Rilanciare gli Scavi di Pompei. Il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo un'idea ce l'ha: ha chiesto ieri un incontro al presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che nei giorni scorsi aveva auspicato un coinvolgimento dei privati nella gestione dei beni culturali italiani. Il faccia a faccia su questi temi tra l'archeologo e il capo degli industriali italiani sarebbe utile, come scrive lo stesso Guzzo, «per individuare ed affrontare insieme i temi e le modalità per un rilancio di Pompei, anche in collaborazione con il settore privato e produttivo del Paese». Nella missiva viene messa in risalto, inoltre, l'autonomia di cui gode la Soprintendenza di Pompei, che già permette la collaborazione pubblico-privato. Dopo queste incoraggianti premesse, non si fa attendere la risposta di Montezemolo, che in serata dichiara al «Corriere del Mezzogiorno» la propria disponibilità: «Incontrerò Guzzo quando e come vuole. Mi sembra un passo importante, siamo disponibili a collabo-rare, la sinergia tra pubblico e privato per la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale è un obiettivo prioritario. E, per quanto ci riguarda, cominciare da Pompei è prestigioso trattandosi di uno dei monumenti più noti del mondo». Ieri sera, però, la «bomba-Pompei» è di nuovo esplosa. A innescarla, su La 7, è stata la puntata di «Exit» la trasmissione condotta con abilità e spregiudicatezza da Ilaria D'Amico. Il titolo era da pugno in faccia: «Le rovine in rovina» e a rimestare nel grande contenitore degli Scavi è stato un provocatore di eccezione, Vittorio Sgarbi, che ha salvato solo il soprintendente Guzzio e se l'è presa con le varie anime della cittadella archeologica e, soprattutto, con il Comune e la Regione. In studio, a difendersi, l'assessore regionale al turismo Marco Di Lello che ha rintuzzato le accuse ma non ha potuto nascondere gli enormi problemi di gestione del territorio degli scavi. E le enormi disfunzioni dei servizi, a cominciare dalle guide senza regolare autorizzazione, dai servizi ridotti in condizioni disastrose soprattutto i bagni e dalla misera ricettività alberghiera. Ilaria D'Amico è andata in goal citando il dato agghiacciante di una indagine condotta dalla Merryll e Lindi: Pompei sfrutta appena il 5 per cento del suo enorme potenziale turistico e culturale. «Assessore», ha chiesto la conduttrice. «può dare una risposta esauriente a questa domanda: Pompei potrebbe essere una miniera d'oro, perché è invece un pozzo di guai»? Di Lello ha risposto che non tutto è così marcio come si dice: «Il numero dei visitatori, nonostante i disservizi, è in continuo aumento e quest'anno si arriverà a oltre 2 milioni e 600miìa. La scarsa ricettività dipende dal fatto che non si vogliono costruire mega strutture alberghiere e che, quindi, bisogna solo migliorare le piccole aziende che già ci sono. Siamo intervenuti su otto alberghi, possiamo e dobbiamo fare di più». Di Lello ha anche detto che l'indotto pompeiano non si esaurisce sul territorio di Pompei, ma si estende alla penisola sorrentina. «Il turismo sorrentino vive anche grazie al Santuario e agli scavi ma di questo nessuno tiene conto. Si può fare di più e la Regione si impegna a tenere nel giusto conto le richieste della Soprintendenza, ma sempre nel rispetto dell'autonomia delle altre istituzioni e in particolar modo del Comune». Le arringhe difensive dell'assessore e del Soprintendente, però, si sono scontrate con la veemenza delle accuse. È' stato proposto, tra l'altro, anche di inviare l'esercito per porre un argine alla flagrante illegalità e, infine, sono state tirate in ballo due questioni importanti: la mancata ristrutturazione dell'albergo del Santuario e le polemiche sul Parco di Pompei che ha snaturato la sua vocazione culturale e turistica per diventare un contenitore di progetti per il fast food. Ma torniamo al dialogo avviato tra Guzzo e Montezemolo. Le condizioni per consentire la collaborazione ci sono, ha detto il Soprintendente. «Da dieci anni, con la legge 352, la Soprintendenza di Pompei gode di uno statuto speciale di autonomia finanziaria ed organizzativa spiega ancora il soprintendente dell'area archeologica più importante al mondo . À partire da quella data si è accresciuta la nostra attenzione verso la collaborazione con organismi privati, non solo nazionali. Sarà sufficiente ricordare gli accordi con la Compagnia di San Paolo, la Autostrade Meridionali, i contratti di sponsorizzazione con il Packard Humanities Institute e la fondazione Restoring Ancient Stabiae». «Mi auguro conclude Guzzo nella sua lettera che si possa realizzare l'incontro proposto per concretamente agire per un più incisivo e coordinato sviluppo non solo dell'area archeologica, ma anche del territorio circostante». L'apertura di Montezemolo in risposta dell'eminente studioso, rende felice Di Lello. «Come Regione siamo pronti a perseguire la strada pubblico-privata. Resta da superare l'ultimo ostacolo: ottenere l'ok del ministero. L'intervento di Confindustria continua non può che aiutarci a smuovere le acque per raggiungere l'obiettivo».
Lo sfascio di Pompei
Il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo ha chiesto un incontro al presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, per discutere di un rilancio degli Scavi di Pompei. Guzzo ha sottolineato l'autonomia della Soprintendenza di Pompei e la possibilità di collaborazione pubblico-privata. Montezemolo ha espresso la sua disponibilità a collaborare e ha detto che la sinergia tra pubblico e privato per la gestione e la valorizzazione del patrimonio culturale è un obiettivo prioritario.
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