Più che allasse Maiakovski Marinetti, fanno pensare da un lato a Grillo e Santoro e dallaltro a «Forza Nuova» e al Bagaglino. Il colore, intanto, non è il nero ma il rosso. La rivendicazione e il fraseggio sono futuristi e allo stesso tempo antimercato. In trenta righe, che cercano invano di esser spiritose, cè, buttato lì, un «eja! marciare per non marcire, lottare per non morire» accanto agli slogan della piazza di sinistra contro il precariato, contro la disoccupazione e per «i lavoratori». Insomma, nel linguaggio degli inchiostratori della Fontana di Trevi cè una spruzzata di fascismo e una di no global. E alla fine, più che una rivendicazione, il loro volantino è un compitino da somari confusi che rivela il vero modello al quale si ispira 'Azione Futurista 2007: non il Duchamp che mette i baffi alla Gioconda, ma la Guzzanti che imita DAlema e Berlusconi. E infatti, il risultato finale è un attentato comico e vandalico alla meraviglia del Luogo Comune, al più comune dei luoghi, che non è solo un monumento ma è anche un simbolo occidentale: è lacqua della dolce vita, è il paradosso del povero e geniale imbroglione meridionale che cerca di vendere patacche allamericano danaroso ma stupido, è il logo della vacanza italiana, è larrivederci Roma pronunziato lanciando la moneta del ritorno, è il capolinea di tutte le strade del mondo che portano qui, alla fontana di Trevi. Toccarla, sporcarla o danneggiarla significa toccare, sporcare o danneggiare il mondo perché la Fontana di Trevi arreda limmaginario del mondo, è uno di quei luoghi al tempo stesso identitari e senza nazionalità, come la Torre Eiffel a Parigi, come il Big Ben a Londra, e come erano le Twin Towers a New York. Anzi è proprio alle Torri che probabilmente si sono ispirati gli imbrattafontana pensando di entrare sì in tutte le case del mondo ma con la dolcezza romana. Volevano scandalizzare, ma con laudacia irridente allitaliana e non con la ferocia ottusa del fondamentalismo islamico. Sicuramente per questo hanno pensato al futurismo, scambiando però Marinetti con Grillo. Hanno insomma attribuito al futurismo, che fu un complesso, importante e controverso movimento culturale, la maleducazione e la contestazione globale e piazziaola dellattuale antipolitica. Niente bomba, dunque, ma un secchio di sporcizia colorante che, per la verità, è un po meno volgare delle stampelle alla signora Montalcini, e forse è un po meno vandalico dei nasi e dei piedi rotti alle tante statue italiane. Sicuramente questo attentato, che sta al terrorismo come Grillo sta ai partiti, è una brutta espressione carnevalesca dellantipolitica. Ma è in fondo solo un poco più infantile dellinfantile rimestare politico-romano nel cinema italiano. Perché è sicuro che gli imbrattafontane ce lhanno con Veltroni, ma è altrettanto vero che stanno dentro al veltronismo sia pure come sua deformazione sconclusionata. Di certo usano, caricaturizzandolo, il suo stesso linguaggio, quello che non colora di rosso le fontane ma di bianco le notti romane, quello che fu già di Nicolini ma anche quello del sarkozismo pataccaro che non offre un posto dentro la nuova ditta della sinistra a Tremonti o a Giuliano Ferrara, ma alla moglie dellavversario in perenne e trattenuta crisi coniugale. Insomma gli imbrattafontane usano quella stessa comunicazione immaginativa, non tradotta in romanesco ma degradata in romanese, che è la presunzione di Roma ridotta a provincia: «so Kennedy» e «so Sarkozy» in bocca agli imbrattafontane diventano «semo lAlqeda de Roma». Sperando che il liquido rosso non sia corrosivo e che non sia acido, ma solo un colorante che possa andar via dal travertino con una doccia calda, la nostra condanna, ferma, deve essere tuttavia proporzionata allatto, e dunque, attenzione allantifascismo, che è stato una cosa seria, attenzione a invocare «la scelleratezza» come Pecoraro Scanio, attenzione a farsi prendere la mano dagli aggettivi come sta capitando al solitamente moderato Rutelli. Attenzione insomma a pronunziare sentenze colorate di rosso-patacca. Noi, alle pene previste contro chi sporca o danneggia i monumenti, aggiungeremmo solo la somministrazione di energici scappellotti pietosi e lironia severa, per un vandalismo politico-goliardico che zampilla da un generale clima politico-goliardico del Paese, mezzo futurista e mezzo fascista, mezzo no global e mezzo gaglioffo, un clima di politica e di antipolitica impiastricciate e impataccate proprio come è adesso la Fontana.