La terrificante minaccia insita nell' emendamento Tarolli all'articolo 27 è per fortuna svanita. Grazie anche alle proteste dei Ministri Urbani e Matteoli, grazie alla battaglia dell'opposizione e grazie ai voti contrari della Lega, è decaduto il meccanismo perverso del silenzio-assenso: quello secondo cui la mancata risposta della Soprintendenza circa la sussistenza dell'interesse artistico di un certo immobile dello Stato, o di altro ente territoriale avrebbe dato luogo all'immediata sdemanializzazione del bene e alla sua possibile alienazione. Non è però decaduto l'articolo 27 del Decreto legge del Governo collegato alla Finanziaria 2004; lo stesso che all'articolo 32 contiene le norme scandalose sul condono edilizio! Un articolo che se da un lato sarebbe stato di molto aggravato dall'emendamento presentato dal senatore Udc, Ivo Tarolli, dall'altro è già di per sé concettualmente sbagliato. Vi si pretende, infatti, che le Soprintendenze accertino l'interesse artistico di palazzi storici, carceri, castelli, antiche cascine, parchi, isole, litorali e di migliaia di altre proprietà pubbliche, con tanto di schede descrittive, entro il termine perentorio di 30 giorni. Nel caso in cui dichiarino che l'interesse non sussiste quel tal bene si potrà vendere. Anche perché, non dimentichiamolo, da queste dismissioni lo Stato si aspetta di incassare 5 miliardi di euro! Ho tante conoscenze in questo settore. Al Fai, del resto, abbiamo contatti quotidiani con i Soprintendenti e tutti lamentano - non gratuitamente - le difjicilissime condizioni in cui sono costretti a operare, a corto di personale e perennemente oberati di lavoro. Non si può ignorare la reale condizione in cui versano questi uffici, dotati di scarsissime attrezzature, insufficiente personale amministrativo, bilanci sempre più risicati, col paradossale aumento dei residui passivi: perché anche quando i denari ci sono, mancano i funzionari in grado di spenderli nei tempi e nei modi richiesti. Sono solo un lontano ricordo i concorsi per reclutare nuovo personale scientifico e tecnico. Oggi oltre il 70 per cento dei dipendenti del Ministero dei Beni Culturali sono custodi, concentrati perla più nel Centro-Sud Italia, e sono meno del 30 per cento gli storici dell'arte, gli architetti o gli archeologi. A dispetto di tutto ciò sono andati aumentando i compiti e le responsabilità delle Soprintendenze. Ma la "verifica dell'interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico" non può essere un compito da svolgere sotto la pressione di chi deve far quadrare i conti. Un censimento, una mappa dei beni pubblici si deve fare, ma con i tempi che servono a lavorare come si deve! Per chi sente interesse sul futuro del nostro patrimonio culturale e ambientale è davvero disorientante vivere oggi in Italia. E mi auguro che questo sentimento alberghi in ogni animo. Perché se da un lato il Ministro Urbani ci rassicura, dapprima con una proposta di legge sulla qualità architettonica e ambientale e poi offrendo garanzie di tutela attraverso il nuovo codice dei beni culturali, ormai in dirittura d'arrivo, dall'altro lato, il Governo ci confonde con provvedimenti di segno opposto. Ma quanti Governi ci sono in questo Paese?