Tra il dire e il fare c'è una lettera di invito che il soprintendente archeologo di Pompei Pietro Giovanni Guzzo ha inviato al presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo. Perché quando gli industriali chiedono di far spazio ai privati nel rilancio del sito archeologico sfondano una porta aperta dalla legge 35207, varata proprio per favorire l'affidamento dei servizi e i restauri sponsorizzati. Così, il numero uno della soprintendenza di Pompei risponde al numero uno di Confindustria che l'altro giorno a Torino aveva puntato l'indice contro l'incapacità di trasformare in risorsa economica gli scavi. «Dal '97 - scrive Guzzo - la soprintendenza di Pompei gode di autonomia finanziaria e organizzativa - da allora si è accresciuta la nostra attenzione verso la collaborazione con organismi privati, non solo nazionali. Mi auguro, illustre presidente, che si possa addivenire all'incontro proposto per concretamente agire per un più incisivo e coordinato sviluppo non solo dell'area archeologica ma anche del territorio circostante». Il soprintendente ricorda gli accordi con la Compagnia di San Paolo, la Autostrade meridionali, la fondazione Restoring An-cient Stabiae e il Packard Humanities Institute. Quest'ultima collaborazione, in particolare, ha permesso, attraverso la formula della sponsorizzazione, importanti interventi di restauro agli scavi di Ercolano. Ai privati sono stati affidati, nel tempo, servizi aggiuntivi come la biglietteria (Arethusa), il bookshop (Electa) e altri servizi come visite notturne e audioguide. Qualche anno fa la sponsorizzazione della maison Hermès consentì il restauro di un affresco della Casa del principe, che finì poi immortalato su diversi esemplari dei celebri «carré». Ancora, una convenzione con le cantine Mastroberdardino, che producono bottiglie numerate di «Villa dei Misteri» da uve coltivate all'interno del sito, ha permesso di eseguire restauri nella villa suburbana. Investire sul rilancio di Pompei, insomma, si può. Ma dai dati forniti dalla soprintendenza emerge subito che gli investimenti e le sponsorizzazioni più importanti non sono targate Italia. Più generosi con Pompei gli industriali stranieri: un dato su cui riflettere. Intanto, per il numero uno di Confindustria con la lettera di Guzzo salgono a due nel giro di pochi giorni gli appelli a visitare la città degli scavi. Il primo all'indomani delle sue dichiarazioni a Torino, quando furono gli albergatori a pregarlo di andare a Pompei per conoscere anche la città nuova. Chissà che dal fuoco incrociato degli inviti non nasca una sponsorizzazione o un accordo utile per lo sviluppo turistico dell'area.
Caso Pompei. Guzzo scrive a Montezemolo
Il soprintendente archeologo di Pompei, Pietro Giovanni Guzzo, ha inviato una lettera al presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, invitandolo a collaborare per il rilancio del sito archeologico. Guzzo ricorda gli accordi con organismi privati, come la Compagnia di San Paolo e la fondazione Restoring Ancient Stabiae, e menziona la collaborazione con la Packard Humanities Institute, che ha permesso interventi di restauro agli scavi di Ercolano. I privati sono stati anche affidati servizi aggiuntivi come la biglietteria e il bookshop. Tuttavia, emerge che gli investimenti e le sponsorizzazioni più importanti non sono targate Italia, ma piuttosto gli industriali stranieri.
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