Soddisfatta della prima campagna per la raccolta fondi destinati al restauro del povero 'Biancone', Cristina Acidini, soprintendente al Polo museale fiorentino. Alle sue cure, e alla sua supervisione, sono affidati monumenti 'mobili e immobili', capolavori che spaziano dalla Galleria degli Uffizi al David di Michelangelo, dalle Cappelle Medicee ai tesori custoditi nei Cenacoli. Per anni alla guida dell'Opifìcio delle pietre dure, Cristina Acidini ha le idee chiare sullo stato di salute delle sue 'proprietà'. «Gli edifici da sorvegliare costantemente sono quelli che hanno una grossa componente di pietra spiega . La qualità stessa di questo delicato materiale, l'arenaria, ci obbliga a tenerne alcuni monumenti sotto costante monitoraggio». Sarebbero, soprintendente? «Il Bargello, imponente edificio in pietra costruito intorno alla metà del Duecento per il Capitano del Popolo, che divenne successivamente sede del podestà e del Consiglio di Giustizia, oggi sede del museo che raccoglie le più importanti sculture del Rinascimento, capolavori di Donatello, di Luca della Robbia, del Verrocchio, di Michelangelo, del Cellini». Oltre al Bargello, quali sono gli edifici ancora sotto osservazione? «Palazzo Pitti. In particolare il Cortile dell'Ammannati dove presto inizierà un accurato restauro, che verrà realizzato grazie a uno sponsor che ne coordina altri». Lo stato attuale di Boboli? «Un po'alla volta i lavori vanno avanti; è stato sistemato lo Stanzonaccio e stiamo lavorando per far aprire la Kaffeehaus. Un altro luogo che ha sempre bisogno di sorveglianza, nonostante il recente restauro, è la delicatissima Grotta del Buontalenti». Un monumento che gode ottima salute? «Orsanmichele, inteso nella sua interezza, il grattacielo medioevale nel cuore della città: tutto è giunto al termine, con la sistemazione della copia del San Matteo, oggi non ci sono più orbite vuote». Avesse una bacchetta magica cosa sistemerebbe subito, dottoressa Acidini? «C'è un quadro importante, la 'Battaglia di San Romano' di Paolo Uccello degli Uffizi. Ma può darsi che qualcuno me la metta in mano, quella bacchetta...».