Nel maggio del 1972 un folle assalì la Pietà dì Michelangelo a colpi di martello. Prima di essere bloccato e arrestato ebbe il tempo di vibrare quindici colpi. Il naso della Vergine fu completamente distratto, e così le palpebre, mentre un braccio cadde al suolo e il gomito si frantumò in molti pezzi. L'immagine della statua deturpata fece il giro del mondo suscitando grande emozione. Non poteva essere diversamente, perché si trattava di uno dei massimi capolavori dell'arte universale e perché l'offesa alla cultura si sommava allo sfregio dei sentimenti religiosi. Casi del genere non sono rari. Un altro capolavoro assoluto, La ronda di notte di Rembrandt, ha subito ben tre attentati soltanto nel secolo scorso. Il più grave è avvenuto nel 1975, quando un altro squilibrato inferse al dipinto tredici coltellate, che provocarono squarci lunghi fino a un metro. Nel 1991, il solito pazzo spaccò con un martello un piede del David di Michelangelo, mentre nel 1989 soltanto un miracolo impedì che nei Musei Vaticani un individuo desse fuoco alla Madonna di Foligno di Raffaello, già cosparsa di liquido infiammabile. L'elenco completo di questi attacchi all'arte sarebbe davvero interminabile. Allo stato attuale è difficile dire se l'aggressione di ieri appartenga alla categoria dei gesti folli o a quella delle azioni criminali. E il gesto di un folle o un vero e proprio atto criminale, come farebbe intendere il testo della rivendicazione? Le vittime sono di solito opere d'arte e monumenti di alto valore simbolico. Il gesto che sia opera di pazzi o di criminali è davvero potente ed espressivo se colpisce un bene caro a tutti, un simbolo in cui la gente si riconosce e s'identifica, potremmo dire un oggetto di appartenenza. La Fontana di Trevi è uno dei monumenti più famosi al mondo, come la Piramide di Cheope, il Taj Mahal, la Tour Eiffel, o la Torre di Londra. Chi viola questi simboli colpisce al tempo stesso la coscienza universale e quella locale, il mondo e il paese di riferimento. Ma nell'attentato di ieri appare chiaro che si è voluto offendere soprattutto la nostra città e il suo stile attuale, come indica iilcenno alla Festa del Cinema. Tutti sappiamo che la Fontana di Trevi è legata a una delle scene più famose nella storia del cinema. Ma nessuno ha riflettuto a fondo su quanto la sequenza felliniana abbia significato per l'Italia, al di là dell'importanza e del successo del film. Il mondo ha percepito in quel momento che il nostro paese, uscito appena quindici anni prima dalla vergogna del fascismo e della guerra perduta, aveva ancora l'anima che da secoli tutti avevano amato e ammirato: le sculture e l'architettura barocca della fontana erano un sola cosa con le luci del set, con la macchina da presa, con la musica di un compositore e con la fantasia di un regista. Una storia spezzata sembrava allora ricongiungersi, come in una perfetta sutura tra la memoria e l'attualità. E anche se Fellini non aveva certo una simile preoccupazione, l'acqua potè apparire come la metafora di una rigenerazione. È' forse per questo che oggi le fotografie della fontana tinta di rosso ci avviliscono ben oltre le intenzioni e le capacità mediatiche dei criminali, e ci mortificherebbero anche se i danni dovessero risultare insignificanti. L'episodio ci riporta alle miserie quotidiane dei muri imbrattati, dei manifesti abusivi, di Pompei occupata dalla camorra, dei condoni edilizi e dell'impotenza degli amministratori resi inermi dalle leggi farraginose e carenti. Il male oscuro dell'Italia, come lo ha chiamato un giornalista britannico amico, del nostro Paese, può apparire anche come una gigantesca addizione di mali grandi e piccoli, eccezionali e banali.
Fontana di Trevi. Simboli da difendere
Nel maggio del 1972, un individuo ha assaltato la Pietà di Michelangelo a colpi di martello, danneggiando gravemente la statua. Questo non è un caso isolato, poiché altri capolavori d'arte, come La ronda di notte di Rembrandt e il David di Michelangelo, sono stati oggetto di attacchi simili. L'autore dell'attacco è stato identificato come un folle o un criminale, ma il gesto ha avuto un impatto potente e simbolico sulla cultura e sulla coscienza universale.
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