GLI SPACCHETTAMENTI. II Consiglio di Stato e Montecitorio hanno chiesto di unificare la direzione del personale e quella del bilancio Non è stato un cammino facile quello del regolamento di riorganizzazione dei Beni culturali. Dopo il Consiglio di Stato, anche la commissione Cultura della Camera ha avanzato significativi rilievi, mentre quella del Senato ha sostanzialmente apprezzato la nuova architettura del dicastero. Il provvedimento di riassetto dei Beni culturali è il primo, dei sei all'esame del Parlamento, ad aver ricevuto il parere delle commissioni competenti di entrambi i rami. L'iter non si è completato perché ancora manca - in particolare a Palazzo Madama, dove la Finanziaria tiene banco - l'esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio. Prima di approdare in Parlamento, il regolamento dei Beni culturali ha dovuto fare la spola con il Consiglio di Stato. Al di là dei rilievi che hanno interessato tutti i dieci provvedimenti di riassetto finora sottoposti a Palazzo Spada e che hanno riguardato la necessità di provvedere, con lo stesso regolamento, alla riorganizzazione non solo degli uffici dirigenziali ma anche di quelli non dirigenziali, lo schema messo a punto dai Beni culturali ha visto subordinare il via libera all'adempimento, da parte del ministero, di alcune condizioni. I giudici, infatti, hanno sposato in pieno le valutazioni del Consiglio superiore dei beni culturali, che chiedeva di unificare o ripristinare alcune direzioni generali: il cinema con lo spettacolo dal vivo, ibeni storico-artistici con quelli etnoan-tropologici, i beni architettonici con il paesaggio. Tuttavia si tratta - hanno spiegato i magistrati amministrativi - di osservazioni rimesse alla «oculata ponderazione» del ministero, che deve valutare «l'opportunità di seguire i suggerimenti del Consiglio superiore, tenendo nel dovuto conto l'autorevolezza dei suoi membri». Non così, invece, per quanto riguarda l'auspicata (da parte sia del Consiglio superiore sia dei giudici) unificazione della direzione generale dell'organizzazione e del personale con quella del bilancio. In tal caso, infatti, lo spacchet-tamento delle due direzioni va in senso contrario a quanto previsto dalla Finanziaria per il 2007, «che impone -ha affermato il Consiglio di Stato - la gestione unitaria del personale e dei servizi comuni». La riunificazione diventa, pertanto, condizione per poter incassare il parere favorevole di Palazzo Spada. Di tale rilievo si trova traccia anche nell'intervento di Pietro Folena (Rifondazione comunista), presidente della commissione Cultura della Camera e relatore del regolamento, che ha parlato di provvedimento «lacunoso e contraddit-torio. Da un lato, infatti, sembrano esservi accorpamenti a volte non giustificabili; dall'altro presenta duplicazioni o scorpori altrettanto difficili da comprendere». Le perplessità del relatore sono poi rimaste, seppure un po' sfumate, nel parere votato dalla commissione mercoledì scorso. Meno travagliato il passaggio al Senato, dove più che rilievi, sono state espresse raccomandazioni ed è stata giudicata con favore l'attribuzione di una speciale autonomia alle biblioteche nazionali centrali di Roma e Firenze (modifica apprezzata alla Camera anche da Folena). Una «particolare preouccupazione», tuttavia, i senatori della commissione Istruzione, che si sono espressi il 4 ottobre, ce l'hanno: quella per la soppressione della direzione generale per il patrimonio storico, artistico ed et-noantropologico. Così come hanno ravvisato «l'esigenza di una ulteriore riflessione sulle competenze della direzione generale per i beni librari».
Riorganizzazione. Beni culturali: via libera condizionato
Il Consiglio di Stato e Montecitorio hanno chiesto di unificare la direzione del personale e quella del bilancio dei Beni culturali. Il regolamento di riorganizzazione dei Beni culturali è stato sottoposto al Parlamento, ma non è stato ancora approvato. Il Consiglio superiore dei beni culturali ha chiesto di unificare o ripristinare alcune direzioni generali, come il cinema con lo spettacolo dal vivo e i beni architettonici con il paesaggio. I giudici hanno anche espresso preoccupazioni sulla duplicazione di funzioni e sulla necessità di unificare la direzione generale dell'organizzazione e del personale con quella del bilancio. Il provvedimento è stato criticato per essere lacunoso e contraddittorio.
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