Dopo la proposta del presidente di Confindustria gli albergatori insorgono: prima di parlare venga a vedere «Prima di parlare di Pompei Montezemolo venga a visitare la città. Ci fa piacere che il presidente di Confindustria si interessi a noi, citandoci spesso, ma con certe affermazioni dimostra di non sapere di che cosa parla». Rosita Matrone, presidente dell'associazione albergatori di Pompei, si dice indignata per quella frase riportata l'altro giorno al convegno sui vent'anni della Consulta per i beni culturali di Torino. Parlando di un «importante ex premier» venuto in visita a Pompei, il numero uno degli industriali ha riferito che il politico «era stupito per quanto aveva visto intorno agli scavi. Non un albergo, non un negozio: erbacce e carta». Parole come sassate per la rappresentante degli operatori dell'accoglienza pompeiana, che sbotta: «Abbiamo 25 alberghi (quattro sono a quattro stelle), 200 negozi, le aiuole sono curate e il centro è una bomboniera». L'imprenditrice rilancia: «Se non abbiamo abbastanza posti letto né hotel extralusso è solo per colpa dei vincoli imposti dalla soprintendenza. Da vent'anni aspettiamo le autorizzazioni per i nuovi insediamenti. Sul nostro territorio ci sono gli scavi e il santuario, siamo patrimonio Unesco e abbiamo bisogno di accogliere». Matrone commenta la proposta di Montezemolo di affidare la gestione di Pompei ai privati per rilanciare anche l'indotto turistico. «Non è questione di pubblico o privato - osserva - le istituzioni hanno tutte le possibilità di intervenire. Questa situazione straordinaria richiede leggi speciali varate direttamente dal governo: non possiamo farci strozzare dai vincoli». È una proposta che ciclicamente ritorna, quella dell'affidamento della gestione dei beni culturali ai privati. E che ciclicamente fa discutere, soprattutto quando l'idea riguarda Pompei. Lo Stato farebbe meglio a fare un passo indietro, come hanno detto Montezemolo e prima di lui altri imprenditori? Antonio De Simone, neonominato ma non ancora insediato city manager dell'area archeologica commenta a caldo: «Beato il presidente di Confindustria che ha le idee così chiare». Ma poi spiega, precisando che lo fa per ora solo da osservatore esterno: «Tante cose a Pompei vanno migliorate: occorre un impegno programmatico per il restauro continuo e diffuso». Con quali soldi? «Interventi sistematici di pulizia e spolveratura possono essere eseguiti senza spese aggiuntive dal personale dipendente». Del resto, quello della mancanza di fondi è un altro tormentone ricorrente. Ma quando a Pompei furono sottratti trenta milioni di euro perché non erano stati spesi tutti caddero dalle nuvole. Sul tema della gestione interviene anche la presidente della sezione turismo dell'Unione industriali di Napoli Teresa Naldi: «Credo nella concertazione tra pubblico e privato. E sono convinta, anzi, che occorra la volontà politica di promuovere la riqualificazione». Intanto, Pompei si vende più da sola, per la forza del suo patrimonio, che non grazie a promozione e macchina dell'accoglienza. «Lo stesso problema di Napoli, che ha scarsa fruibilità. Invece di spendere soldi per eventi che fanno immagine ma non turismo, come la Festa di Piedigrotta, il pubblico dovrebbe puntare su servizi, sicurezza, igiene, infrastrutture». «Da tempo siamo pronti ad attuare il piano per la gestione del patrimonio con il coinvolgimento dei privati - spiega l'assessore regionale al Turismo e ai Beni culturali Marco Di Lello - aspettiamo soltanto la firma di Rutelli». Quanto ai vincoli, è vero che pesano però non mancano buone possibilità di ampliare l'offerta, per esempio rilanciando ex Seminario ed ex hotel Rosario». Ma i tempi sono biblici.