Al Polo High Tech decine di aziende progettano il futuro di trasporti, ambiente, logistica, Tlc Gli imprenditori: "Miglioreremo questarea per tutti" Tra i centri di eccellenza il Mars e la Fox Bit. Intesa tra i manager e il Comune Un progetto per far risorgere il quartiere: verde, spazi, luci e infrastrutture -------------------------------------------------------------------------------- Quello tra via Emanuele Gianturco, via Galileo Ferraris e via Marina lo chiamano il "triangolo doro". I cinesi vi hanno aperto un centinaio di botteghe, gli ucraini ci fanno il mercato dei loro prodotti, e i napoletani (gommisti, meccanici, saldatori, marmittari, autodemolitori) occupano stabilmente i vasti marciapiedi con i loro bazar a cielo aperto. Prendete via Gianturco, di qua i colletti bianchi: ingegneri, fisici, informatici, ricercatori. Di là le maschere rugose di gente arcigna che qui vive, si riproduce e muore con larte di arrangiarsi. A sinistra il palazzetto di Fox Bit e Mars, aziende di eccellenza. A destra un ristorante saltato in aria, muraglioni di fabbriche morte, degrado. Ha sfregiato larea un secolo di attività industriali. E la ottusa noncuranza delle amministrazioni comunali rimaste alla finestra mentre diventava un vuoto a perdere: usata e abbandonata a se stessa. Ma in questi due chilometri quadrati della Napoli est, orrido pasticcio e ammasso urbano, sè innervato a piccoli passi il Polo High Tech napoletano, il più forte del Sud Italia. È una specie di miracolo tecnologico. In questo pezzo di Calcutta partenopea decine di aziende progettano meraviglie per molteplici settori: aerospazio, Ict, Tlc, logistica, trasporti, ambiente. Un cluster con un fatturato annuo di 350 milioni di euro e circa 3.000 addetti, di cui 2400 laureati. Al civico 31 di via Gianturco cè la sede del Mars, primo centro di ricerca in Italia sulla fisica dei fluidi e sul supporto agli sperimentatori in microgravità, uno dei quattro Frc (Facility responsible center) riconosciuto dallAgenzia spaziale europea. Per le scale fanno bella mostra alcuni pezzi che ricordano la missione dello Shuttle 1996. Al secondo piano, dove una volta aveva lufficio lamministratore delegato della Mecfond, oggi cè il direttore del Mars, Norberto Salza, 40 anni, ingegnere aeronautico, un tipo dinamico e sanguigno. Proviene dallAlenia, ha fatto due anni di gavetta alla Boeing di Seattle e un master a Tolosa. Salza è anche il superattivo presidente dellassociazione Polo High Tech nata sei mesi fa. È stata sua lidea, subito condivisa da Massimiliano Scarpetta, della Fox Bit, e da Turi Romano, di Canale 8. «Il 24 ottobre consegneremo al Comune il nostro progetto di rinascita del quartiere - spiega Salza - . Vogliamo dare un esempio innovativo di organizzazione e sviluppo, non soltanto industriale, ma anche territoriale. Lobiettivo? Migliorare questarea nella per renderla più vivibile a tutti». Animatore instancabile delliniziativa, il manager accende il computer, strizza le pupille e si appresta a illustrarmi in anteprima il contenuto del progetto. Con una premessa. Cè una nuova generazione di imprenditori che ha deciso di cambiare musica: «Basta con le lamentazioni e i soliti piagnistei sulla camorra. È tempo di avanzare proposte concrete e trovare soluzioni ai problemi dialogando con le istituzioni su interventi e scadenze». Gli imprenditori dellhigh-tech hanno già sollecitato da un anno il Comune a frenare il degrado ambientale, manifestando la volontà di non abbandonare il territorio orientale. Al rapporto di collaborazione con Palazzo San Giacomo, si accoppia unaltra bella novità: i dirigenti dellassociazione vogliono integrare competenze, prodotti e servizi delle singole aziende in ununica offerta competitiva di alto livello. Stimolate dalla necessità di "fare sistema", le 35 aziende associate hanno commissionato uno studio alla facoltà di Ingegneria per precisare innanzitutto