la galleria. Scendiamo fino al cimitero. Un'anziana che abita nelle vicinanze alza le spalle. «Se sono preoccupata? Vedremo cosa faranno», dice. «Ecco», indica il presidente del comitato, «ci sono piscine, impianti sportivi, abitazioni, la scuola materna Carso con tanto di Nido, le scuole medie Battisti e Rosani...». A Quinzano, la musica non cambia. Manuel Oliosi, tabaccaio, è perplesso: «Disagi enormi li creerà il cantiere. Che poi ci siano benefici non si sa. Ma per quante strade si facciano, di traffico ce n'è sempre». Carlo Marani, ferroviere in pensione, esce dal panificio: «Per andare all'ospedale si uscirà al Saval e poi si tornerà indietro, in via Mameli. Quindi il traffico raddoppierà». «Paesaggi così belli ce ne sono pochi e vanno salvaguardati. Capisco le ragioni dei marmisti, ma questa non è una buona soluzione e per diminuire il traffico meglio incentivare il trasporto pubblico», commenta lo studente Antonio Filippi. Dal centro anziani esce Gabriele Garonzi. Il pensionato ce l'ha col sindaco: «In campagna elettorale Tosi e l'assessore Tosato avevano promesso che il traforo sarebbe stato fatto a nord di Avesa e Quinzano». Non la pensa così Domenico Perusi, commerciante in pensione. La sua è una delle poche voci a favore ed è stato subito zittito. «L'opera non è male se fatta bene», osserva nonostante la forte opposizione dei presenti, «perché dal Saval all'ospedale il traffico è più scorrevole ed è una buona idea anche il nuovo ponte sull'Adige. Il traffico al Teatro romano è indescrivibile e il traforo lo snellirebbe. E poi», sottolinea, «non demonizziamo gli interessi delle industrie del marmo che creano lavoro e benessere». E.S.