ROMA. Rossa come il sangue. La Fontana di Trevi sembrava ferita, ieri pomeriggio, mentre l'acqua color vermiglio scendeva nella grande vasca. Che paura quando un uomo - pelato, cinquant'anni, raccontano i testimoni - ha versato del liquido rosso nella vasca. All'inizio nessuno ha visto il vandalo armato di vernice, confuso in mezzo a centinaia di persone che premevano intorno alla fontana. Poi l'acqua ha preso a colorarsi, sul brusio continuo e basso dei turisti si è alzato un urlo. Qualcuno ha individuato il responsabile, lo ha indicato a dito. Un turista spagnolo, pare, è riuscito perfino a filmare un signore vestito in modo strano, quasi fosse un gladiatore. Ma l'azione, cominciata alle quattro e mezza in punto, è durata una manciata di minuti. Poi il responsabile è sparito inghiottito dalla folla lasciando alle sue spalle la Fontana diventata rossa e i turisti increduli a scattare fotografie: un'immagine che in pochi minuti ha fatto il giro del mondo. Unica traccia lasciata dal vandalo una scatola piena di volantini con una rivendicazione firmata "Azione futurista". «Oggi nasce con noi una nuova concezione violenta della vita e della storia, che esalta la battaglia a scapito della pace e disprezza voi leccaculo-di artificiosi poteri, schiavi del mercato globale», esordisce il volantino. Poi si scaglia contro la festa del Cinema appena inaugurata: «Quindici milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni solo per pagare il conto degli alberghi, e la chiamano festa». Ma lo sconosciuto movimento si scaglia anche contro la «società mercatocentrica» che trascura «precari, disoccupati, anziani, malati, studenti, lavoratori e finanzia iniziative come la Festa del Cinema». Subito arriva la Digos e al capezzale del monumento "ferito" si stringono vigili urbani e pompieri. Quindi gli esperti della Soprintendenza. Il danno sembra grave, gravissimo, perché la fontana più famosa del mondo è di marmo chiaro, poroso. Se il vandalo avesse buttato della vernice la pietra l'avrebbe assorbita e ne sarebbe rimasta imbevuta. Si decide di fermare il flusso dell'acqua rossa e di sostituirla. Alle sei di sera tutti con il fiato sospeso: l'acqua comincia a fluire di nuovo nella vasca. E il rosso, lentamente, scompare. No, non era vernice. La fontana è salva, i danni sono minimi, ammesso che ci siano. Così, dopo tre secoli di vita, dopo aver visto miliardi di persone sfilarle davanti, la fontana progettata da Nicola Salvi nel Settecento è salva. Già, la storia è passata qui; ma nell'acqua del Fontanone, come in tutta Roma, si riflettono insieme le grandi vicende e quelle della gente comune. I nomi di papi e imperatori alla fine si confondono con quelli di Anita Ekberg e Totò (che in "Tototruffa '62" vendeva il monumento a un turista), con turisti e innamorati che lanciano nell'acqua monetine e desideri.