ROMA Blocco delle gare d'appalto, integrazione dei servizi come parte fondamentale della valorizzazione di un sito e beni culturali come leva economica per il Paese. Queste le richieste che il presidente di Confcultura, Patrizia Sproni, fa al Governo per rimettere in moto le aziende che forniscono servizi aggiuntivi ai siti culturali. Cosa pensa dell'articolo, inserito nel decreto-legge che accompagna la Finanziaria, che riguarda la razionalizzazione dei servizi aggiuntivi relativi ai beni culturali? È sicuramente un passo avanti rispetto alla normativa applicata finora. Ma resta una norma ambigua se non seguirà presto un regolamento specifico che detti le linee guida. Le sovrintendenze hanno bisogno di norme specifiche da applicare, e allo stesso modo gli uffici periferici necessitano di direttive chiare. Proprio per questo, Confcultura ha fatto un esposto presso l'Autorità di garanzia contro le gare indette nei mesi passati: sono gare impossibili da sostenere, che creano grossi problemi ad una gestione efficiente dei musei. Il ministero dei Beni culturali dovrà intervenire con un decreto entro il prossimo 28 febbraio, per chiarire la disciplina da applicare in questi casi. Esatto, ma noi chiediamo che intanto le gare d'appalto vengano bloccate. È impensabile che un'impresa si aggiudichi un servizio per i prossimi anni e poi la disciplina cambi. Inoltre vogliamo che per il futuro e i siano bandi che prevedano servizi integrati e regole più precise. Quali dovrebbero essere queste regole? L'impresa dovrebbe poter presentare un progetto di valorizzazione del museo con relativo conto economico. Inoltre i servizi sono parte integrante della valorizzazione del sito: puoi avere il museo più bello del mondo, ma se non c'è una biglietteria o un punto informazioni, quel sito culturale non sarà fruibile da parte del pubblico. Molti imprenditori sono delusi dall'esperienza delle concessioni. Come si può risolvere questa situazione? C'è bisogno di un cambiamento di mentalità: è necessario concepire i musei e i siti culturali come leva economica per il Paese, perché è anche da qui che passa lo sviluppo. E bisogna affidare la gestione di questi siti ai privati, dato che lo Stato non ha più le risorse per farlo. È giusto che la tutela e la conservazione dei beni culturali rimanga nelle mani delle sovrintendenze statali, ma la gestione integrata dovrebbe essere affidata alle aziende private.
INTERVISTA Patrizia Sproni Presidente di Confcultura. Nella gestione più spazi ai privati
Il presidente di Confcultura, Patrizia Sproni, ha richiesto al Governo di rimettere in moto le aziende che forniscono servizi aggiuntivi ai siti culturali, come la gestione di musei e siti culturali. Sproni ha criticato l'articolo dell'articolo del decreto-legge che accompagna la Finanziaria, che riguarda la razionalizzazione dei servizi aggiuntivi relativi ai beni culturali. La norma è considerata ambigua e non specifica le linee guida per la gestione dei siti culturali. Confcultura ha fatto un esposto presso l'Autorità di garanzia contro le gare indette nei mesi passati, che sono considerate impossibili da sostenere.
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