la matrice delle competenze. E dalla matrice sono nate le idee-progetto. Ma la precondizione per partire ha due passaggi obbligati: il problema della sicurezza, assai sentito in questo lembo di città, e la sua bonifica, visto che si progettano pezzi di aerei, missili e treni avendo sotto le finestre tre metri di immondizia. Necessita più sicurezza perché larea è il palcoscenico del ciclico scontro tra clan malavitosi, e anche per lacuirsi della cosiddetta criminalità comune, minuta, quotidiana che intralcia la normale vita di relazioni tra le persone. Dalla mappatura dei punti critici sono nate le richieste finite sul tavolo di Rosa Russo Iervolino: la videosorveglianza, lilluminazione pubblica, i parcheggi, i marciapiedi liberi e le isole ecologiche. Richieste logiche, civili, sensate: che però a Napoli diventano trascendenze lunari. Risolveteci questi problemi, dicono le imprese, e avvieremo un processo di valorizzazione dellintera zona per renderla una vera e propria "città dellinnovazione". «Il nostro non è un libro dei sogni. - continua Salza - Via Gianturco è una grande arteria di cinque chilometri: se si mettessero due file di alberi, liberando i marciapiedi da camion e immondizie, potrebbe diventare il boulevard che da via Marina porta direttamente al Centro direzionale. Vedo nel futuro del quartiere molte attività di terziario avanzato immerse nel verde attrezzato. E questo ben si accoppia con la facoltà dingegneria che sorgerà a San Giovanni a Teduccio». Massimiliano Scarpetta, 36 anni, presidente della società dingegneria industriale Fox Bit, è uno dei quattro vicepresidenti dellAssociazione (gli altri sono Angelo Coppola, Rossella Paliotto e Davide Sala). «Sa quanto vale lHigh Tech napoletano? - mi dice - La nostra provincia è la quarta in Italia con 5000 imprese e con un trend in crescita. Il comparto aerospaziale da solo conta 130 aziende con un fatturato di 1,5 miliardi di euro. Se la Campania malauguratamente dovesse perdere questultimo treno sarebbe spacciata, perché il settore alimentare e quello delle calzature sono già in discesa. Bisogna difendere lesistente prima che vada via. Come? Passando dalle parole ai fatti...». Vista da vicino, questa Napoli vitale e produttiva, che poco appare sui giornali, rappresenta uno dei risvolti più interessanti della città vera, quella che, pur tra mille intralci, lavora, produce e offre nuove occasioni di impiego. Ben lo sa il sindaco Iervolino, che ha voluto rendersi conto del miracolo recandosi in pellegrinaggio a via Gianturco. «È questa la Napoli che vorremmo fosse continuamente allattenzione del mondo», dice il sindaco. E nella prospettiva di migliorare le condizioni dellarea, il Comune ha sottoscritto con lassociazione del Polo un protocollo dintesa. Funzionerà? «Pur sapendo delle difficoltà per la sua attuazione, - aggiunge la Iervolino - siamo convinti che sia una buona strada percorribile per convincere le aziende a credere nella possibilità di riqualificazione e di risanamento ambientale. Condizioni, queste, indispensabili, come le stesse aziende ci richiedono, per determinare una svolta utile a ridefinire i caratteri urbani della zona industriale della città». Nel prossimo incontro, Sanza, Scarpetta e gli altri ricorderanno alla Iervolino che le attività high-tech rappresentano oggi un comparto guida per leconomia, oltre che un driver dello sviluppo applicativo in settori nevralgici. Il Polo High Tech è quindi una sfida ambiziosa, ma capace di far germogliare quella cultura e quellorgoglio del lavoro che si contrappone al disincanto, al disorientamento e alle pericolose tentazioni delle attività illecite. «Nelleconomia campana - osserva Salza - il settore aeronautico-spaziale è tra i più importanti, per consistenza e per prestigio tecnico-scientifico». E ricorda che anche recentemente è venuto alla ribalta nazionale per grossi successi commerciali: dallATR al C27J, dal