L'immagine che colpisce di più è una gigantografia del Bel Paese Che gli allestitori hanno steso come un dazebao lungo la parete più grande: una foto scattata dal satellite su cui le macchie rosse evidenziano gli addensamenti edilizi, inten-sissimi lungo tutte le coste e attorno alle aree metropolitane, a pelle di leopardo su colline, pianure e rilievi. La mostra Atlante Italia, seconda puntata di un ciclo di ricognizione promosso dalla Direzione Architettura delle Belle Arti, inaugurata ieri dal ministro Francesco Rutelli -e in scena fino al 18 novembre al Maxxi di via Guido Reni (ingresso gratuito) -, ha voluto riassumere così il grido d'allarme sui pericoli che minacciano il nostro paesaggio, ribadito dalle cifre di una ricerca del Cresme: 12 milioni di edifici che gravano su un territorio di appena 300.000 chilometri quadrati e un tasso di espansione edilizia in costante rialzo, Un prologo più inquietante e corposo del racconto a frammenti affidato dal copione a 15 fotografi di grido, sguinzagliati a documentare su cinque diversi filoni le insidie e le trasformazioni nel panorama che ci circonda: l'impronta del mercato immobiliare, l'abusivismo, l'usura e l'invasione del turismo di massa, le tracce d'abbandono e degrado che costellano molte zone e infine il fascino e la bellezza che comunque la storia e il talento artistico degli italiani hanno seminato ovunque. Già, la bellezza. Un richiamo che probabilmente ha offuscato lo sguardo di molti fotografi, troppo compresi nel loro ruolo di autori, per respingere la tentazione di dar prova di sé con immagini patinate e addomesticate da controluce e pe-nombre. Succede così che lo spettacolo stridente di non-luo-ghi e spazi di risulta tra Venezia e Ravenna attraversato da Fabio Ponzio si fissi in cinque fascinose vedute in bianco e nero, che sembrano uscire da un album dei ricordi. Che spedito sul litorale di Ostia l'inglese David Farrell si cavi d'impaccio stampando sequenze di carreggiate increspate da buche e fenditure. Che l'altoatesino Walter Niedermayer riassuma la violenta sfida al paesaggio lungo la catena delle Dolomiti, immortalando figurine colorate di turisti sparpagliati tra pietraie e nevai. Certo, c'è anche chi raccoglie davvero la sfida. Gridano vendetta gli abusi e gli innesti di degrado che Valerio Berruti ha registrato in Sicilia. Le tante ferite, case, supermer-cati, impianti e officine mostruose, che Andrea Abati ha registrato tra pieghe d'incanto del paesaggio toscano.