E'stata una gestazione a singhiozzo. Lunghissima: una qunidicina di anni. Costellata di slittamenti, false partenze, imprevisti. L'ultimo, legato alle precarie condizioni statiche del monumento, che ne hanno imposto la chiusura per molti mesi. Ed è tutt'altro che conclusa: ci vorrà un'altra iniezione di fondi e un altro biennio di lavori per inserire nel percorso di visita le due grandi aule absidate giù in basso, destinate alle stupefacenti ricostruzioni della facciata della Basilica Ulpia, aprire stabilmente i passaggi di collegamento con il Foro romano e le altre piazze imperiali. Ma ora il complesso dei Mercati di Traiano può sostenere senza più rischi la sfida del tempo e dei terremoti: «Il più importante dei doveri che dovevamo assolvere e dei traguardi che abbiamo raggiunto», confessa il sindaco alla cerimonia del varo. E il museo che ospita nelle sue sale restaurate alle perfezione, e che da oggi sarà aperto al pubblico (orario 10-19, 6,50 euro l'ingresso), è un nuovo prezioso gioiello che Roma offre ai suoi abitanti e ai turisti. Una chiave indispensabile per rileggere e comprendere la storia dei Fori, dare un senso ed un volto a quei ruderi sgranati tra piazza Venezia e il Colosseo che imprigionano la memoria del più imponente centro monumentale dell'antichità. Già, perchè- come spiegano il soprintendente Eugenio La Rocca e l'assessore alla cultura Silvio Di Francia nel presentare l'evento- Roma ha pagato la sua sopravvivenza al crollo del regno dei Cesari e la sua rinascita come capitale dei Papi con uno stillicidio devastante di distruzioni, spogli, operazioni di riuso, che ha il suo epicentro proprio nei Fori. Di quello scrigno sfolgorante di palazzi, statue, marmi non ci resta che uno spolverio di tessere lacunose e lacerti. Migliaia di stupendi frammenti cha giacevano muti nei depositi e ora tornano a parlare e a raccontare la loro perduta magnificenza, grazie al rigoroso lavoro di recupero e riallestimento curato da Lucrezia Ungaro, la direttrice di questo museo, sulla scorta dei nuovi reperti e delle nuove mappe dei siti emersi dagli scavi dei Fori ancora in corso. Lungo il percorso accurati disegni e video interattivi ricostruiscono con efficace approssimazione l'immagine originaria dei cinque Fori. Ma a colpire ed emozionare è soprattutto lo spettacolo dei reperti rimontati in mostra. La leggiadra danza di amorini che tappezzava il sacello del tempio di Venere al Foro di Cesare. L'imponenza del Colosso dell'imperatore che troneggiava nel Foro di Augusto restituita dai giganteschi resti della statua, rimontati come ossa di dinosauro. La vasca di porfido che nel Foro della Pace catturava i riflessi dei capolavori greci sistemati nei portici. Ne è stata ritrovata, ed ora è esposta, una firma: quella di Prassitele.