ROMA Ancora nessuna intesa sui punti caldi del decretone della manovra 2004. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti prosegue imperterrito sulla sua strada: difende, cioè, il testo originario e rifiuta di accogliere gli emendamenti proposti al Senato da Udc e An. La questione più spinosa riguarda la Cassa depositi e prestiti, che il decretone trasforma in Spa secondo criteri che An e Udc non condividono e che vogliono modificare. E così il voto di fiducia («inevitabile» secondo il ministro Rocco Buttiglione, «gravissimo» per Passino e Rutelli), messo in conto dal Governo fin dal varo del decreto per accelerarne l'esame e blindarne i contenuti (lo stesso Giovanardi ha ammesso che è stata già autorizzata), si trasforma in un problema. Su quale testo porla? Su quello uscito da Palazzo Chigi il 29 settembre con il placet, dicono all'Economia, di quei ministri che ora storcono il naso? Impossibile: dopo tanto discutere nella commissione Bilancio di Palazzo Madama e fuori di essa, apparirebbe evidente che alla fiducia si è dovuto far ricorso contro la stessa maggioranza. Dunque non c'è che trattare: Ivo Tarolli, relatore, indica il tema più delicato: gli organi della Cassa. Il ministro dell'Economia si è riservato nomina del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale e approvazione dello statuto con proprio decreto, Tremonti, avverte Tarolli, deve accettare qualche limitazione: parole sul genere di «sentito il...», oppure «di concerto con...». Altrimenti, non ci siamo. E neppure ci siamo con la questione della natura della Cassa e della vigilanza cui sottoporla. Anche su questo punto l'intesa è lontana: il decreto sottopone la Cassa alla vigilanza della Banca d'Italia, ma soltanto nel senso della più blanda disciplina prevista per gli intermediari finanziari non bancari, Udc e An, invece, in armonia con quanto detto dal governatore Antonio Fazio nell'audizione sulla manovra, chiedono che sia qualificata come ente creditizio e sottoposta alla vigilanza della banca centrale anche sotto questo profilo. «C'è un tentativo di ridimensionare Tremonti», è la diagnosi di Luigi Casero, di Fi: «Noi siamo d'accordo col ministro dell'Economia». E Berlusconi lo appoggia, ha concluso Casero. Ieri, dopo il Consiglio dei ministri, il premier si è trattenuto con Tremonti, Buttiglione e Matteoli ma non sembra siano state raggiunte decisioni. Tarolli, intanto, lavora a una sintesi delle posizioni emerse finora: sintesi che dovrà estendersi alle vendite di immobili e di mobili di proprietà pubblica e di interesse culturale la cui esigenza di tutela sia venuta meno. Tarolli insiste sulla necessità di un "silenzio-assenso" che dia via libera alle vendite dopo che le soprintendenze, cui tocca la verifica, non abbiano risposto per un certo tempo (120 giorni?). Quanto ai beni mobili (statue, quadri, arredi ecc,), il relatore esclude siano a rischio svendita: ma afferma che, se un immobile li contiene, e indispensabile sottoporli a valutazione. Previsto anche un potere di supplenza del ministero dei Beni culturali. Altro tema delicato, il condono edilizio, interessato da correzioni restrittive di An. Degli emendamenti al decreto, 1.200 sono stati riproposti in Aula, metà dalla maggioranza. Da martedì, i voti: l'intesa dovrà essere stata raggiunta e la fiducia posta. Poi, la Camera. Da ultimo, una riflessione. Il Governo ha affidato la manovra 2004 a un decreto e non alla Finanziaria, come vuole la legge contabile, per ridurne al minimo l'esame di merito prevedendo il ricorso alla fiducia. Il Senato ha tuttavia rivendicato i suoi spazi, sollecitando modifiche e imponendo una trattativa. Certo, in 60 giorni, entro il 1 dicembre, il decreto sarà stato convertito e la Finanziaria, che vi si basa, coperta. La sessione di bilancio, con le sue regole, le sue garanzie e i suoi riti sarà stata di fatto accantonata: è quello che il Governo si proponeva. Non di ridurre il deficit 2003 grazie all'immediata entrata in vigore del decreto legge, il cui effetto sull'anno in corso è pari a zero.
Cdp, ora lo scontro è sulla governance
Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti rifiuta di accogliere gli emendamenti al decretone della manovra 2004 proposti al Senato da Udc e An. La questione più spinosa riguarda la Cassa depositi e prestiti, che il decretone trasforma in Spa secondo criteri che An e Udc non condividono. Il voto di fiducia, previsto per il 2 dicembre, si trasforma in un problema. Il ministro dell'Economia si è riservato nomina del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale e approvazione dello statuto con proprio decreto. Il relatore del Senato, Ivo Tarolli, indica il tema più delicato: gli organi della Cassa.
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