VENEZIA Lui da quel posto non si muove. Almeno finché da Roma non avranno nominato un altro presidente della Biennale. E intanto Regione, Provincia e Comune scrivono a Rutelli per chiedere di accelerare la formazione del nuovo consiglio d'amministrazione: «Caro ministro si legge nella lettera la nomina del presidente e del rappresentante del ministero è davvero urgente». Quello che doveva essere l'ultimo atto di una situazione ormai imbarazzante (e sotto gli occhi di tutti) è stato in realtà solo un altro capitolo di un rapporto ormai deteriorato tra il presidente della Biennale, Davide Croff e gli enti locali e territoriali. Convocato ieri per parlare dell'Asac e per gestire questioni da «normale amministrazione» (un incarico a Maurizio Scaparro per partecipare all'assegnazione di fondi europei), il consiglio d'amministrazione si è trasformato nell'ennesimo scontro tra Croff e i rappresentanti degli enti. Quando il presidente stava per partire con il discorso sulle nomine dei direttori di settore (che Rutelli aveva di fatto congelato la scorsa settimana) Franco Miracco ha preso la parola e ha attaccato Croff: «Dopo le parole del ministro è il senso del discorso dì Miracco non penso sia il caso di andare avanti con le nomine. Io credo dovremmo dimetterci tutti, altrimenti io non intendo partecipare più a nessuna decisione». Al che il presidente Croff ha replicato di non essere disponibile a dimettersi. Piuttosto, ha detto con una battuta, si dimettessero loro (i consiglieri). Secondo round: l'Asac. Il solito Miracco gli si è opposto ritirando fuori la storia delle sparizioni dall'archìvio: «O ha sbagliato il direttore o hai sbagliato tu. Uno si deve dimettere». E Croff, duro: «Io non mi dimetto». A quel punto è intervenuto il sindaco Cacciari, spiegando che se la Regione non avesse più partecipato alle decisioni della fondazione non sarebbe stato possibile andare avanti con nessun atto. Di qui la proposta di un ordine del giorno per chiedere al ministro di sbrogliare al più presto la matassa con una nomina tempestiva. Ma Croff ha replicato di non essere d'accordo e ha abbandonato la riunione per prendere l'aereo per Roma e partecipare alla Festa del Cinema. Rimasti soli Comune, Provincia e Regione hanno buttato giù la loro lettera ai ministro, sollecitando l'uscita da una situazione di stallo «che si legge ancora preoccupa sia la Regione, che Comune e Provincia, che intendono sempre più unitariamente impegnarsi per lo sviluppo della fondazione. Per deliberare su scelte strategiche quali la nomina dei direttori, il riassetto dell'Asac e su molte altre questioni». L'ultima pagina spetta a Croff, che in un comunicato successivo al cda ha lanciato la sua proposta: un consiglio d'amministrazione che non scada più a gennaio, ma ad aprile, per il futuro, indipendentemente dal presente. Questo perché, spiega la Biennale, «la scadenza dell'organo amministrativo nel mese di gennaio costituisce un'anomalia strutturale». «La nuova nomina è urgente anche dal punto dì vista dei finanziamenti», ha insistito Cacciari. Ora la palla torna a Roma. Da Rutelli. Ma è chiaro che in questa fase politica, con un Pd appena nato e guidato dal cinefilo Walter Veltroni, difficilmente la Biennale sarà solo una decisione di Rutelli. Il profilo dei tre candidati papabili Vittorio Bo, Davide Rampello e Giorgio Ferrara la dice lunga su possibili intese più ampie della sola partita della Biennale. Rampello e Ferrara, ad esempio, dopo lo strappo della Rai sarebbero un segnale ai centrodestra di volontà di collaborazione, ma restano molto targati centrodestra e molto difficili da far digerire a sinistra, mentre Bo, dato in questo momento per favorito, si porta dietro l'etichetta Pd (è direttore dei comitato editoriale della rivista Pd) e forse questo potrebbe finire per nuocergli.