In pochi mesi nasce un borgo per sciatori: condomini, hotel, negozi I detrattori: il paesaggio alterato per sempre in nome del business -------------------------------------------------------------------------------- ABETONE. Scordatevi la Val di Luce che conoscevate. Le ruspe, le gru e il cemento del gruppo Fingen (dei fratelli Fratini) l'hanno trasformata. «Facendola finalmente diventare un borgo completo di tutti i servizi a disposizione della famigliola appassionata di sci e strappandole di dosso l'etichetta di dormitorio che le era stata appiccicata negli ultimi decenni», dicono i sostenitori del progetto relativo alle ultime due fasi della mega lottizzazione autorizzata negli anni '70. «Stravolgendola con una maxi colata di nuove migliaia di metri cubi che ne hanno alterato in modo grave e irreversibile il paesaggio e che ha seguito solo le logiche associate al business del mattone», dicono i detrattori. Fra cui vanno annoverati gli ambientalisti (veri e finti) ma anche quegli imprenditori (non sono pochi) che vorrebbero mettere le mani sui pezzi di Abetone ancora liberi ma che non hanno i soldi o le autorizzazioni per edificare. Pensatela come vi pare, ma è indiscutibile che l'ex valle delle Pozze abbia mutato aspetto. È successo in pochi mesi, dopo che le decine di operai (fino a duecento in un solo giorno) impegnate nei cantieri della "Mugello Lavori" e della "Cpf Costruzioni", le aziende che lavorano per conto della "Val di Luce spa", hanno cominciato a premere sull'acceleratore per la realizzazione delle due grandi strutture residenziali e turistico-ricettive previste alla base delle piste da sci. L'edificio A, che consta di ben 87 appartamenti (la maggior parte bilocali tra i 50 e i 60 metri quadrati) e 6 fondi commerciali al piano terra (tra cui quello destinato agli uffici della stessa "Val di Luce spa"), è quello più prossimo al completamento. Si è impadronito dell'enorme area centrale che fino a poco tempo fa faceva da parcheggio per le auto degli sciatori e che ora fa posto anche a una piazza pedonale dotata di lampioni, aiuole e panchine. L'intervento ha imboccato la fase conclusiva, in dicembre si dovrebbe passare alla consegna dei primi immobili. La costruzione è obiettivamente di qualità. C'è stata una grande attenzione alla scelta dei materiali: legno, pietra, rame e ardesia. La stessa cura la si ritrova anche all'interno, dove l'attenzione per le rifiniture è certamente apprezzabile. Nonostante la crisi degli investimenti immobiliari, il bilancio delle vendite è ritenuto più che soddisfacente dal gruppo Fingen, che per la maggior parte tratta direttamente con i potenziali acquirenti. «Gli appartamenti - spiega Gianluca Palmieri, amministratore delegato della "Val di Luce spa" - sono piaciuti molto e abbiamo avuto e abbiamo tuttora tante richieste. Ad oggi, possiamo dire che abbiamo ceduto circa il 70. Il prezzo al metro quadrato oscilla da un minimo di 3.500 a un massimo di 3.900 euro. L'identikit del compratore? Diciamo la famiglia amante della montagna e dello sci a due passi da casa. Molti i professionisti residenti nelle città di Firenze, Prato, Pistoia, Lucca, Pisa e Livorno». Poco più a valle ancora ponteggi, camion, betoniere e polvere. Ci spostiamo nel cantiere dei cosiddetti edifici C e D, dove alla fine del 2009 sorgeranno un'ala residenziale per altri 20 appartamenti e un albergo quattro stelle con 35 camere. «Abbiamo intenzione di gestirlo noi», dice Palmieri. A questo saranno abbinati una piscina coperta, una palestra e un centro benessere con 12 cabine per trattamenti, saune, bagno turco e calidarium. Ma non è finita qui: del medesimo gigantesco lotto farà parte una residenza turistico-alberghiera con 50 suite che saranno gestite direttamente dalla direzione dell'albergo secondo la formula moderna del time-sharing. Palmieri assicura che non ne verranno fuori delle multiproprietà. «Ci teniamo molto - dice - al futuro di questo progetto. Non costruiamo, intaschiamo e ce ne andiamo. Rimarremo per sempre in Val di Luce». Due le grandi accuse che vengono mosse ai padroni della Val di Luce. La prima riguarda appunto l'impatto ambientale. «Quando l'operazione sarà finita - sostiene Gianluca Palmieri - anche i più scettici capiranno. Comprenderanno che abbiamo creato un borgo integrato nell'ambiente, con una serie di servizi fondamentali che prima non esistevano. Non vedo impatti negativi sotto il profilo ambientale, tant'è vero che la realizzazione del progetto è stata accettata e apprezzata dalla Sovrintendenza, di cui abbiamo raccolto tutte le indicazioni migliorative». La carenza di parcheggi è l'altro capo d'imputazione. Dove lasceranno l'auto gli sciatori pendolari? «Con tutti questi appartamenti e la piazza pedonale non c'è più posto per le macchine. Come si farà?» affermano i più. «Quella dei parcheggi - replica Andrea Formento, direttore della "Val di Luce spa", occhio vigile e braccio operativo del gruppo Fingen in loco - è una novella che occorre sfatare una volta per tutte. I posti auto, in verità, saranno più di prima. Perché ogni nuova struttura che sorge ha un parcheggio proprio sotterraneo. Ogni nuovo appartamento avrà quindi un garage o un posto auto. Inoltre, il parcheggio della sciovia Sprella è stato ampliato e conterrà fino a 600 macchine e sono in fase di realizzazione tre nuovi parcheggi, uno a ridosso della nuova piazza pedonale e due più a valle, ai lati della strada. E poi ci saranno le navette che gireranno sempre come trottole». Ambientalisti, non pervenuti -------------------------------------------------------------------------------- La cosa che più sorprende nella vicenda dei nuovi mega insediamenti della Val di Luce sono i silenzi. Silenzi che durano da anni. In quel piazzale - e alcune centinaia di metri prima - si sono costruite migliaia di metri cubi in maniera perfettamente lecita, con tutti i permessi in regola, ma nell'indifferenza generale. Eppure l'insediamento residenziale nell'ex piazzale per il parcheggio ha modificato pesantemente il paesaggio, la skyline della valle. Eppure, gli ambientalisti non hanno alzato un dito. Del Wwf, sempre pronto a esporre striscioni quando si dovevano aprire nuove piste o costruire nuovi impianti di risalita, nel caso della Val di Luce si sono ad esempio perse le tracce. E che dire della Sovrintendenza ai beni paesaggistici? Quanti cittadini hanno passato le pene dell'inferno prima di poter edificare su terreni sottoposti a vincolo ambientale? Evidentemente la Val di Luce è un'altra cosa. Forse un confronto più ampio - bello o meno che sia l'intervento in corso di realizzazione - sarebbe stato necessario. E per i cittadini sarebbe stata anche la riprova che le regole e le procedure sono davvero uguali per tutti. (a.v.)