Chiuso il capitolo delle «svendite» e delle «dismissioni per coprire spese primarie correnti», il Governo Prodi volta pagina sul patrimonio immobiliare pubblico e preme sulla valorizzazione, sulla gestione dei beni dello Stato per generare reddito, aumentare ricavi ed efficienza, contenere costi e sprechi e tutelare la conservazione di una ricchezza di tutti i cittadini. È questa la strategia ribadita ieri, nel corso della presentazione del censimento, da alti esponenti dell'Esecutivo. Confermando la linea strategica del direttore generale Elisabetta Spitz all'Agenzia del Demanio. E prendendo le distanze dall'iniziativa del sindaco di Roma e segretario «in pectore» del Partito democratico Walter Veltroni, il quale nei giorni scorsi ha rilanciato l'idea di abbattere lo stock del debito pubblico, oltre che con l'avanzo primario, anche a colpi di mirate dismissioni degli immobili pubblici centro di costo e non di reddito. «Finora il patrimonio immobiliare dello Stato è stato gestito in perdita ed è stato venduto quello che generava reddito per coprire spese correnti - ha ricordato il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco -. Questo censimento, la prima ricognizione precisa sulle condizioni, la qualità e la possibilità di utilizzo degli immobili pubblici, consente allo Stato di concentrarsi sulla creazione di valore e di ricchezza». Secondo Visco, quando il patrimonio immobiliare rende come un titolo del debito pubblico, non c'è necessità di venderlo. L'immobile deve rimanere pubblico ma va dato in gestione ai privati che pagano canoni di mercato. «L'Agenzia del Demanio è la nostra punta di lancia», ha sottolineato Visco, calcolando che se la pubblica amministrazione (che vale il 20 del Pil) potesse recuperare il 10 di efficienza, il Pil crescerebbe di due punti percentuali. Rivolgendosi alla folta platea di politici, accademici ed esperti in occasione della presentazione del censimento, anche il vicepremier e ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli ha colto l'occasione per rimarcare che questa ricognizione «mette fine ad una polemica che riguarda la cosiddetta svendita del patrimonio pubblico. La Finanziaria 2007 è un cambiamento di pagina rispetto alle svendite e dismissioni tout court», ha detto Rutelli, citando come esempio i 5.870 impianti militari (non ccnsiti dall'AdD) che saranno oggetto di valorizzazione. Una tavola rotonda ha chiuso i lavori a Palazzo Colonna con la partecipazione di Sabino Cassese, giudice della Corte costituzionale, Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis e l'architetto Francesco Bandarin, direttore dell'Unesco: tra i temi emersi la necessità di estendere il censimento ai beni degli enti pubblici e locali e curare maggiormente il patrimonio paesaggistico, l'importanza delle reti (fari, caselli stradali e ferroviari, torri di avvistamento ecc.) e della trasparenza nella politica sul patrimonio pubblico.