La rivendicazione di «Azione futurista»: contro la Festa del cinema ROMA Per colpire la Festa del Cinema, hanno scelto Fontana di Trevi, il luogo simbolo per eccellenza della filmografia mondiale: «La Dolce Vita», Federico Fellini e il tuffo di Anita Ekberg, nel 1960, davanti a un Mastroianni estasiato. Scena indimenticabile. Ieri pomeriggio, intorno alle quattro e mezzo, un uomo in jeans, con un berretto bianco e un giaccone scuro, si è avvicinato al bordo della fontana, sul lato sinistro, in mezzo ai turisti che girati di spalle tiravano le monetine, secondo la tradizione. Poi, da una busta di plastica bianca, ha estratto un bidoncino rosso, l'ha aperto e ha cominciato a versare liquido colorato. L'acqua della fontana in pochi minuti si è trasformata in un lago color sangue, davanti a centinaia dì persone stupefatte. Due litri di una sostanza, forse anilina, forse per farsi beffe del «red carpet» veltroniano. IL BLITZ Un'azione rapidissima, militare, che ha colto di sorpresa i cinque vigili urbani presenti in quel momento e ha fatto impazzire i turisti, pronti a immortalare con le foto l'incredibile souvenir della fontana rossa. L'uomo, che alcuni testimoni hanno descritto sulla cinquantina, calvo e senza barba, con degli occhiali da sole, «tipo il Lupo Liboni», dopo pochi secondi è fuggito via verso via dei Crociferi e via del Corso. Prima, però, ha lasciato la sua firma. Un pacco di volantini con la rivendicazione e il nome del gruppo che ha condotto l'azione: «Ftm Azione Futurista 2007». La Procura di Roma aprirà un'inchiesta. «Voi solo un tappeto rosso, noi una città intera color rosso vermiglio», recita così il volantino, irridente verso Veltroni (ribattezzato Walter Magno I) e ancor di più verso la Festa internazionale del Cinema («15 milioni di euro scialacquati, 2,5 milioni di euro solo per pagare il conto degli alberghi. E la chiamano festa! Bravi, chi paga? sempre il popolo!»). LA FIRMA Azione futurista, dunque. Da dove spunta fuori? La new entry dell'estremismo capitolino che è stata accolta con scetticismo dagli investigatori sembra non proprio nuova di zecca. Almeno un paio le iniziative in cui si sarebbe già manifestata nell'indifferenza generale: un fugacissimo blitz, pare, davanti all'ambasciata birmana contro la repressione dei monaci a Myanmar. E poi alla vigilia della grande manifestazione di An della settimana scorsa a Roma, quando un gruppo di attacchini, si presume consistente, tappezzò la città con circa 10mila manifesti provocatori in cui Gianfranco Fini, leader di An, veniva ripreso col braccio sollevato, come se stesse facendo il saluto romano. In quell'occasione, dagli ambienti della destra estrema, tutti concordi nel dichiararsi estranei al gesto, si ventilò l'ipotesi che la responsabilità fosse di possibili neo futuristi. Del resto la rivendicazione del futurismo non è nuova a destra. Basta spulciare sul web: a Firenze, un anno fa perfino l'ufficialissima Azione Giovani di An al grido «Marciare non marcire» (un altro slogan presente nel volantino di ieri) aveva promosso «un'azione futurista». In quel caso, però, consisteva in un appuntamento per l'aperitivo al bar Check Point. A Fontana di Trevi qualcun altro ha voluto andare oltre. L'INTERVENTO Subito, però, ieri è scattato l'allarme. E' stata chiusa l'acqua. La fontana è stata recintata e la gente allontanata per il timore che quel misterioso liquido rosso potesse procurare danni anche alle persone. Sono arrivati esperti della Soprintendenza e agenti della Digos. La polizia, in queste ore, ha già in mano un'immagine chiara, nitida, dell'uomo. Merito delle due telecamere presenti sulla piazza, ma anche delle riprese fatte coi cellulari o le macchinette digitali dai tantissimi turisti che hanno assistito alla scena. Dopo 4 ore di lavoro, comunque, il monumento è stato completamente ripulito dai tecnici della Soprintendenza e l'acqua trasparente ha ripreso a fluire regolarmente. L'assessore alla cultura, Silvio Di Francia, alle otto e mezzo di sera, ha potuto rassicurare tutti: «Non ci sono danni alla fontana». Sul colorante rosso, ha precisato il sovrintendente ai Beni culturali di Roma Eugenio La Rocca, l'Acea darà una risposta oggi, Sembra comunque anilina, innocua dunque. Azione dimostrativa. LE REAZIONI Durissime, comunque, sono le condanne: «Quanto accaduto è molto grave ha detto il sindaco Walter Veltroni È un'offesa a Roma, per fortuna senza gravi conseguenze. C'è gente che non perde occasione per dimostrare di voler male alla città». Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha espresso «indignazione» per «il gesto intollerabile e irresponsabile di vandalismo». «Se fosse già in vigore la legge da me presentata contro il vandalismo, contro i furti d'arte e i danni al paesaggio ha aggiunto il vicepremier avremmo strumenti molto più severi nei confronti di questi delinquenti. Purtroppo la lentocrazìa domina il nostro Parlamento. Il ddl dorme in Commissione Giustizia che non ha ancora iniziato l'esame del testo. Se vogliamo contrastare degrado, vandalismo e attacchi alle opere d'arte, non c'è più neanche un giorno da perdere». Per il reato di danneggiamento di un bene culturale oggi si può essere condannati per una pena che va da 6 mesi a 3 anni, non è prevista alcuna multa, e non è possibile arrestare il vandalo, neppure se colto in flagranza. Il ddl Rutelli, prevede l'innalzamento della condanna a 4 anni, permette alle forze dell'ordine di arrestare chi viene colto sul fatto e introduce multe fino a 50 mila euro. «I vandali che hanno imbrattato la Fontana di Trevi vengano presi e puniti in maniera esemplare. Mi auguro che finiscano in galera e ci restino a lungo per potersi redimere e riflettere sul loro gesto», ha commentato invece l'ex ministro della Giustizia della Lega, Roberto Castelli. «Contro questi gesti assurdi e scellerati serve la massima durezza», ha dichiarato anche il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Controcorrente Vittorio Sgarbi: «Non riesco ad esecrare il gesto: un po' di colore in una città addormentata». Dopo lo scampato pericolo, comunque, ieri sera tutte le fontane storiche del Centro di Roma erano presidiate da una speciale task force della polizia municipale. Per paura di nuovi attacchi.