Riqualificare, valorizzare e rilanciare la storia e il patrimonio storico della città. Con questo scopo preciso il sindaco di Aprilia, Calogero Santangelo, ha scritto al Ministro per i beni culturali Francesco Rutelli, per sottoporre alla sua attenzione, la richiesta di riqualificazione archeo-paesaggistica del nostro territorio, perché lo stesso venga riconsiderato quale area protetta e parco archeologico. L'iniziativa del primo cittadino prende il via dalla nota inoltrata da alcuni rappresentanti di «Rete Cittadina», in cui viene evidenziata la ricchezza storica di Aprilia e dell'entrata a far parte dell'Ecomuseo, del Comune di Aprilia. Il primo cittadino, attraverso una lettera, racconta al Ministro Rutelli, le verità storiche, alcune ancora nascoste delle nostre zone. «L'intenzione dell' amministrazione comunale - si legge nella nota -, è quella di riesaminare e riscoprire le origini e le tracce storiche della vasta area ove è ubicata Aprilia sotto l'aspetto dell'identità territoriale, quale luogo di appartenenza per la tutela e la salvaguardia delle proprie radici». La città di Aprilia che conta oggi 70mila abitanti circa (4A città del Lazio per popolazione) ed ha un territorio di 17mila ettari, deve la propria nascita ad un programma di pianificazione territoriale avvenuto in tempi moderni che la identifica tra le città di Fondazione. Essa si trova al centro di un territorio che rivestì un ruolo chiave nell'antichità sin dalla più lontana preistoria. Infatti, il suo contesto storico antropologico topografico è lo stesso di Ardea e come questa si trova incuneata fra le ultime propaggini dei Colli Albani con Lavinium e la Pianura Pontina con Satricum. Importanti ricerche archeologiche effettuate sin dagli anni '20 ebbero il merito di riportare alla luce importanti monumenti e di richiamare l'attenzione su questa città del Latium Vetus, anche se in quel periodo non sempre le indagini erano seguite da una pronta pubblicazione dei dati. L'impegno della soprintendenza nell'area, è cresciuto a partire dal 1978. Gli studi storico-archeologici evidenziano come l'occupazione del territorio sia molto antica, presumibilmente risalente all'età del Bronzo, « Tutto questo - ha concluso Santangelo - avvalora la tesi che invita ad applicare l'Archeologia Preventiva al fine di difendere e tutelare le ricchezze storico-archeologiche del territorio ove queste sono presenti. Sulla base di una vasta e comprovata documentazione consistente in carte topografiche, mappe, testi, citazioni, reperti archeologici, nonché delibere comunali attestanti vincoli su aree protette, si rende oggi necessario e urgente riconsegnare a questi luoghi la dignità che compete loro».