Caro Augias, la "scomparsa" degli archivi e delle biblioteche nel decreto di riforma del ministero per i Beni e le Attività culturali merita un cenno. Per risparmiare il posto del dirigente nell'apposito dipartimento (mentre si aumentano da 29 a 42 i posti in altri settori), archivi e biblioteche sono stati accorpati al "Dipartimento per le antichità e belle arti". Già i tagli di bilancio avevano costretto molti istituti a staccare perfino il telefono, ora sorge il sospetto che questa cancellazione preluda allo smantellamento di due amministrazioni che dalla costituzione dello Stato unitario hanno costruito un patrimonio di tradizioni e competenze nonché una rete nazionale di tutela e servizi. Lei dirà: ma intanto non si sta aumentando il decentramento amministrativo? No, anzi: la burocrazia statale s'è ulteriormente appesantita potenziando l'organo intermedio delle "sovrintendenze regionali alle antichità e belle arti" (che di regionale hanno solo il nome). Di questa riforma il governo ha discusso poco o nulla con gli esperti di settore, se si fosse fatto avrebbero capito che beni culturali cosi diversi richiedono competenze e impongono di conseguenza non solo distinte reti di istituti specializzati sul territorio, ma anche altrettanto specifici organismi di coordinamento e di indirizzo a livello superiore, come del resto è sempre stato. È una cosa ovvia, ma per farla capire a chi sta disegnando la riforma forse occorrerà una massiccia mobilitazione delle forze della cultura e dei media. Giorgetta Bonfiglio-Dosio Ordinario di Archivistica, Padova Corrado Augias c.augiasrepubblica.it SE CAPISCO bene, la riforma prevede questo putiferio di accorpamenti e di complicazioni per risparmiare un posto di dirigente. Sono al lavoro quelli che dovevano salvare lo Stato, bravi, applausi. Fuori d'ironia, nessuno sembra aver preso in considerazione che la salvaguardia e la buona tenuta degli archivi è un elemento fondamentale della memoria del Paese, quindi della nostra identità. Mandarli in rovina è delittuoso. D'altronde nell'intera materia dei beni culturali questo governo sta toccando limiti estremi, non si capisce bene se del dilettantismo o del cinismo. L'indecoroso emendamento Tarolli, ispirato da Tremonti, è stato messo da parte con voto determinante della Lega. Chiedeva alle sovrintendenze atti d'ufficio che quegli organismi non sono in grado di compiere, se non altro per endemica insufficienza d'organico. Bocciato per scrupolo culturale? Nemmeno per idea. La Lega ha votato contro per vendicarsi di Berlusconi che a Strasburgo aveva detto sì al mandato di cattura europeo. A questi miserabili giochi è affidata la sorte del nostro patrimonio. Come ha scritto con efficacia il professor Salvatore Settis, si vede bene che a questa gente dei beni culturali importa poco o niente, li domina il pensiero dei soldi, anzi di "una paccata di soldi", come li ha definiti, con eleganza, il sottosegretario Armosino. Li ispira la loro cultura (in senso antropologico) e anche il tentativo frenetico di poter abbassare almeno un po' le tasse per non sbugiardare te promesse elettorali del loro premier. Vorrei che di questi fatti si tenesse memoria e che qualcuno li ricordasse quando ci sarà la prossima ricorrente lagna sull'egemonia culturale della sinistra.
Lettere: I vandali degli archivi e i Beni della memoria
Il governo ha introdotto una riforma del ministero per i Beni e le Attività culturali che prevede l'accorpamento degli archivi e delle biblioteche al "Dipartimento per le antichità e belle arti". Questa misura è stata criticata per risparmiare il posto di un dirigente, ma gli esperti di settore sostengono che la burocrazia statale si è ulteriormente appesantita con la creazione di sovrintendenze regionali alle antichità e belle arti. La riforma è stata discusso poco con gli esperti, e gli archivi e le biblioteche richiedono competenze e reti di istituti specializzati sul territorio. La salvaguardia degli archivi è un elemento fondamentale della memoria del Paese e della sua identità.
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