È palazzo Capranica a dare un senso a largo del Teatro Valle. Asimmetrico rispetto alla facciata di Sant'Andrea, sembra quasi farsi da parte, orgoglioso e schivo. Dall'altra parte, proprio sopra al teatro di famiglia, che solo nel 1968 venne ceduto all'Eti, una finestra restituisce il miracolo della lanterna borrominiana di Sant'Ivo alla Sapienza. Palazzo Capranica è una delle quarantamila «dimore storiche» italiane, edifici che si portano dentro secoli di storia, affidati alla cura e alla responsabilità dei proprietari. Spesso, ma non sempre, si tratta di discendenti delle famiglie che quei palazzi, o ville, o castelli, seppero costruire. Aldo Pezzana Capranica del Grillo è il presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane e tiene a precisarlo: «Molti pensano che la nostra sia un'associazione di nobili. Ce ne sono molti, è vero, che hanno mantenuto con volontà ed orgoglio il patrimonio delle loro famiglie. Ma altri hanno comprato solo di recente. Ci unisce un solo discrimine, l'amore per questi beni. Anzi - precisa - si può dire che la nostra Associazione difende le Dimore storiche, qualche volta anche contro i loro stessi proprietari». Aldo Pezzana è un uomo di legge, per anni consigliere di Stato e docente di Diritto pubblico. Da pochi giorni è stato rieletto, per la terza volta, alla Presidenza dell'Associazione. «I privati svolgono un ruolo fondamentale per la conservazione del patrimonio culturale italiano. E non solo - rivendica -perché sono tenuti alla manutenzione e ovviamente interessati a valorizzare questi beni, ma perché la loro capacità di gestione non è sostituibile. In realtà svolgiamo una funzione pubblica». Dovendo gestire un rapporto continuo con le istituzioni e la politica l'Associazione è sempre stata molto attenta a tenere un profilo neutro. «Col ministro Francesco Rutelli c'è un buon rapporto - spiega Aldo Pezzana - quando era sindaco di Roma raccolse e rilanciò una nostra proposta per la ristrutturazione delle facciate. Certo, non possiamo tacere che la spesa per i beni culturali è sempre stata Cenerentola in Italia, con una indifferenza che ha attraversato diverse epoche». Con lo Stato, primo interlocutore, e con gli enti locali, sono molte le possibilità di incontro da costruire: è uno degli obiettivi dell'Associazione che oltre a favorire le aperture al pubblico e organizzare convegni, si rende conto di maneggiare una «importante leva economica». «Da anni proponiamo "aperture" straordinarie delle nostre dimore, ma queste non sono sempre possibili e da sole non bastano. I nostri edifici sono di per sé una attrattiva turistica non solo a Roma, che ha un patrimonio immenso da offrire, ma ancora di più in aree dove non c'è molto altro. In più il nostro continuo e incessante lavoro di manutenzione contribuisce a mantenere un artigiana-to di qualità che è invidiato in tutto il mondo». È il grande patrimonio dei «musei invisibili» che cercano un riconoscimento pubblico da affiancare ai tanti obblighi stabiliti dai vincoli: «Rispettiamo una grande quantità di doveri - conclude Aldo Pezzana - ogni nostro intervento è sottoposto al parere delle Soprintendenze, ogni lavoro deve essere coerente con la natura dell'edificio, ogni manutenzione deve rispettare precisi standard. A tutti questi doveri pensiamo che vada affiancato anche l'orgoglio per un patrimonio che rende l'Italia un paese unico al mondo». Davanti allo studio di Aldo Pezzana, nei corridoi di Palazzo Capranica, il «Nudo con flauto», forse una delle tele più affascinanti dipinte intorno al 1868 da Giorgio Capranica del Grillo, con una giovane ninfa dalle forme classicheggianti in un bosco mitologico. Il suo sguardo è quasi un saluto, degno di un «Museo invisibile».