IL DIRETTORE DELLA NORMALE DI PISA PARLA DEL RECUPERO DEI BENI MONUMENTALI -------------------------------------------------------------------------------- «Il miglior restauro? Quello che non si fa. Nel senso che sarebbe opportuno non arrivare a certi casi di emergenza assoluta, ma intervenire per tempo. Con un protocollo di piccoli interventi». Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale di Pisa e membro del Consiglio superiore dei Beni culturali, sul tema del restauro ha aperto proprio in questi giorni un dibattito nazionale importante, che ha risvegliato linteresse su un tema così delicato e di rilievo fondamentale. E adesso, ospite del convegno sui restauri nel Mediterraneo "La materia e i segni della storia", racconta: «Appena arrivato mi sono recato a vedere i restauri della Cappella Palatina, e devo dire che sono rimasto colpito dalla qualità alta dellintervento in corso. Unattenzione minuziosa, ma soprattutto grande delicatezza, necessaria daltronde per questo luogo straordinario». Professore Settis, anche a Palermo il tema del restauro è spesso legato alle emergenze. In che modo si può evitare di intervenire, come sempre accade, quando il danno è ormai irreparabile? «Occorre agire in modo differente: piccoli interventi, sicuramente più veloci e facili da realizzare, da ogni punto di vista. Che impediscono così di arrivare solo in fase avanzata del deterioramento del bene architettonico». Una modalità che si può applicare sia ad un singolo immobile che ad un intero centro storico. Ha visto la situazione qui in città? «Credo che la regola della prevenzione sia lunica, la sola valida tutela in ogni città». Secondo lei si è abbassata la soglia dattenzione sui beni artistici? «È un discorso complesso: da una parte vedo un governo che promette luno per cento del Pil nazionale e poi sembra dimenticare questimpegno, e ciò certamente mi fa preoccupare. Nessun partito vuole assumersi questo impegno. Dallaltra parte vedo invece cittadini attenti e sensibili che si preoccupano della salvaguardia delle bellezze artistiche. Occorrerebbe incentivare lattenzione anche con sistemi giuridici, come ad esempio la defiscalizzazione in materia di beni culturali. Si innescherebbe un meccanismo di attenzione e di affezione». Cosa ha visitato in Sicilia? «Domani (oggi per chi legge, ndr) vedrò la Villa del Casale. Intanto sono andato a Segesta, dopo due anni che non visitavo questo sito: qui la Scuola Normale ha avviato da tempo un campo di scavi: ho potuto constatare interessantissime novità relative allagorà, di dimensioni e qualità davvero notevoli. Simile allagorà selinuntina ho visto solo alcuni siti dellAsia Minore. Un altro cantiere lo abbiamo avviato a Contessa Entellina, e ho potuto visitare anche lantiquarium dove sono esposti nuovi ritrovamenti. A Donnafugata, poi, abbiamo premiato due giovani studiosi che hanno realizzato delle tesi sullarcheologia in Sicilia». Ha altri progetti di collaborazione nellIsola? «Una grande mostra sullarte greca, realizzata con lassessorato regionale ai Beni culturali e da me curata. Una prima parte sarà a Mantova, a Palazzo Te, e tra le opere esposte ci saranno il Satiro, il Kouros di Agrigento e lAuriga di Mothia, che lasceranno la Sicilia in via del tutto eccezionale, per questa collaborazione speciale. Poi la seconda fase della mostra sarà probabilmente a Siracusa, con altre opere». Cosa pensa della normativa siciliana che limita i prestiti delle opere darte? «Credo che sia una decisione saggia, se si considera sotto laspetto della qualità delle scelte: è un limite che fa sì che si realizzino solamente iniziative valide, quelle che nascono realmente da unidea, con validi supporti scientifici. Anche nel Consiglio dei Beni culturali, che si riunirà a breve, prenderemo iniziative per evitare leccesso di viaggi delle opere darte». Un consiglio facilmente realizzabile per la salvaguardia delle opere darte siciliane? «Un manuale di manutenzione. Ogni città potrebbe realizzare delle schede con un check-up che permetta di individuare piccoli problemi e intervenire immediatamente». Molto spesso i cattivi restauri sono le prime cause dei restauri necessari, come ad esempio è accaduto alla Villa del Casale con Minissi, coperture deteriorabili e mosaici imbullonati. Come si può provare ad evitare tutto questo? «Non facciamoci illusioni: sulla cultura del restauro non è possibile una scientificità assoluta, perché il metodo cambia in continuazione. Certo, questo non significa giungere ad aberrazioni e nel nome del restauro intervenire in modo visibilmente sconsiderato. Sono convinto che quanto detto da Giuliano Urbani, che preferiva la manutenzione al restauro, rimanga lindicazione più importante da seguire. La manutenzione è il vero restauro».
la Repubblica
21 Ottobre 2007
SICILIA - Settis promuove la palatina "È un restauro fatto bene"
PA
Paola Nicita
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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