Vittorio Bo è il più accreditato nelle ultime ore. Oltre all'ex direttore dell'istituto italiano di Parigi sono ancora in pista Davide Rampello, targato Mediaset, e Thomas Krens. Mario Botta è bruciato. Possibili altre sorprese. E Rutelli deve accelerare Ufficialmente l'ormai ex presidente della Biennale, Davide Croff, non ha ancora ricevuto da Rutelli la notizia che a breve giro di posta, a Palazzo Querini-Dubois, ci sarà un nuovo timoniere. Forse Giorgio Ferrara, regista, attore nonché fratello di Giuliano, come anticipato dal Riformista; forse Davide Rampello, presidente della Triennale, uomo di provenienza Mediaset; forse Vittorio Bo, il più accreditato delle ultime ore, che ha diretto per una decina d'anni la Einaudi; forse qualcun altro. Non si escludono sorprese, e a quel punto Cacciari e Galan, nemici giurati del presidente scaricato, dovranno ingoiare qualsiasi nome. Sembra paradossale, ma è così, e forse non vale la pena di sorprendersi. Comunque si giudichi l'operato di Croff alla guida della più prestigiosa istituzione culturale italiana (30 milioni di euro all'anno, di cui 20 pubblici), il metodo scelto per rinnovarne i vertici, tra situazioni di stallo e veti incrociati, non appare molto brillante. Magari, in cuor suo, Rutelli avrebbe volentieri riconfermato il manager a suo tempo nominato dal ministro Urbani (a restare fregato quella volta fu lo storico Piero Melograni), in modo da favorire una continuità amministrativa, tanto più ora che s'è sbloccata la faccenda del nuovo Palazzo del cinema. Ma, come sapete, Galan e Cacciari hanno fatto muro all'ipotesi, e alla fine anche la Provincia, rappresentata in cda da Amerigo Restucci, s'è accodata. Risultato: la riunione del consiglio di giovedì, l'ultimo presieduto da Croff, s'è trasformata in un denso psicodramma, dai toni vivaci, come rispecchiato dai titoli della stampa locale. La Nuova Venezia: «Croff rinvia l'addio: resto fino alla fine». Il Corriere del Veneto: «Biennale. Croff al cda: dimettetevi voi». Il Gazzettino: «Biennale: RutelJi decidi in fretta». In pratica, i tre consiglieri veneziani chiedevano di chiudere subito la questione, lanciando un segnale chiaro: le dimissioni del Consiglio, così da poter chiedere a Rutelli, il quale mercoledì ha sostanzialmente silurato Croff parlando alla Commissione cultura della Camera, di designare presto il nuovo presidente. Qualche giorno fa il ministro aveva promesso una decisione per metà novembre. Ma poi l'accelerazione della crisi riassunta nella sibillina frase rutelliana riportata dalle agenzie -«Non posso tacere che, nonostante la stima per i vertici attuali, l'armonia tra il presidente della Biennale e i responsabili istituzionali del territorio non si è conseguita» - aveva spinto i tre consiglieri a forzare la mano. Sicché, via via, i lavori del Consiglio si sono trasformati in una sorta di sfida all'Ok Corral: nessun problema su un progetto di musica, teatro e danza affidato a Maurizio Scaparro, ma netta opposizione all'idea di nominare un curatore (per un anno) per l'Architettura. Così è saltata la nomina dell'architetto ticinese Mario Botta proposto da Croff, al suo posto, rivela Enrico Tantucci della Nuova Venezia, si farebbe il nome di Thomas Krens, attuale direttore della Fondazione Solomon Guggenheim, molto sostenuto da Galan. A quel punto, vista la piega presa dagli eventi, s'è preferito chiuderla lì: un'ora dopo Croff è volato a Roma per partecipare all'inaugurazione della Festa del cinema al Sistina, e intanto Regione, Provincia e Comune scrivevano a Rutelli di procedere urgentemente, «per deliberare su scelte strategiche quali la nomina dei direttori, il riassetto dell'Asac e molte altre questioni», alla nomina del presidente e del consigliere in rappresentanza del ministero (Gian Luigi Rondi o Marina Cicogna, ndr). Il tono è ultimativo, per la serie: siamo tutti d'accordo, non farci perdere altro tempo. Dicono che Rutelli non abbia gradito, come già a settembre, nel bel mezzo della Mostra del cinema, non gradì lo stillicidio di dichiarazioni sprezzanti nei confronti di Croff. Il quale per ora tace. Magari a denti stretti, il manager ha ringraziato il ministro per le parole di stima e suggerito qualche modifica sulla scadenza del cda (meglio aprile di gennaio). Però resta al suo posto, in attesa che la vicenda venga risolta nelle forme istituzionalmente corrette. Quanto ai direttori di sezione, sulla riconferma di Muller (cinema) e Scaparro (teatro) non ci piove.