TESORI Nellantico edificio benedettino si sono diplomate generazioni di professionisti e accademici Da mille anni è la custode di codici e "sapere" Dal 1992 uno dopo laltro hanno iniziato a chiudere i diversi istituti e corsi di studio Fu fondata da un nobile di origine longobarda convertito alla cristianità Le pietre del muretto sono ancora calde del sole autunnale. Come ogni sera nella piazza dinanzi allAbbazia benedettina di Cava dei Tirreni si raccoglie un folto numero di giovani. Ledificio è appena a tre chilometri dal centro. Proprio davanti al monastero, nella curva, cè la statua di Urbano II benedicente. Protegge fantasie da pieno Medioevo, castelli e fortezze, monasteri e amori di cavalieri, sagome di monaci con barbe lanose, ma soprattutto preziosissimi codici conservati nelle arche della biblioteca, quindicimila pergamene che vanno dallVIII al XIX secolo, manoscritti e incunaboli. Il fascino della Badia di Cava sembra rimasto intatto e sono passati mille anni, o quasi, dalla sua edificazione. Era il 1011 quando Alferio Pappacarbone, nobile salernitano di origine longobarda, si ritira sotto la grande grotta Arsiccia e decide di cambiare vita. Un viaggio a Cluny, una lunga malattia, lospitalità dei monaci benedettini, la guarigione miracolosa. Il nobile torna tra i suoi possedimenti e si lascia la vita di prima alle spalle. Molti lo seguono, lui crea una piccola comunità e costruisce il nucleo originario dellodierna abbazia. È linizio. La quiete parla anche troppo qui, il fiume Selano serpeggia tra le fessure verdi delle montagne, racconta storie. I primi tre secoli della Badia sono straordinari; i primi quattro abati sono riconosciuti santi dalla Chiesa, Alferio, Leone, Pietro e Costabile. Pietro, nipote di Alferio, amplia il monastero e fonda una potente congregazione monastica, lOrdo Cavensis. Centinaia di chiese e di monasteri sparsi in tutta lItalia meridionale dipendono dalla Badia. Principi e signori offrono feudi, beni e privilegi, donano allabbazia la proprietà o il diritto di patronato su altri monasteri, gli abati finiscono per avere una giurisdizione spirituale dipendente solo dal Papa sulle terre di cui la Badia ha la proprietà. La storia si intreccia, non delude chi cerca. Nel 1394 Papa Bonifacio IX conferisce il titolo di "Città" a Cava, la eleva a diocesi autonoma, le dà un vescovo, che però deve risiedere alla Badia. È un momento delicato, il ruolo spirituale e temporale della Badia è messo in discussione. La rinascita è lenta e graduale. Tra il XVI e il XVIII secolo ledificio viene rinnovato. Labate De Palma ricostruisce la chiesa, il seminario, il noviziato e molte altre parti del monastero, ma tracce di medioevo ancora resistono. Arriva Napoleone. A difendere la collina e a guidare la resistenza del monastero è labate Mazzacane con venticinque altri monaci, si occupa della restaurazione, rinnova lo spirito religioso. Gli anni sfilano, risuonano eco dellUnità dItalia nel buio della vallata. È il 1867, viene istituito il Collegio San Benedetto, vengono fondate le scuole. Si comincia con il Liceo Classico, poi seguono negli anni anche il Liceo Scientifico, le Medie Inferiori e le ultime classi delle Elementari. Oltre ai collegiali, le scuole vengono aperte anche ai semiconvittori e agli esterni. La fama di insegnanti austeri e di studi complessi avvolge per decenni il regno dei benedettini cavensi, attira ragazzi benestanti da tutta Italia. Ma negli anni le cose cambiano e anche la Badia soffre la crisi della scuola italiana, la deriva dellinsegnamento e della didattica. Così dal 1992 al 2005, gradualmente, i vari istituti vengono chiusi. Come abbazia territoriale, la Badia conserva la diocesi con quattro parrocchie, gestisce i santuari dellAvvocata sui monti di Maiori, dellAvvocatella a San Cesareo di San Vincenzo Ferreri a Dragonea. Ma per quanto ancora? Circolano rumores, pettegolezzi di una perdita della diocesi, di un ridimensionamento dellabbazia benedettina a solo monastero. Intanto il fiume Selano ha smesso di raccontare, è tornato a dormire nel suo letto liquido che simbuca nella valle. Il buio ha ormai preso forma alle spalle della montagna, laria è frizzante. Dallalto della collina si scorge la valle metelliana che avvolge la città di Cava, mentre la sagoma fascinosa della Badia continua a fare da baluardo. Informazioni 089 463 922.