LA POLEMICA Fotocronaca di un degrado La fotografia documenta il degrado. Dopo le esperienze del collettivo Stalker e del gruppo P-Project, arriva il fotografo barese Carlo Garzia, sono parole dello stesso artista, a «raccontare linvolgarimento del paesaggio pugliese». Succede così che cinque delle sue immagini più recenti, parte di un lavoro inedito nella regione, siano in mostra in questi giorni al Maxxi di Roma, uniche foto del Mezzogiorno a essere comprese nella collettiva "Atlante italiano 007". Dal capoluogo a San Giovanni Rotondo, cinque immagini dellartista barese nella mostra "Atlante italiano 007" al Maxxi di Roma Quando la fotografia mette a nudo il degrado Garzia: "Racconto linvolgarimento del paesaggio" il progetto Ho raccolto una serie di immagini destinate a essere comprese in un archivio ad hoc le finalità Lo scopo del nostro mestiere è mettere in evidenza, agli altri le interpretazioni «Larte non serve a decorare appartamenti», diceva Picasso. «È unarma di offesa e difesa contro il nemico». Ma è possibile un ruolo sociale per larte oggi? Le esperienze orientate a cogliere la dimensione "politica" del vivere collettivo negli ultimi tempi si moltiplicano. Si confondono e si contaminano i confini tra arte, sociologia, urbanistica, in queste proposte di rilettura alternativa della realtà. Ma questo è anche uno degli aspetti più innovativi della fotografia italiana, che negli ultimi anni è andata interrogandosi sui mutamenti in corso (a cominciare dal celebratissimo Viaggio in Italia iniziato da Bari nell84) . Importante, in questa articolarsi delle letture del sociale, è la proposta presentata a Roma da un autore barese colto e attivo come Carlo Garzia. È lunico invitato a Sud della capitale alla mostra Atlante italiano 007. Rischio paesaggio appena inaugurata al Maxxi, il grande museo delle arti del XXI secolo, in collaborazione con la Darc-Direzione generale per larchitettura e per larte contemporanee del ministero per i Beni culturali (fino al 18 novembre; info 06. 321.101.81). Offre uno sguardo sulle emergenze di unItalia che cambia, commissionato a dieci fotografi italiani e cinque stranieri con lobiettivo di recepire contributi alla definizione di nuova cartografia dei territori a rischio: i paesaggi mutati dal boom edilizio, dallabusivismo dilagante, dalle zone dellabbandono, dallassalto turistico, ma anche le aree di eccellenza, come i parchi di tutela. Fotografia dunque come denuncia? «Nel mio caso, ma anche nelle interpretazioni dei miei colleghi in mostra, mi sembra che laccento sia posto non tanto sulla bruttezza eclatante quanto su «unidea di involgarimento del paesaggio», puntualizza Carlo Garzia. «Le cinque immagini da me presentate, parte di un ciclo completo che confluirà nel costituendo archivio del Maxxi, sono tutte inedite. Essendo lunico meridionale, ho scelto di lavorare sulla mia regione interpretando trasversalmente le tracce suggerite, in modo molto libero. A partire dalla polarità bellezza-catastrofe, ho interpretato la dialettica attrazione-repulsione in modo ironico, proponendo una riflessione sui modelli dellabitare». Filo conduttore di questi scatti è infatti lo schema minimo, infantile, della casa: lo ritroviamo in un container per strada; in un alberghetto rosa con tetto a spiovente (lhotel "Limmagine" di San Giovanni Rotondo); o in una parete in tufo scavata che fa da sfondo ad un distributore di benzina sullautostrada. È un lavoro documentario ma dautore, che tiene conto di un approccio concettuale alla visione. «Credo che lo scopo della fotografia non sia di classificare o inventariare luoghi» conclude Garzia. «Bensì di offrire un punto di vista, un "documento" in senso più alto, che sta poi ad altri interpretare». La tesi dellautore barese si propone così come alternativa rispetto ai due cicli di immagini che due celebri fotografi hanno dedicato a Bari e che - per curiosa concomitanza - sono proposti in contemporanea nella città. Più vicina sembra alla visione lucida e sospesa offerta da Gabriele Basilico nella Pinacoteca provinciale; certamente distante dal "realismo" esibito da Uliano Lucas, maestro del fotoreportage a sfondo sociale, alla Sala Murat. Queste esigenze di lettura e di indagine vanno peraltro ben oltre luso nudo e crudo del medium fotografico. Una testimonianza significativa di modi complessi e diretti di interventi sul sociale è venuta di recente, in Puglia, da iniziative come quella degli Stalker, gruppo romano interdisciplinare interessato alle zone al margine e ai vuoti urbani, indagati con mezzi diversi. Come per la perlustrazione a piedi del litorale da Barletta a Bari lo corso anno, restituito attraverso uninedita mappatura sensoriale costituita da foto, video, reperti. «In questo percorso lungo la costa Nord con alcuni studenti pugliesi darte e architettura, abbiamo cercato di comprenderne usi, abusi, disusi, usi mancati e usi possibili», racconta uno dei fondatori, Lorenzo Romito. «Il nostro è un punto di partenza per chi volesse interrogare il territorio prima di proporre ricette per la sua salvaguardia eo il suo sviluppo». Si collocano su questa linea di esplorazione del contesto urbano, con un taglio più provocatorio, anche le street performance del giovane gruppo P-Project di cui fa parte il barese Antonio Porta (tra i selezionati per la Biennale dei giovani artisti del Mediterraneo che si terrà proprio in Puglia a maggio). I loro interventi attuano pratiche di disturbo conoscitivo nel tessuto cittadino: come la presa di possesso, con vari media, di due non-luoghi interdetti quali il cantiere di Punta Perotti prima della demolizione e la spiaggia allamianto di Torre Quetta. Nella convinzione dichiarata che, spiega Porta, «larte sia una forma di comunicazione e di coscienza critica della realtà in cui viviamo».
PUGLIA - Ecomostri, la Puglia di Garzia in mostra al Maxxi di Roma
Il fotografo barese Carlo Garzia ha presentato a Roma la sua mostra "Atlante italiano 007" al Maxxi, in collaborazione con la Darc-Direzione generale per larchitettura e per larte contemporanee del ministero per i Beni culturali. La mostra raccoglie cinque sue immagini più recenti, tutte inedite, che documentano il degrado del paesaggio pugliese. Garzia ha spiegato che il suo lavoro non è una denuncia, ma piuttosto un'interpretazione ironica della dialettica bellezza-catastrofe e della relazione tra abitare e paesaggio. Le sue immagini mostrano la casa come un elemento di disturbo e di contestazione, utilizzando lo schema minimo e infantile della casa come filo conduttore.
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