Circa 20mila edifici e 10mila terreni, in tutto 30mila beni di cui finalmente lo Stato ora sa di essere proprietario. Alcuni quasi dimenticati, altri di celebrata notorietà, come il Colosseo o la Reggia di Caserta. Ma il censimento ultimato dall'Agenzia per il Demanio, ufficializzato ieri alla presenza del presidente Giorgio Napolitano, non prelude a una nuova e più massiccia immissione sul mercato dei gioielli di famiglia, sul modello di una nota gag cinematografica in cui si provava a far cassa vendendo la fontana di Trevi. L'enorme banca dati unica è stata realizzata dal ministero delle Finanze con quattro anni di lavoro e l'impiego di 1.600 persone: «Negli anni passati è stato venduto un patrimonio fruttifero per gestire spese correnti - spiega il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco -. E sarebbe stravagante vendere un bene che ha valore di mercato». «Ora che disponiamo di questo censimento si può voltare pagina rispetto a un'ipotesi un po' confusa di vendita del patrimonio dello Stato che avrebbe portato solo ad una goccia d'acqua nel deserto come introito», dice il ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli. Che dà atto dell'impegno di due governi di segno diverso per arrivare a ottenere un grande risultato, visto che «solo a metà degli anni '90 si stimava che il 30 per cento di questi beni fosse in mano a chi non aveva titolo». La scelta strategica è quindi di non disfarsi di beni in grado di portare introiti enormi. Di questi, infatti, 2.500 sono considerati ad alta potenzialità di valorizzazione. «E la conoscenza è la premessa per valorizzare», spiega Visco. Il corretto e pieno utilizzo, per il viceministro, «potrebbe valere due punti di pil, non vedo perché dovremmo rinunciarci». Quanto al loro valore complessivo è impossibile ipotizzare cifre credibili, ci si prova solo su quello dei beni della Difesa considerati non più utili a fini militari, che viene stimato in 4 miliardi. Avviati già alcuni progetti di valorizzazione: con l'operazione "Valore Paese" vengono individuate nuove destinazioni urbanistiche per importanti edifici pubblici, il progetto più importante riguarda Villa Tolomei, prestigiosa dimora rinascimentale situata sulle colline di Firenze, già pubblicato il bando di gara per il suo affidamento. «Con il progetto caserme - sottolinea Visco - è possibile trasformare beni al centro delle città, con l'aiuto della difesa e il coinvolgimento dell'architettura mondiale». Dei circa 30mila beni censiti sono disponibili circa la metà, 13mila sono ad uso governativo e 2mila di proprietà del Demanio storico-artistico. Ultimato il censimento, ora potrà entrare in rete con un nuovo network che metterà in collegamento i patrimoni censiti di 24 Paesi europei, al fine di «condividere e definire un modello europeo di gestione dei patrimoni pubblici», sottolinea il presidente dell'Agenzia del Demanio Elisabetta Spitz. E come ogni inventario che si rispetti ci sarà traccia dello stesso anche sul singolo bene: parte, da qui al 2011, una campagna per apporre sugli edifici più importanti delle targhe contenenti i dati identificativi del bene e le informazioni storiche. E per Rutelli «sarebbe molto bello affidare l'apposizione di queste targhe alle scuole, per dire ai nostri ragazzi che il patrimonio che abbiamo ereditato appartiene a loro». Significativo anche il capitolo riguardante i beni confiscati alla mafia. Visco ha annunciato che entro fine anno saranno dati tutti in gestione a Comuni ed enti, così come previsto dalla legge.