Unipotesi per il cambio di rotta e si rafforza lidea Cofferati Limpegno preso dal sindaco Vincenzi con i sindacati apre la porta a svariate soluzioni Potrebbe essere rivissuto il braccio di ferro tra Muti e Fontana alla Scala di Milano Di Benedetto non intende dimettersi e ha ancora tre anni di contratto Dopo la prima con i Vespri Siciliani, una vera maratona lirica e nuovi scenari per il futuro difficile del grande teatro -------------------------------------------------------------------------------- Sul Teatro dellOpera di Genova in guerra si leva lombra di Sergio Cofferati, sindaco di Bologna vicino alle dimissioni. Negli ultimi giorni negli ambienti politici genovesi circola lindiscrezione che potrebbe essere proprio lui a risolvere il problema del Carlo Felice nel ruolo di commissario straordinario. Il sindaco Marta Vincenzi, che ha ancora poco più di tre settimane di tempo per indicare una soluzione alla grave crisi del Teatro, avrebbe già sondato il suo collega bolognese per verificarne la disponibilità. E dietro le quinte del Carlo Felice si gioca il duello tra il sovrintendente Gennaro Di Benedetto e il direttore principale Daniel Oren. Intanto la "prima" dei Vespri Siciliani è andata in scena in un allestimento né bello né orrendo, semplicemente noioso. È vero, è stata una serata in tono minore. Sia dal punto di vista mondano sia da quello artistico. Ma è già andata bene così. Venerdì sera la "prima" stagionale del Carlo Felice, con I vespri siciliani di Giuseppe Verdi ha raggiunto il più alto dei successi solo per il fatto di essere andata in scena. Meno di ventiquattrore prima lopera ha rischiato di essere bloccata - o quantomeno menomata - dallo sciopero di un sindacatino che ha dieci giorni di vita e che conta una quindicina scarsa di aderenti. E che pochi giorni prima cera voluto lintervento diretto del sindaco Marta Vincenzi per bloccare uno sciopero di ben altre dimensioni, che avrebbe sicuramente fatto saltare tutto. Ora che tutti si sono accorti della gravità della situazione, anche quelli che si erano illusi che fosse tutto un giochino dei sindacati, è cominciato il conto alla rovescia. Mancano poco più di tre settimane alla data fatidica, il 15 novembre. Scade allora, infatti, il mese di tempo che la Vincenzi si è presa per intervenire e risolvere al meglio la situazione. Il sindaco ha promesso un «cambio della governance el teatro» insieme a «nuove forme di relazioni industriali» e a un maggiore coinvolgimento dei sindacati nella vita e nellattività del Teatro dellOpera. Promesse necessariamente generiche. La scommessa è su come si tradurranno in pratica. Lipotesi di cui si parla con insistenza ma a bassa voce negli ambienti politici è larrivo di un commissario nella persona di Sergio Cofferati. Fantascienza? Qualcuno lo pensa, ma se il sindaco di Bologna è davvero vicino a lasciare la poltronissima della città felsinea, la sua passione per la lirica e la sua conoscenza dei meccanismi sindacali sarebbero due elementi essenziali per riuscire a riportare la pace tra le travagliate mura del Carlo Felice. Naturalmente il ruolo di commissario sarebbe propedeutico alla sua nomina a nuovo sovrintendente al posto di Gennaro Di Benedetto. Ci sono un mare di ostacoli e di "se" perché questa ipotesi si concretizzi: se Cofferati si dimetterà da sindaco, se verrà proposto come commissario, se accetterà di farlo. E, soprattutto, se davvero Di Benedetto pagherà per tutti. Quello che tutti sembrano dimenticare è che il sovrintendente ha ancora tre anni di contratto, rinnovato lanno scorso, e che non ha nessuna intenzione di dimettersi. Che lattuale sovrintendente lasci la sua poltrona è stato chiesto a gran voce praticamente da tutti i sindacati interni. Ma, a leggere bene, con diverse gradazioni. E per diversi motivi. Perché in ballo, per questo duro e complesso testa a testa sindacati-Di Benedetto, ci sono motivi economici - linfinita vicenda del fondo pensioni, aumenti salariali, la richiesta di rendere fissi alcuni emolumenti ora legati a parametri variabili - ma anche artistici e, soprattutto, di potere. Dietro alle quinte della vertenza gioca un grosso ruolo il direttore principale dellorchestra, Daniel Oren. Chiamato, per paradosso, proprio da Di Benedetto a quel posto. Ora, si sa che il maestro israeliano gode nel mondo lirico-sinfonico di una grande stima e di un forte carisma. Ma si sa anche che Oren è una figura decisamente ingombrante: decisionista e accentratore, come del resto è anche Di Benedetto. Che fra i due sarebbero scoccate scintille era facile, facilissimo prevedere. Ormai siamo a un remake di quello che è accaduto alla Scala tra il sovrintendente Carlo Fontana e il direttore dellorchestra Riccardo Muti. In quel caso Fontana fu licenziato e Muti diede le dimissioni poco dopo. Accadrà lo stesso al Carlo Felice?