nuovo Boeing 787 allaccordo con la russa Sukoy per un nuovo Super Jet regionale. Successi maturati proprio nel filone industriale e di ricerca coltivato in Campania da oltre mezzo secolo. Occorre ricordare che tra gli anni 1960-70 Gianturco e Napoli Est erano ancora un pullulare effervescente di medie e grandi imprese operanti nei settori della meccanica di precisione e del petrolchimico. Si era formata tra i lavoratori una fortissima cultura industriale che coinvolgeva anche le famiglie e il resto della popolazione. Perché tutti erano orgogliosi e sicuri che quellarea rappresentava il loro futuro occupazionale. Negli anni successivi, il disordine urbanistico, lassenza di servizi e infrastrutture, labbandono generale e una serie infinita di capannoni industriali in disuso, delinearono unaltra realtà: quella zona si era trasformata in un grande cimitero industriale. Poi, e siamo a oggi, la creazione del Polo High Tech è stata una sorta di recupero dellidentità perduta. Con linattesa scoperta di aziende e imprenditori che hanno sviluppato, in maniera forse casuale, una sorprendente piattaforma deccellenza nei loro settori. È la conferma che tanti anni di cultura industriale non sono andati persi. «Ora le nostre 35 aziende - dice il presidente Salza - si sono associate per attivare una strategia di networking, cioè sviluppare progetti comuni per essere competitive sul mercato globale, fino alla condivisione e integrazione di processi e funzioni aziendali». «Ma lo sviluppo del Polo e di tutta la zona orientale - avverte Rossella Paliotto - richiede iniziative istituzionali urgenti: non è più tempo di promesse...». Per questa nuova generazione di manager e imprenditori la creazione di infrastrutture e limpegno ad assicurare la vivibilità dellarea sono fattori indispensabili per far rimanere sul posto le aziende. LAssociazione del Polo consegnerà al sindaco un dettagliato rapporto nel quale sarà inserito anche il progetto "Quartiere del Sole". È una strategia di attacco al degrado. Sintende vitalizzare il quartiere con la creazione di piazze e spazi per lincontro e la sosta, il verde e le attrezzature, perché diventino componenti essenziali e contribuiscano a migliorare la qualità della vita in questa parte di città abbandonata. Ci sono soluzioni originali per gli spazi pubblici, ad esempio le pensiline fotovoltaiche per parcheggi e fermate degli autobus. Alcune pensiline saranno collegate alla rete, altre a batterie in modo da provvedere allilluminazione delle stesse e allalimentazione di autoveicoli elettrici e a idrogeno. Si ipotizza pure luso di navette elettriche allinterno del quartiere con opportuni luoghi di smistamento (ad esempio piazza Garibaldi, nevralgica per la presenza della stazione ferroviaria, della metropolitana e della circumvesuviana, luscita autostradale e il parcheggio Brin) nonché punti strategici allinterno dellarea come alberghi, piazze e attrezzature. Lacqua piovana sarà riciclata per irrigare la Ecoserra di Quartiere, i giardini pubblici, il lavaggio delle strade e la fornitura a prezzi agevolati alle imprese. È prevista poi la realizzazione di una spettacolare illuminazione mediante Led delle ciminiere e di altri ambienti di archeologia industriale. Un altro capitolo è dedicato al "Quartiere Pulito": si vuole sperimentare un ciclo integrato dei rifiuti con la partecipazione delle aziende e dei cittadini che per ogni conferimento di rifiuti riceveranno energia. Infatti, perché tutto il sistema funzioni, è necessario che allinterno del quartiere si insedi un settore industriale del riciclo capace di gestire e trasformare grandi volumi di rifiuti in risorsa energetica.
la Repubblica
21 Ottobre 2007
CAMPANIA. Napoli. Il miracolo dellalta tecnologia tra rifiuti e degrado di Napoli est
GO
Goffredo Locatelli
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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