Pompei, duemila anni, due milioni e mezzo di visitatori ogni anno, centinaia di approfittatori intorno. La puntata di Exit - il programma di Ilaria D'Amico trasmesso da La7 - dedicata alla cittadina campana (domani, alle ore 21) offre una visione spietata della realtà che circonda il sito archeologico più visitato al mondo. Guide abusive che si spacciano per archeologi e chiedono tariffe esorbitanti per una visita, fino a 150 euro, a nero, custodi che si offrono come guide per 50, e il sindaco che dichiara ai microfoni della giornalista: «È colpa del turista che non conosce le tariffe ufficiali». Il famoso Lupanare, affreschi mirabili e delicati, nel quale dovrebbero entrare solo dieci persone per volta ed è vietato l'uso del flash, è un carnaio con quaranta persone e s'abbaglia di lampi. Il sistema di controllo con cellule fotoelettriche? «Abbiamo trovato il filo tagliato», dice il soprintendente Guzzo. I bagni, pubblici, (solo 6 tazze per circa seimila visitatori al giorno), sono stati abusivamente privatizzati, 0,50 euro il costo di una pipì. Affianco alla Villa dei Misteri un ristorante abusivo che non s'è mai riusciti a far sloggiare: il gestore ha vinto la causa perché la struttura non è in cemento. A scavi chiusi, la Villa diviene, di notte, luogo d'incontro per scambisti (di coppie). I camping, i residence nei paraggi sono alberghi a ore, 25 euro per un'ora di piacere. Non solo scavi, Pompei è anche meta di turismo religioso per il santuario della Madonna del Rosario: sei milioni di visitatori ogni anno e solo mille posti letto. Cinque alberghi chiusi e il Parco Maria, che sarebbe dovuto essere polo alberghiero, è stato invece convertito in residenziale: le indagini dell'antimafia hanno accertato pesanti interessi dei clan camorristici. Forse Bassolino non lo sa, ma l'accordo firmato nel giugno scorso per destinare l'area dove sorgeva la Tecnotubi in un villaggio cultural-virtuale nel quale ricostruire l'età romana, 90 milioni di euro di cui 36 dalla comunità europea, diventerà invece uno spaccio di pizze e mozzarella. Intanto le rovine romane cadono a pezzi, occorrerebbero 250 milioni di euro, in dieci anni, per la sua manutenzione; e una bell'aiuto, si fa per dire, glielo ha dato nel febbraio 2006 l'ex ministro MiBac Buttiglione, quando ha tagliato 30 milioni di euro destinati al recupero dell'area archeologica per destinarli, su consiglio dell'ex capo dipartimento Giacomazzi, a 44 tra chiese, parrocchie, canoniche: orticelli, insomma.