Presenti Giorgio Napolitano e 23 delegazioni straniere, il ministro dei beni culturali Rutelli, il viceministro dell'economia Visco ed Elisabetta Spitz che dirige l'agenzia del demanio, hanno illustrato il patrimonio censito, in quattro anni di lavoro, da 1.600 funzionar!. Si tratta di 30 mila beni, così suddivisi: 15 mila «disponibili», 13 mila in uso governativo (caserme, tribunali, prigioni e così via) e 2 mila appartenenti al demanio storico-artistico. Complessivamente sono 95 milioni di metri cubi di edifici e 150 milioni di metri quadri di terreni. Tanto da far girare la testa agli immobiliaristi e a tutti i furbetti dei quartierini. Rutelli ha assicurato che non c'è spazio «per aspettative velleitarie, secondo cui lo stato risana i conti attraverso la svendita del patrimonio», ma invece si offre la «possibilità di trasformarli (i beni) in ricchezza». L'idea rutelliana sarebbe quella di valorizzare le bellezze d'Italia, in vista del turismo e dell'uso economico degli spazi. Il suggerimento di Visco alla Difesa è quello di liberare le caserme con il risultato di «trasformare la faccia delle città italiane, coinvolgendo anche architetti intemazionali» pur se «ci vorrà qualche anno». Visco punta il dito sulle Sovrintendenze: «perché a Parigi si possono costruire le piramidi al Louvre e qui non si può toccare niente». Già, perché?