Anche se il connubio tra un architetto e uno psichiatra può apparire stravagante, il rapporto tra architettura e medicina è antico e già presente nel trattato De re aedificatoria di Leon Battista Alberti del 1452. La buona architettura è una forma di «salus» per i cittadini scrive l'umanista, così come la bellezza («concinnitas» in Alberti) ha un fine etico ed è pure strumento difensivo, poiché di fronte all'armonia il nemico frena la mano. Sebbene non tutto il libro Dove abitano le emozioni, La felicità e i luoghi in cui viviamo di Mario Botta e Paolo Crepet intervistati da Giuseppe Zois (Einaudi, pp. 180, 12.50) sia immune da qualche ovvietà (del tipo «Ci vorrebbe davvero un nuovo Rinascimento...»), nel complesso lo possiamo considerare come un settecentesco dialogo erudito (alla Algarotti) di Estetica dell'architettura, ove per Estetica si debba intendere come voleva il suo fondatore Baumgarten «Scienza della sensibilità» e dunque una disciplina che studia anche l'incidenza di spazi e colori sulla psiche e sui comportamenti dei fruitori. Dal libro emerge che l'aver cura della città è una «cura preventiva» per gli individui; del resto, costruire è abitare, e abitare è «prendersi cura», come scrive Heidegger nel noto Costruire, abitare, pensare. Non si può fare una scienza deterministica dei luoghi dell'esperienza umana e nemmeno offrire delle statistiche esatte della ricezione di vari luoghi; l'intento del libro è solo quello di evidenziare una fenomenologia di situazioni ricorrenti. Ne emerge, ad esempio, che la città storica ha una influenza ben più positiva anche delle periferie meglio realizzate di nuova architettura, perché si presenta come «una enciclopedia inesauribile» (Botta). «In un quartiere periferico anonimotematizza questa Crepet si annida il paradosso della solitudine: non sei solo, ma ti "senti" solo». Un altro tema curativo è quello del rapporto tra architettura e identità, un altro ancora quello dell'idea di casa come rifugio protettivo. «La casa è l'utero della madre scrive Botta -- ed è anche il nesso che ricollega al passato». Ribadisce Crepet: «Se consideriamo la casa da una angolazione psicologica tre sono i basamenti. Il primo ruota intorno al sapere chi sei oggi, prodotto da chi sei stato: ovvero le tradizioni e le radici. La sommatoria di questi due aspetti produce il chi sarai».