Fibrillazioni attorno alla Biennale. Mentre il presidente Davide Croff - dopo aver ribadito la sua volontà di restare in sella nonostante la sfiducia di Regione, Comune e del ministro Rutelli -è a Roma per partecipare alla Festa del cinema, i candidati alla sua successione si stanno muovendo. Si viene così a sapere che Vittorio Bo, responsabile della rivista del Partito democratico e fondatore della casa editrice "II melangolo", proprio a Roma ha chiesto di incontrare il ministro Rutelli per capire quali sono le sue chance di succedere a Croff. Contemporaneamente, da Milano, Davide Rampello (presidente della Triennale), sta telefonando a Venezia per "il giro delle sette chiese" e per incontrare esponenti del mondo culturale cittadino. Continuano a essere loro, assieme al regista teatrale Giorgio Ferrara (fratello di Giuliano), i candidati più accreditati alla successione di Croff, anche se i nomi spesi ora potrebbero essere "bruciati". Nel frattempo, l'attuale presidente temporeggia. E punta tutto su una eventuale crisi di governo. Perché, a questo punto, il puntiglio del manager veneziano nel voler restare in sella alla fondazione, è diventato quasi quasi questione di orgoglio. Non si spiegherebbe altrimenti un cambio di strategia rispetto ad appena un mese e mezzo fa. Il 3 settembre, in piena Mostra del cinema, Croff aveva invitato, davanti ai taccuini spianati dei giornalisti, il ministro Rutelli ad accelerare la decisione sul rinnovo dei vertici della fondazione: «Confermatemi o cacciatemi - aveva detto in sostanza Croff -ma fatelo subito, per il bene della Biennale». Oggi, 45 giorni dopo, il bene della Biennale è - al contrario - la permanenza di Croff, che al consiglio di amministrazione di giovedì ha ribadito la sua volontà di restare. Una crisi di governo. È la speranza alla quale si aggrapperebbe Davide Croff per restare alla presidenza della Biennale. Perché, a questo punto, il puntiglio del manager veneziano nel voler restare in sella alla fondazione, è diventato quasi quasi questione di orgoglio, se non di sfida a Comune e Regione. Non si spiegherebbe altrimenti un cambio di strategia rispetto ad appena un mese e mezzo fa. Il 3 settembre, in piena Mostra del cinema, Croff aveva invitato, davanti ai taccuini spianati dei giornalisti, il ministro Rutelli ad accelerare la decisione sul rinnovo dei vertici della fondazione: «Confermatemi o cacciatemi - aveva detto in sostanza Croff - ma fatelo subito, per il bene della Biennale». Oggi, 45 giorni dopo, il bene della Biennale è - al contrario - la permanenza di Croff, che al consiglio di amministrazione di giovedì ha ribadito la sua volontà di restare, malgrado la sfiducia del sindaco Massimo Cacciari, del presidente della Regione Giancarlo Galan e dello stesso Rutelli. A questo punto Croff ha capito che più prolunga la sua permanenza, più possibilità ha di essere confermato. Se la nascita del Partito democratico, il ridimensionamento dei dielle e l'accresciuto peso di veltroniani e dalemiani, nonché i mal di pancia della sinistra estrema che scende in piazza con i ministri, portassero a un riassetto dell'esecutivo, la questione Biennale passerebbe in cavalleria e Croff potrebbe anche farsi forza chiedendo la proroga di un altro anno, sull'onda di una riconferma dei vari direttori di sezione, stante i tempi stretti per un ricambio. E magari, se anche Rutelli perdesse il dicastero dei beni culturali, il fronte anti-Croff perderebbe un pezzo importante, visto che è al ministro che spetta la nomina del presidente della Biennale. Questa speranza Croff l'avrebbe lasciata trasparire con qualche allusione anche nel corso del cda di giovedì. Rutelli però ha detto che vuole chiudere la partita entro il 15 novembre. A questo punto si corre sul filo dei giorni ed è anche per questo motivo - per scongiurare cioè il rischio di una proroga nella quale spera Croff e per aver intercettato le speranze del manager - che Galan, Cacciari e Zoggia avrebbero scritto al ministro chiedendogli di fare in fretta. Necessità, comunque, ben nota a Rutelli. Una lettera nella quale si registra, tra l'altro, la novità dell'adesione della Provincia al fronte favorevole al ricambio. Finora, infatti, Ca' Corner era sempre stata cauta nel chiedere le dimissioni di Croff. Anzi, era tutto sommato favorevole a una riconferma: un po' per il timore di rimanere schiacciata dall'insolito asse Regione-Comune, che potrebbe ripetersi e consolidarsi anche in vista di altre nomine, (come ad esempio quella del Porto), un po' per l'anomala condizione del consigliere di amministrazione in quota alla Provincia, Amerigo Restucci. Il quale si trova nella situazione di essere componente del cda della fondazione e allo stesso tempo presidente di Biennale Servizi, la società per azioni al cento per cento della Biennale, evoluzione di Tese spa, che si occupa di fornire supporto logistico alle attività della fondazione stessa. Una società sulla quale il consigliere di amministrazione Franco Miracco (rappresentante della Regione) ha già chiesto chiarezza, visto che da bilancio nel 2006 avrebbe maturato utili per appena 2mila euro e che, lavorando per conto terzi, arriva giusto a pagare lo stipendio dei 12 dipendenti. Come presidente di Biennale Servizi, nominato da Croff, Restucci percepirebbe un compenso. Difficile, quindi, schierarsi apertamente contro il presidente. Tuttavia Restucci, docente allo Iuav, non ci sta. «Non scherziamo - afferma - il mio incarico in Biennale Servizi non c'entra niente con la posizione della Provincia su Croff, è solo un'insinuazione di cattivo gusto. È vero, percepisco una indennità di funzione che però non supera i 2mila euro lordi l'anno. A questo si aggiunge il gettone di consigliere della Biennale (4.200 euro lordi l'anno, ndr). Cifre irrisorie. Per quanto riguarda la difesa di Croff, ha sempre parlato Zoggia, io mi sono solo limitato a dire che non era il caso di essere così intransigenti come lo erano Comune e Regione».