La città sepolta di Pompei diventa un prototipo di sistema-attrattore da studiare: dal Giappone è arrivata infatti una delegazione interessata al suo modello turistico. L'incontro si è svolto ieri tra il sindaco di Pompei, Claudio D'Alessio, l'assessore alla cultura Antonio Ebro e una delegazione di Miyazaki, città giapponese dove è stato ritrovato un sito archeologico risalente all'antico impero del Sol Levante. E l'esempio di Pompei potrà servire come benchmark per lo sviluppo del bene culturale rinvenuto in Giappone. "Non può che farci piacere il fatto di avere tanta buona referenza in un paese come il Giappone - dichiara il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio -. Questo dimostra che, al di là dei problemi che pure dobbiamo ancora risolvere, il modello-Pompei funziona ed è riconosciuto nel mondo come uno dei più efficienti sotto l'aspetto turistico". In una nota il capo delegazione nipponico, Retsu Hayakama, sottolinea come Pompei sia considerata un modello sotto l'aspetto turistico e come Miyazaki vorrebbe ricalcarne le orme per lo sviluppo economico di tutto il suo distretto. "Continueremo a lavorare per lo sviluppo turistico - conclude il primo cittadino - per avere una città sempre più accogliente e sicura per i 4 milioni di vacanzieri che ogni anno vengono a Pompei". Si tratta, come è evidente, di una risposta implicita alle critiche venute al sistema-Pompei da una recente trasmissione televisiva. Intanto, il soprintendente di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, ha chiesto un incontro al presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che nei giorni scorsi aveva auspicato un coinvolgimento dei privati nella gestione dei beni culturali italiani. Un incontro "per individuare ed affrontare insieme i temi e le modalità per un rilancio di Pompei, anche in collaborazione con il settore privato e produttivo del Paese", scrive Guzzo sottolineando poi che l'autonomia di cui gode la Soprintendenza di Pompei già permette la collaborazione pubblico-privato. "Dal 1997, con la legge 352, la Soprintendenza di Pompei gode di uno statuto speciale di autonomia finanziaria ed organizzativa - spiega - . A partire da quella data si è accresciuta la nostra attenzione verso la collaborazione con organismi privati, non solo nazionali. Sarà sufficiente ricordare gli accordi con la Compagnia di San Paolo, la Autostrade Meridionali S.p.a., i contratti di sponsorizzazione con il Packard Humanities Institute e la Fondazione Restoring Ancient Stabiae. Mi auguro - conclude il soprintendente nella sua lettera - che si possa realizzare l'incontro proposto per concretamente agire per un più incisivo e coordinato sviluppo non solo dell'area archeologica, ma anche del territorio circostante". E si espandono anche altre relazioni internazionali per Pompei: la cittadina si gemella infatti con l'antica capitale cinese, Xìan: è questo l'obiettivo del protocollo di gemellaggio siglato a Pompei dal sindaco Claudio D'Alessio e dall'amminitsrazione comunale cinese. Il patto, firmato al teatro Di Costanzo Mattiello, sarà l'occasione, si sostiene, di numerosi scambi culturali tra due città, accumunate tra loro per la lunga tradizione storica. "Siamo orgogliosi - ribadisce D'Alessio - per aver siglato questo patto con una delle città più importanti al mondo. Xìan è stata capitale della Cina per ben 13 dinastie ed attualmente è una delle città più popolate sul territorio cinese". A firmare il protocollo d'unione tra le due città il sindaco e una delegazione cinese composta da rappresentanti dell'amministrazione comunale di Xìan nonché dall'ambasciatore cinese in Italia, Dong Jinyi. Primo appuntamento in programma nel gemellaggio è una mostra culturale: in esposizione nella chiesa del Sacro Cuore a Pompei i dieci guerrieri di Xìan in terracotta, in mostra da tre mesi e con 2.500 visitatori al giorno al British museum di Londra.