Per una volta non sono daccordo con Jacopo Gardella, lamico di una vita. Il problema non è fermare, anche solo per una pausa, lo sviluppo di Milano, il problema è governare lo sviluppo. E governare lo sviluppo non vuol dire solo parlare di urbanistica, anzi. La parola "sviluppo" che lui cita come parola dordine dei membri della giunta è forse una parola che non esiste più, se non accompagnata da una perifrasi che ne spieghi quale significato le dà chi la pronuncia. Se per sviluppo si intende una crescita urbana purchessia, come forse la intende la maggior parte dei membri della giunta, allora sarei ancora più drastico di Gardella: nessuna ulteriore crescita, né ora né mai. Ma so di aver detto una cosa impossibile e dunque inutile. Dobbiamo imparare a governare lo sviluppo prima che la sua forza interna, spesso becera e sempre cieca, ci travolga, senza negare però che solo attraverso lo sviluppo possiamo pensare di sopravvivere e ripianare le ingiustizie sociali del nostro tempo. E qui dovremmo parlare di sviluppo compatibile, non una ma due parole ormai prive di senso se non unite insieme. Ma restiamo nel campo dellurbanistica. Prima di muoverci dobbiamo fissare alcuni paletti: il principio della parsimonia, direi persino dellavarizia, nelluso del suolo inedificato è uno di questi. Ma contemporaneamente dobbiamo dire che la qualità della vita in città non è inversamente proporzionale alla densità edilizia: ci sono parti di Milano che potrebbero ammettere densità anche superiori, come in molte città straniere. Dobbiamo invece affermare che la qualità della vita è legata alla quantità di spazi sociali di cui può godere ogni singolo cittadino ma per spazi sociali si deve intendere la somma delle superfici lastricate e pedonalizzate e di quelle verdi, realmente a portata di mano; forse è anche arrivato il momento di fare un discorso serio sulle piazze milanesi. Dobbiamo distinguere con chiarezza tra verde di vicinato e verde con funzione ecologica e qui sono daccordo con Gardella quando sollecita la creazione di cinture verdi, non solo a scopo ecologico ma di interruzione del costruito. Appunto per non lasciare spazio, neanche culturale, ai sostenitori della città infinita, una delle storture sociologiche che ha colpito la fantasia di qualcuno ed entusiasmato gli immobiliaristi daccatto, quelli del mordi e fuggi, quelli secondo i quali la qualità della vita non ha valore perché non ha prezzo. Ma se tutti questi discorsi li facciamo per Milano, ogni altro centro abitato, piccolo o grande che sia, ha diritto al medesimo rispetto ed ai medesimi principi. La nostra tendenza a scaricare altrove i nostri problemi è stupida e proverbiale. Milano ha in sé le sue opportunità di sviluppo, senza occupare altro territorio inedificato, deve saper crescere ottimizzando le sue risorse esistenti, tutte le risorse. Certo è più difficile: è un obbiettivo per raggiungere il quale occorre la somma di molti saperi e limpegno comune di molte forze economiche e sociali. Vuol dire inventare una nuova disciplina che si occupi della città. Lurbanistica tradizionale non basta. LUCA BELTRAMI GADOLA
LOMBARDIA -MILANO - Non fermate lo sviluppo in città
Il sottoscritto, Luca Beltrami Gadola, si oppone all'idea di fermare lo sviluppo di Milano, ma sostiene che il problema non è solo di fermare la crescita, ma di governare lo sviluppo in modo sostenibile. Per farlo, è necessario fissare alcuni paletti, come la parsimonia nell'uso del suolo inedificato e la qualità della vita legata alla densità edilizia. Inoltre, è necessario creare spazi sociali, come piazze e aree verdi, e distinguere tra verde di vicinato e verde con funzione ecologica. La città di Milano ha le sue opportunità di sviluppo, ma deve saper crescere ottimizzando le sue risorse esistenti, senza occupare altro territorio inedificato.
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